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Migone, nefrologo di fama mondiale

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Pier Paolo Mendogni

Come medico, nefrologo di fama mondiale, Luigi Migone (1912-2002) l’hanno conosciuto e stimato tutti, ma solo chi gli è stato vicino ha avuto la  straordinaria opportunità di poterlo apprezzare come persona di raffinata cultura, di rara sensibilità umana, profondamente impegnata nel ruolo di clinico, ricercatore e docente: e tutto in una visione cristiana di servizio a favore del prossimo, del malato visto nella sua complessità di uomo.  Una figura splendida, quella di Migone, che emerge con possente rilievo nelle pagine che i suoi allievi - tutti prestigiosi cattedratici - gli hanno dedicato in un agile volumetto intitolato «Luigi Migone Scienziato e Maestro nel ricordo degli allievi», coordinato da Alberico Borghetti e stampato da Silva Editore.
Sette brevi quanto intensi profili, tracciati sull'onda emotiva delle esperienze personali; sette sfaccettature di un unico prisma che rifulge in una complessità che ha però una solida matrice unificante: quella etica, professionale e umana, saldamente radicata in un’immensa fede cristiana. 
Le testimonianze sono di Innocente Franchini, Alberico Borghetti, Vittorio E. Andreucci, Rosario Maiorca, Franco Pecchini, Giancarlo Carrara, Almerico Novarini, precedute da  un’introduzione di Leonardo Farinelli - che ha promosso nel 2007 un incontro sul Maestro nella Biblioteca Palatina - e da un intervento di Gianfranco Beltrami sull'attività del professor Migone come rotariano dal 1960, presidente del Rotary Parma nell’anno 1964-65 e insignito del Paul Harris Yellow, la massima onorificenza del Club.
L'aspetto del clinico d’avanguardia è stato illustrato da Alberico Borghetti che ha sottolineato come «il fondamento etico alla base della sua opera abbia lasciato un segno profondo così come la scelta, come clinico, della riproposizione metodologica e di confronto nella visione unitaria del malato: scelta che risulterà sempre più importante nell’evitare i difetti della settorializzazione».
L’impegno di unire l'impostazione fisiologica alla clinica «risultava fondamentale nel campo che sarà suo precipuo di ricerca e applicazione, la nefrologia». Tale impostazione l’ha portato a studi incisivi e all’avanguardia, impostando poi originali ricerche sui primi diuretici. Ha fondato a Parma nel 1957 la Società Italiana di Nefrologia, diventandone più tardi presidente onorario, e ha ricoperto ruoli di alta responsabilità nella Società Internazionale di Nefrologia. Ha mandato i suoi allievi all’estero nei più avanzati laboratori di ricerca per potere usare qui le tecniche d’avanguardia.E' stato uno dei primi ad affrontare le problematiche del trattamento dialitico extracorporeo in collaborazione con le più importanti scuole europee e statunitensi e ha creato a Parma un Centro operativo clinico e di ricerca riconosciuto internazionalmente.
Ha stimolato i suoi allievi a proseguire in importanti ricerche; col raccordo tra immuno-patologia e genetica ha portato alla formazione di una Scuola universitaria di Genetica medica di alto prestigio così come ha dato inizio allo sviluppo dello studio delle malattie del Lavoro e della Prevenzione. Il suo continuo riferimento alla Clinica medica e alla Medicina Interna si è riverberato nei suoi allievi nella responsabilità e guida di discipline internistiche ospedaliere e universitarie. L’impostazione della sua opera dà ancora frutti fecondi.
La commovente testimonianza di Giancarlo Carrara sugli ultimi mesi di vita del Maestro ne sublima la grandezza umana e spirituale. Sentendosi mancare le forze ricorda «il cammino in quella valle oscura di cui parla il Salmista, pur aperto all’orizzonte verso la Fede», ma aggiunge «l'attesa può diventare estenuante non tanto della morte, quanto delle sofferenze che la precedono e l’accompagnano come un morire  vivendo». E conclude: «Solo al Signore posso affidarmi, sono nelle sue mani». Maestro nella vita e nella morte".

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