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Tutta la luce dei pittori dal divisionismo al futurismo

Tutta la luce dei pittori dal divisionismo al futurismo

Gino Severini, Le marchand d'oublies, 1909

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Dopo la prima tappa a Madrid, la mostra «I pittori della luce. Dal Divisionimo al Futurismo» prodotta da Mart di Rovereto e Fundación MAPFRE, approda nella sede del Mart, visibile fino al 9 ottobre. L’esposizione ruota attorno a un preciso periodo storico e ad un nucleo di importanti opere di artisti italiani che, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, furono protagonisti del rivoluzionario cambiamento di mentalità che portò alla nascita delle avanguardie del ’900, in particolare il Futurismo. L’esposizione, curata da Beatrice Avanzi, Musée d’Orsay; Daniela Ferrari, Mart; Fernando Mazzocca, Università degli Studi di Milano, attinge alla collezione permanente del museo, alla quale si sommano importanti prestiti pubblici e privati, per indagare temi, tecniche ed esiti dei due movimenti attraverso un’ottantina di opere

Era il 1891 quando, alla Triennale di Brera, si assiste alla prima uscita “pubblica” di un gruppo di giovani pittori: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni. L’opera di questi artisti, rappresentati in questo percorso espositivo con opere significative, a partire da «La raccolta del fieno» di Segantini, del 1891, sconvolge e divide la critica e il pubblico borghese, non solo per l’uso della tecnica divisa, ma anche per le inedite interpretazioni dei temi cari alla tradizione. E’ l’esordio del Divisionismo il cui centro geografico, fin da subito, è la città di Milano che offre occasioni espositive, un ambiente vivace e pronto al dibattito e un mercante-critico, Vittore Grubicy de Dragon, che appoggia il movimento e che per primo in Italia rivela le tecniche e i successi del pointillisme francese. Con il movimento d’oltralpe i Divisionisti italiani condividono l’utilizzo dei soli colori puri, non mescolati a impasto sulla tavolozza, ma applicati direttamente sulla tela a piccoli tocchi, che l’occhio dell’osservatore ricompone. Interpretano, però, la tecnica divisa come un mezzo e non un fine, sottoposto e adattato al contenuto e al messaggio dell’opera, in cui la ricerca di una maggiore luminosità affida alla luce un valore simbolico e va acquisendo una dimensione di unione tra l’uomo e la natura.

Il Divisionismo si configura così come una tendenza autonoma, che applica i principi della scomposizione del coloro a tematiche sociali e a contenuti simbolisti, di cui è massima espressione l’opera di Segantini. L’interesse poi per il mondo operaio e per tematiche d’interesse politico e sociali, evidenzia un cambiamento di gusto e un’attenzione alle condizioni delle classi più disagiate e alle disparità sociali senza precedenti che permette alla pittura di assumere una dimensione collettiva e politica lontana dal pietismo della pittura di genere dei decenni precedenti.

Dalla forza di questa nuova poetica e sulle sue basi tecniche prende vita, all’inizio del ’900, il Futurismo, intorno alle idee del poeta Filippo Tommaso Marinetti che nel febbraio 1909 irrompe sulla scena artistica con il Manifesto Futurista, pubblicato sulla prima pagina de “Le Figaro”.

All’appello aderiscono Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini, le opere dei quali in mostra ne danno ampia visione. Nell’aprile dell’anno successivo firmano il Manifesto tecnico della pittura futurista, in cui proclamano che “non può sussistere pittura senza Divisionismo”, indicando nella comune formazione divisionista il substrato di partenza del movimento. La scomposizione della luce associata a quella della forma e a una vocazione alla rappresentazione del movimento e della velocità della vita moderna proiettano l’arte italiana nel cuore del dibattito artistico europeo.

Ecco allora, in mostra, «Le mani del violinista», 1912, di Giacomo Balla, uno dei capolavori del Futurismo in cui l’autore interpreta il dinamismo attraverso la rappresentazione di un’immagine in sequenza, ovvero la ripetizione della mano del violinista impegnato a suonare con il suo archetto. Balla ma anche Boccioni, artisti fondamentali a delineare quel passaggio storico, quando entrambe le correnti contribuirono in maniera significativa alla genesi della pittura moderna in Italia lungo un excursus ampio ed appassionante.

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