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Il racconto della domenica: "L'amara spugna del silenzio"

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L'amara spugna del silenzio  - Marta Silvi Bergamaschi

–Sai, disse Lia, il gianduiotto a volte mi rende nervosa: cacao, latte, farina e zucchero-.

–E allora?- chiese Mirca.

–E allora una variante la si potrebbe inventare. Sono una noia infinita queste vacanze così provvisorie: la crisi, il mare, che forse odora di petrolio: Obama, povero Obama, perseguitato da chi ha speculato (ma si può estrarre il petrolio a millecinquecento metri sotto il mare?): “Distratto, assente, esitante, incompetente” e chi più ne ha, più ne metta. Non gli è mai stato perdonato di essere diventato Presidente. Che colpa ne ha lui se la Natura si ribella alla violenza dell’uomo?-

-Sai che sei molto strana, rispose pensosa Mirca, inizi la conversazione partendo da un banale gianduiotto che oltretutto gustiamo, qui, sul mare Adriatico, in Europa, dico, e, improvvisamente, mi fai un salto da Obama. Qui il petrolio non è arrivato. Maledettissimo petrolio, causa di innumerevoli guai!-

Il mare, quasi sotto il balcone, pareva ascoltare. Piccoli ricci di onde nel silenzio dell’alba, bianche e soffici come teste di anziane signore, salutavano sommesse la lunga spiaggia deserta. Ancora i bagnini non erano arrivati per pulire la sabbia e aprire gli ombrelloni. Erano le sei meno venti; verso Bellaria già si scorgeva salire dall’orizzonte il fiato rosa del sole: fra poco si sarebbe vista la testa rotonda uscire rossa dall’acqua. E il giorno iniziava. Giorno per nulla allegro, nonostante si annunciasse splendido, con eleganti voli di gabbiani, le tamerici rosa che danzavano alla brezza e la spiaggia fosse già macchiata da sagome in tuta che cercavano vongole. Così pensava Lia, in disaccordo con se stessa, con il mondo; confusa e preoccupata.

–Si può sapere che cosa ti tormenta?- chiese Mirca. Due vedove al mare, nel grazioso appartamento di Lia. Problemi? Come ogni persona: un piccolo fardello sulle spalle o una volgare mano che stringe lo stomaco.

–Mi tormenta, rispose Lia, l’incertezza che ci danza attorno, coperta di stracci come una strega. Penso ai giovani senza lavoro, senza futuro: è comodo chiamarli bamboccioni, eh! Penso agli immigrati che nel meridione percepivano poco più di due euro all’ora per lavorare i campi. Schiavi. Corsi e ricorsi: la storia inevitabilmente si ripete?-

-Certo che la storia si ripete. Il progresso, la tecnologia, il mondo è cambiato moltissimo: è l’uomo che rimane sempre se stesso. “L’uomo massa”: avido, bugiardo, impreparato, innamorato dell’apparenza: ma è sempre l’uomo protagonista della storia-.

–Basta Mirca, è faticoso anche parlare-. –Andiamocene al molo: sono quasi le sette, stanno arrivando i pescatori con cassette ricolme di pesce. E’ bellissimo comprare il pesce direttamente da chi lo pesca-. La spiaggia era deserta. I bagnini le salutavano con sorrisi ambigui: -Buona fortuna, signore belle!-

-I romagnoli aperti, laboriosi, ospitali hanno in testa il chiodo fisso del sesso. Pare che, finita la stagione, nei pochi bar che restano aperti, raccontino, con cesellato realismo, le loro avventure estive. Una cosa odiosa,- disse Lia. Ecco il porto, ecco le cassette colorate nelle quali saltellavano sarde, alici, triglie, piccole argentee sogliole. Navigava nel cielo puro una grande virgola scompigliata che metteva allegria. Disse Mirca: -Guarda, le nuvole sono disegni infantili: mia nonna diceva: li fanno gli angeli.- Risero, mentre riempivano la sporta di pesce vario: -Se ne intendono le signore, ruggirono i pescatori, sarà un fritto misto con i fiocchi-. Tornarono a casa lungo la spiaggia: il sole alto graffiava come un gatto arrabbiato. Era davvero poco simpatico pulire il pesce, tra le dita si muoveva, scappava, «sguègn», come dicono in Romagna, ossia era scivoloso come l’anguilla: -Si ribella alle nostre torture naziste,- disse Lia. Era vivo, appena rubato alla limpida immensità del mare. Alla libertà di vivere. Saltellava anche nell’olio bollente, balli diabolici, il taglio della bocca all’ingiù, un ghigno, assolutamente non voleva morire. Eppure, pensò Lia, l’unica nostra e vostra certezza è la morte. La frittura mista era splendida sul grande piatto di maiolica: dorata, croccante. La mangiarono senza appetito, rigide e immobili, sudate come un muro umido. Terminarono il pomeriggio afferrate dalla trama oscura di un ragno enorme terribilmente aggressivo: si chiamava «indigestione». S’abbandonarono all’amara spugna del silenzio

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