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FOTOGRAFIA

Cibo, immagini d'autore sull'oro della nostra terra

Gli scatti di Francesco Maria Colombo raccontano la varie produzioni della Food Valley

Cibo, immagini d'autore sull'oro della nostra terra
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«Gli Ori di Parma» la mostra fotografica di Francesco Maria Colombo racconta i luoghi della produzione del cibo. L’esposizione, visibile a Palazzo Pigorini fino al 17 luglio e dal 2 al 25 settembre, organizzata dall’Università degli Studi con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Parma e curata da Gloria Bianchino, offre un ampio excursus dentro le fasi cruciali del processo di creazione e conservazione del cibo. Il fotografo per mesi è entrato nelle fabbriche, ha seguito le diverse fasi della produzione, ha colto il dialogo fra uomo e macchina e ha fotografato tutto questo con un occhio nuovo, componendo poi la sequenza delle immagini secondo un vero e proprio racconto e creando per ogni luogo una storia.
Storie uniche quelle fissate dall’obiettivo della macchina fotografica che danno testimonianza del processo che porta alla produzione delle forme del Parmigiano Reggiano, diverso da quello delle conserve di pomodoro, degli insaccati ed ancora delle acciughe, dei prosciutti, di quei prodotti tutti che sono «Gli Ori di Parma». Ne sono risultate fotografie molto diverse fra loro, secondo il percorso delle diverse produzioni, destinate a divenire storia visivamente narrata secondo una sequenza dove si incontrano luoghi e cose, uomini e azioni che il fotografo ha definito con duttilità utilizzando una impostazione di ripresa capace di uscire dagli schemi più ovvi che la tradizione di immagine suggerisce. E per meglio comprendere questa diversità d’azione può essere indicativa la vicenda personale di Francesco Maria Colombo, duttile nelle arti e non solo nella fotografia, con tre libri fotografici pubblicati alle spalle. Colombo è, infatti, apprezzato direttore d’orchestra sia per la musica lirica che sinfonica, in tutto il mondo, ed è autore e conduttore del programma televisivo Papillons , trasmesso su Sky. Un mondo di creatività il suo nel quale si può ritrovare l’originalità dell’idea, la ricerca del taglio fotografico, ideato per questa storia e teso a creare racconti diversi secondo i temi specifici trattati là dove la lavorazione del prosciutto nulla ha da spartire con quella della pasta e questa diversità vale anche per le altre produzioni. Le foto passano dal bianco e nero al colore secondo una ben precisa volontà narrativa così da evidenziare i contrasti di luce che di volta in volta è diversa poiché vuol essere cronaca del luogo, del gesto, del vissuto, dell’oggetto fissato, nel materiale che passa da materia grezza a prodotto finito. Non è un caso che dei personaggi qui rappresentati Colombo cerchi le espressioni, il gesto, un ammiccare diretto, uno sguardo, un mezzo sorriso mentre l’obiettivo si rivolge al racconto più complesso creando un documento sul lavoro e sulla fatica del lavoro. Ma non basta, come delinea Gloria Bianchino nel testo in catalogo, edito da Skira. Le foto di Colombo, infatti, suggeriscono che la tradizione di un mito del cibo fatto in famiglia non risponde al vero perché il cibo si produce negli spazi protetti, garantiti delle fabbriche, si modella attraverso un sistema complesso di macchine ed entro spazi lontanissimi dal mondo delle origini di questi stessi prodotti. Far vedere la presenza dei lavoratori, mostrarne i gesti, a volte i sorrisi, la partecipazione, è il segno di una trasformazione del modo di considerare la fabbrica del cibo. Ma le foto di Colombo hanno anche un’altra peculiarità perché senza l’alternarsi del quasi monocromo al colore, senza il racconto del movimento usando i tempi lenti e le forme bloccate riprese coi tempi veloci, senza tutto questo le immagini sarebbero banali, senza storia. E forse sta proprio in queste considerazioni il segreto dell’autore che ha interrotto una tradizione di immagine della fabbrica; per lui le macchine non sono un mito, la potenza delle macchine non va esaltata, semmai sono i gesti dei protagonisti a proporci il loro racconto del cibo.

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