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E' morto Josè Saramago

E' morto Josè Saramago
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È morto all’età di 87 anni lo scrittore portoghese premio Nobel Josè Saramago. Prima di sentirsi male questa mattina, Saramago aveva passato una notte tranquilla, aveva fatto colazione come di consueto ed aveva parlato con sua moglie e traduttrice Pilar del Rio. Poco dopo aver accusato il malore, Saramago è deceduto verso le 13 (era affetto da tempo da una leucemia cronica). Saramago è morto assistito dalla moglie Pilar nella sua casa di Tias, sull'Isola di Lanzarote, alle Canarie.
La camera ardente verrà aperta questo pomeriggio alle 18 nella biblioteca "Josè Saramago" della località di Lanzarote, dove il Nobel portoghese risiedeva dal 1993.

RAPPRESENTO' LA LETTERATURA PORTOGHESE MODERNA. Josè Saramago ha rappresentato la letteratura portoghese d’oggi, che lui, grazie al Nobel ricevuto nel 1998, ha posto all’attenzione internazionale, aprendo la strada anche a altri autori: da Lobo Antunes a Cardoso Pires. In Italia c'era Antonio Tabucchi a farla scoprire, ma con attenzione in particolare alle avanguardie e a figure come Pessoa. Del resto Tabucchi ha sempre detto di non amare Saramago e il suo realismo metaforico dall’approccio molto ideologico.

Eppure i romanzi di Saramago hanno le loro radici in quella cultura che mostra di aver sempre giocato su un confine labile tra storia e sogno (che c'era già in quel poema nazionale portoghese che è «Luisiadi» di Camoes), tra realtà e fantasia, che può portare a approfondimenti del vero così come appare e sino a una vera e propria visionarietà dalle volute barocche.

Una convinzione propria del suo costruire frequentemente narrazioni legate a particolari momenti storici, ma che nel profondo opera in tutti i suoi libri, nella sua vena sostanzialmente realista, ma di un realismo che finisce per comprendere tutte le realtà umane, comprese le proiezioni mentali e fantastiche.

Esemplari in questo senso i suoi romanzi più celebri, da quello che per primo lo rese noto all’estero, «Memoriale del Convento», a «L'anno della morte di Riccardo Reis» (omaggio a Pessoa), sino ai più celebri e amati, da «Cecità» a «Tutti i nomi», cui si aggiungono «La caverna», «La zattera di pietra», «Le intermittenze della morte», «L'uomo duplicato», «Le piccole memorie», per citare i titoli principali.

In Italia Saramago ha avuto particolare fortuna, due lauree Honoris causa a Roma e a Siena, varie trasposizioni teatrali, l'omaggio di due Meridiani Mondadori di Romanzi e racconti. Particolare eco hanno avuto poi nel nostro paese i suoi scontri col Vaticano, che per «Memoriale» e poi per il suo teatrale «La seconda vita di Francesco d’Assisi» (in cui il santo continua la sua predicazione in un mondo in cui le sue parole non risuonano più) lo ha bollato come «vetero- comunista». «Rispetto molto i credenti, ma - replicò - non ho alcun rispetto per il Vaticano, che è un amministratore della fede».

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  • redstar

    19 Giugno @ 17.36

    purtroppo se ne vanno sempre i MIGLIORI, i cervelli della SINISTRA, gli INTELLETUALI...

    Rispondi

  • FrankVise

    18 Giugno @ 23.52

    Non solo col Vaticano se la prendeva , il grande Samarago . A completamento della vostra informazione parziale , ecco cosa scrisse in data 15 maggio 2009 nel suo "Caderno" ( censurato dalla berlusconiana Einaudi che fino ad allora aveva pubblicato tutto dell'autore premio Nobel 1998 ) sull'Italietta di Berlusconi : "Se Cicerone vivesse ancora tra voi, italiani, non direbbe: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, ma piuttosto:“Fino a quando, Berlusconi, attenterai alla nostra democrazia?”. Con la sua particolarissima opinione sulla ragione d’essere e il significato dell’istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l’Italia nell’ombra grottesca di un Paese e una grande parte degli italiani in una moltitudine di burattini che lo seguono trascinandosi e senza rendersi conto di camminare verso l’abisso della dimissione civica definitiva, verso il discredito internazionale, verso il ridicolo assoluto " ( fine della citazione). .

    Rispondi

  • armando

    18 Giugno @ 18.28

    Desiderto riportare alcune righe che il premio Nobel Josè Saramago ha scritto pochi mesi fa..............."nel Paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente? In un Paese in cui la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione, che cosa cambia se il primo ministro fa approvare leggi a misura dei suoi interessi, tutelandosi contro qualsiasi tentativo di punizione dei suoi eccessi e abusi di autorità? "................dalle pagine su Berlusconi del libro di Josè Saramago che l'Einaudi di Berlusconi non ha voluto pubblicare ......

    Rispondi

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