cultura

Eramo: «Web diseducativo per i ragazzi»

«Web diseducativo per i ragazzi»
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Fino a domenica, a Camogli, 122 ospiti per 100 incontri gratuiti daranno vita alla terza edizione del Festival della Comunicazione. Scrittori del calibro di Claudio Magris, Donato Carrisi, Andrea De Carlo e Jay Mc Inerney. Ma anche Claudio Bisio e Michele Serra. Lo Youtuber Daniele Doesn’t Matter, James Bradburne direttore della Pinacoteca di Brera e la presidente Rai Monica Maggioni. Dal Cern arriverà il fisico Marco Delmastro, ma ci sarà anche l’astronauta Samantha Cristoforetti. E ancora Piero Angela, Mario Calabresi, Aldo Cazzullo, Ferruccio De Bortoli, Massimo Gramellini, Aldo Grasso, Roberto Cotroneo e Marco Travaglio e Roberto Benigni designato vincitore del primo Premio Comunicazione. Quattro giorni per muoversi intorno a web e dintorni (30.000 presenze nell’edizione 2015 in un borgo marinaro di 5.000 abitanti). Il Festival più amato da Umberto Eco si snoderà in 15 suggestive location dove dal mondo culturale, della scienza e dei media si tenterà di rispondere ad alcune domande della contemporaneità: com’è l’amore al tempo dei social? Come si tutela la rispettabilità delle persone in un flusso costante d’informazioni e dichiarazioni? Quali sono le implicazioni culturali, politiche, educative che la rivoluzione digitale ha prodotto?

E’ chiamato a rispondere anche il parmigiano Pier Paolo Eramo. Il preside «stufo»: 50 anni, di cui oltre 20 passati dietro la cattedra, dirigente scolastico della Sanvitale-Fra Salimbene, Eramo, in dicembre, sulla pagina facebook del suo istituto, ha postato i messaggi crudeli intercettati in una chat di suoi alunni undicenni. Frasi che, quotidianamente, raccolgono le espressioni spietate degli adolescenti 2.0. Quelle parole sono rimbalzate sui media cittadini e sulla stampa nazionale. L’ha fatto perché “non si possono lasciare da soli dei ragazzini a dirsi tu devi morire. L’ho fatto, perché un semplice invito a fare attenzione a quello che i ragazzi scrivono sui social non sarebbe stato abbastanza. Volevo che i genitori si rendessero conto della gravità di un fenomeno che riguarda i loro figli, le classi e le famiglie”. Il suo invito ad un uso responsabile delle parole ed ad una presenza più accorta degli adulti nella costruzione dell’identità sociale dei ragazzi riguarda uno dei temi più delicati della comunicazione digitale. Il suo “Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina” verrà proposto anche in un incontro, in dialogo con Paolo Crepet, dal titolo Social network, vita quotidiana di un preside domenica 11 settembre alle 9,30 dalla Terrazza delle Idee. “Crepet è piuttosto duro nei confronti dei genitori. Spesso “sculaccia” padri e madri. Dice che non sono più capaci di fare questo mestiere antico. Io vorrei spezzare una lancia nei confronti di un lavoro difficile, oggi, forse, più di ieri. Le famiglie sono compresse tra le incombenze lavorative e gli equilibri emotivi di famiglie monogenitoriali o allargate. I rapporti affettivi sono rovesciati: è spesso il genitore a cercare l’approvazione del figlio. Non bisogna essere contro, bisogna cercare una soluzione”. Eramo, tutti i giorni lavora a stretto contatto con gli adolescenti di un istituto comprensivo. “Il primo passo è quello di prendere coscienza di un problema che è grave e che riguarda tutti. I dirigenti scolastici gestiscono spesso situazioni che implicano prese di posizione di un certo tipo, alcune possono sfociare in denunce o segnalazioni ai servizi sociali, per questo credo di poter parlare di questo fenomeno. Ci sono alunni che fanno outing da dipendenza da videogioco. Ragazzi che non riescono a seguire le lezioni perché continuano a pensare al mondo che manovrano con la consolle e passano le notti a combattere giocatori di altri fusi orari. Hikikomori in fuga da un mondo che a loro fa schifo. Alunni che vengono perseguitati perché hanno postato foto o filmati provocanti. O altri che dormono con il cellulare sotto il cuscino per rispondere in tempo reali ai messaggi. Spesso lo strumento sfugge di mano. Purtroppo, l’atteggiamento di molti genitori, è quello di enfatizzare le competenze informatiche dei loro figli. Io li chiamo “smanettoni” più che nativi digitali, perché il rischio è quello di perdere l’orizzonte di una vita che abbia uno sviluppo armonioso. Gli insegnanti possono fare tanto, ma non tutto. Gli adulti non devono nascondersi dietro l’alibi che non conoscono la tecnologia. I ragazzi possono autoregolarsi stabilendo regole adeguate all’utilizzo dei social. Ne usciremo solo tutti insieme e ristabilendo una regola antica. Gli adulti devono trasmettere gli “anticorpi”, favorire la costruzione di una coscienza che stabilisca cosa è bene e cosa è male.” Ha le idee chiare e molto buonsenso questo preside che ha lavorato in Francia prima di Parma e che porterà a Camogli anche i frutti dell’esperienza del progetto “Cittadinanza digitale” (progetto di 15 scuole del primo ciclo che ha fornito a ragazzi, docenti e genitori consapevolezze e competenze nell’utilizzo di internet social network). “Bisogna creare un livello di allerta nel quotidiano. Intervenire prima che si crei il problema grave. Eccessi verbali, segnali premonitori servono ad allertare le famiglie prima che il ragazzo si isoli in casa o si butti dal balcone. Quello che emerge dai telefonini dei ragazzi in merito alla questione di genere è, poi, particolarmente allarmante. L’inciviltà con cui viene usato il corpo della donna è il risultato di un processo che non abbiamo fermato. Una ragazza è accettata se è bella e se è “utilizzabile” dal maschio. L’Italia è arrivata ad un grado di inciviltà mai visto prima e noi adulti abbiamo permesso che avanzasse il fenomeno della mercificazione del corpo femminile dalla tv ai cartelloni pubblicitari. Il Sindaco, di Londra, Sadiq Kahn, padre di due figlie adolescenti, per fare un esempio, tra i suoi primi provvedimenti ha previsto la rimozione di pubblicità sessiste nella rete della metropolitana e dei trasporti pubblici”. Il rapporto web e nuove generazioni, cresciute e socializzate attraverso il telefonino, ragazzi più soli in uno spazio psicologico filtrato dai tasti, ci ha già proiettati al di là di una rivoluzione epocale. “Ho deciso di raccogliere l’invito di Danco Singer perché il suo Festival ha il pregio di mettere al centro un tema che è il tema dei nostri tempi. La rassegna è molto varia e può far cogliere sia gli aspetti positivi che quelli negativi della rete. Non ci servono crociate, ci serve esplorare le possibilità. Saranno presenti esperti di campi molto diversi, persone molto diverse. Nessuno ha l’esclusiva, tutti ne abbiamo la responsabilità”.‬‬‬

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