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Ragazzi orfani, Certosa amica

Ragazzi orfani, Certosa amica
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C'è una pagina della storia di Parma che pochi conoscono, perché affidata solo ai ricordi di chi l’ha vissuta; come Francesco Ranieri, poeta e pittore, nato a Taranto, ma parmigiano d’adozione. «Avevo compiuto da poco dieci anni quando fui costretto a salire su un treno che sempre più velocemente si allontanava dalla stazione di Taranto», racconta nel suo libro «I ragazzi della Certosa» pubblicato da Edizioni Magna Grecia, con la prefazione di Giuseppe Marchetti. Era il 13 gennaio del 1947 e il treno lo avrebbe portato verso quella che all’epoca era la «Casa di rieducazione Raffaele Lambruschini Certosa Parma».
Dopo essere stata un carcere minorile, la Certosa nel dopoguerra ha rappresentato la salvezza per molti ragazzi. Anche per Ranieri. «Ero orfano - ricorda -, i nonni erano molto poveri e per la mia sopravvivenza furono costretti ad allontanarmi. Trovarono un posto per me proprio alla casa di rieducazione». E' una pagina importante della storia della Certosa - e di Parma - quella che rivive, nel libro, grazie ai ricordi di Ranieri: «Il mio primo impatto con Parma avvenne alla stazione - racconta -; arrivai vestito solo di una maglietta di lana, calzoncini sorretti con lo spago e un paio di scarpe bucate. Una donna mi vide e ordinò ai Carabinieri che mi accompagnavano di coprirmi, e così uno di loro mi avvolse nel suo mantello. Fu un impatto tenero, che mi dimostrò quanto i parmigiani potessero essere generosi e solidali». A quell'epoca, in effetti, molti si prodigarono per i piccoli della Certosa: «Chi faceva donazioni - racconta -, chi ci ospitava per un pomeriggio, chi ci portava in gita». «All’inizio la città ci guardava con sospetto - spiega Ranieri -: la Certosa era ricordata come riformatorio e molti temevano che fossimo piccoli delinquenti. Fu Padre Marcello Spoletini, che in quegli anni gestiva l’istituto con altri parroci benedettini, a darci la possibilità di farci conoscere ai parmigiani». E lo fece dando vita ad un giornalino, «I ragazzi della Certosa», appunto, e alla banda musicale, che si presentava alla città in occasione di feste e sagre, eseguendo le arie più celebri di Giuseppe Verdi. Il definitivo sodalizio con la città avvenne proprio grazie al «Va' pensiero»: «Nel 1951 - continua Ranieri - suonammo il coro del Nabucco durante un concerto in piazza Garibaldi. I parmigiani cantarono con noi, e alla fine ci abbracciamo tutti commossi». Ranieri è rimasto alla Certosa dieci anni; dopo il militare è rientrato a Taranto dove però ha deciso di non fermarsi: «Volevo tornare a Parma - confessa -, la città che mi aveva preso il cuore». Diventato capo area nel settore commerciale della Parmalat, si è costruito una famiglia e ancora oggi vive in città. «Nessuno a Parma aveva mai cercato di ricostruire la storia di quella Casa di Rieducazione Minorile, di entrare nella storia di quelle sofferenze, di un angolo famoso della nostra città», scrive Caggiati nell’introduzione del libro di Ranieri. «Ci testimoni - continua - che anche un riformatorio può far crescere speranze di vita e di futuro». Il volume sarà presentato giovedì, alle 18, nella sede della «Famija Pramzana».
I ragazzi della Certosa - Edizioni Magna Graecia, pag. 125,12,00

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  • COSTANTINO

    09 Giugno @ 12.41

    Ho avuto il piacere di averlo conosciuto nei sui relax estivi in puglia, oltre che professionalmente parlando è un grande poeta e pittore, per me è un grande uomo e una gran bella persona, approfitto per salutare tutta la sua famiglia!!! grande.

    Rispondi

  • massimo

    09 Giugno @ 09.12

    Finalmente un romanzo di Parma ma specialmente "PER" Parma. Grazie Ranieri

    Rispondi

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