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Cattedrale ancora più antica

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Le origini della Cattedrale di Parma, prezioso scrigno di arte e di storia, continuano ad essere oggetto di studi che talvolta mettono in seria discussione quanto è stato scritto in precedenza, sovvertendo anche tesi a lungo e autorevolmente sostenute. E’ il caso dell’ultima approfondita ricerca del tedesco Manfred Luchterhandt pubblicata nel volume «Die Kathedrale von Parma», che verrà presentato - per iniziativa del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università e della Curia - domani alle  17 nel salone del Vescovo del Palazzo Vescovile da monsignor Giulio Ranieri e da Roberto Greci,  Saverio Lomartire e Carlo Tosco che dialogheranno con l’autore; moderatore Arturo Calzona: un confronto di notevole interesse per l’alta competenza dei protagonisti. Il medievista tedesco, infatti, riparte da zero e ripropone, sulla base di raffronti stilistici, un «nuovo» percorso costruttivo del Duomo il cui inizio viene fatto risalire al periodo del vescovo Ugo (1027-1044) diversamente dalla maggioranza degli studiosi che fa riferimento all’episcopato di Cadalo (1044-1072) e, recentemente, anche all’ultimo decennio del secolo; solo Alfredo Bianchi e Mario Mazza nel terzo volume della «Basilica Cattedrale di Parma» ne avevano posto l’inizio nella prima metà dell’XI secolo. Secondo Luchterhandt, osservando le monofore tamponate che si trovano nella parte inferiore delle absidi, si nota come queste presentino una decorazione che difficilmente può essere ascritta al XII secolo: a questa ultima datazione si oppongono altri particolari elementi quali la strana forma quasi a croce dei pilastri che sostengono il coro e i capitelli, sia quelli della cripta che quelli reimpiegati nei pilastri orientali della navata. Questi capitelli corinzi, caratterizzati da foglie appuntite, inoltre, non trovano riscontro nella produzione scultorea del XII secolo ma «sono molto simili a quelli che vengono scolpiti in Veneto nell’XI secolo, e sono addirittura identici a quelli che si possono vedere nel Duomo di Caorle. Infatti è identico il disegno delle foglie appuntite, disposte su due livelli, identico il sistema del doppio caulicolo al culmine del capitello». E una documentazione attendibile lega il Duomo di Caorle al 1038. Da questi elementi Luchterhandt trae la conclusione che la Cattedrale di Parma è stata costruita nei primi decenni dell’XI secolo: era a tre navate coi matronei e il presbiterio, sopra la cripta, doveva avere la stessa dimensione dell’attuale; non era coperta da volte ma da capriate a vista. Poiché il vescovo Ugo era cancelliere imperiale e Parma stava dalla parte ghibellina, i modelli architettonici di riferimento nell’edificazione della chiesa sono stati quelli delle grandi cattedrali imperiali come quella di Spira, di Limburg an der Haardt, di Harsfeld e soprattutto di Goslar, anche nelle imponenti dimensioni. Del primitivo edificio sarebbero rimasti solo pochi elementi in quanto distrutto dal terribile terremoto del 1117, come riportato dal «Chronicon Parmense»: «Maxima pars Sanctae Mariae dirupta fuit». Ma gli storici sono divisi sull'entità dei danni: recentemente, dopo un’accurata indagine delle strutture murarie da parte della Facoltà d’Ingegneria, si è ipotizzato che siano crollate solo una parte del tetto e alcune parti superiori dei muri longitudinali. Secondo diversi studiosi nel 1106 all’arrivo del vescovo Bernardo degli Uberti (in concomitanza con la dedicazione della chiesa officiata da Pasquale II) era stata costruita solo la parte absidale del duomo, come dimostrerebbe l’iconografia filo-imperiale dei capitelli. Il vescovo avrebbe fatto proseguire in modo diverso la costruzione (e l’iconografia dei capitelli diventava filo-papale) affidando il completamento dell’edificio a  Nicolò, che si era formato nella bottega di Wiligelmo nel cantiere del Duomo di Modena. Lo storico tedesco, invece, seguendo il «Chronicon», ritiene che la chiesa per le sue grandi dimensioni sia crollata come «un castello di carte». Tolte le macerie e liberate le superstiti basi delle absidi, la ricostruzione dopo il 1117 veniva affidata dal vescovo Bernardo a un architetto lombardo, forse milanese, per i parallelismi con importanti chiese lombarde quali Sant'Ambrogio di Milano e San Michele di Pavia; la cattedrale parmigiana non avrebbe quindi alcun rapporto con la cultura mediopadana di quella modenese. Anche l’attività degli scultori operanti nel cantiere del Duomo di Parma è stata minuziosamente riesaminata e rapportata a quella di scultori attivi in altre chiese del territorio come Badia Cavana e la Pieve di Sasso, ma anche fuori come Sant'Andrea di Carrara e il Duomo di Bergamo; da quest’ultimo sarebbe giunto a Parma tra il 1140-50 il cosiddetto «Maestro dei mesi», autore del ciclo dei mesi che vediamo nel protiro. La nuova cattedrale quindi sarebbe stata praticamente terminata durante l’episcopato di Lanfranco (1136-1172) ad eccezione delle parti alte della facciata, che comunque sarebbero state completate entro il 1196, data d’inizio della costruzione del Battistero. 

 

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