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Carofiglio: «Guerrieri? Mi somiglia»

Carofiglio: «Guerrieri? Mi somiglia»
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Massimo Giovannoni

Credo che definirmi scrittore di gialli, sia una classificazione non del tutto appropriata, ma questo ultimo romanzo è senz'altro riconducibile alla categoria del noir e della detective story. Meno al legal thriller, perché la dimensione di suspense giudiziaria tipica dell’aula di giustizia, in questo c'è in maniera solo incidentale, di corredo. Reputo però questo romanzo un noir abbastanza canonico, classico, anche se per me lo schema è uno strumento per dire altre cose». Lo scrittore Gianrico Carofiglio, magistrato in aspettativa dopo la sua elezione al Senato per il Pd nell’aprile del 2008, parla dell’avvocato Guido Guerrieri, il personaggio da lui inventato, che dalle aule dei tribunali compie una sorta di radiografia del Paese, protagonista anche del suo ultimo romanzo «Le perfezioni provvisorie» (Sellerio) con il quale è finalista al premio Campiello mentre in libreria scala la classifica anche con un libro di racconti, «Non esiste saggezza» (Rizzoli). La vicenda che si svolge attorno alla scomparsa di una ragazza, per il testardo avvocato che indaga con il solito spirito battagliero è un’ulteriore prova d’intelligenza dentro matasse aggrovigliate e personaggi enigmatici. «Sono interessato ai temi del cambiamento delle persone e in questo come negli altri miei libri l’argomento è molto presente, soprattutto nel personaggio di Nadia. E poi sono interessato ai temi etici, racconto di un mondo che spesso è grigio e il confine tra il bene e il male si distingue a fatica, e ai protagonisti e agli eroi tocca di individuare la linea gettata nel grigio del quotidiano tra quello che è giusto e quello che è sbagliato. E’ una caratteristica fondamentale del mio protagonista, l’avvocato Guerrieri, una sorta di personaggio etico riluttante».

Questo è il quarto romanzo con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri. Possiamo considerarlo un personaggio seriale?
«Non ne faccio una questione definitoria. Quelli con l’avvocato Guerrieri per me sono capitoli di un macro romanzo aperto. E proprio perché parti di un macro romanzo non sono riconducibili agli stilemi della serie in cui c'è lo stesso personaggio con modifiche di facciata, ma che non evolve, non cambia mai. Un esempio: Sherlock Holmes è sempre esattamente lo stesso e le sue storie con brillanti variazioni sono tutte sul medesimo tema. Nel mio caso, partendo dal primo romanzo con l’avvocato Guerrieri, ''Testimone inconsapevole'', a questo, si trova un personaggio che ha delle caratteristiche comuni ma è un essere umano fortemente mutato.

Quanto le somiglia Guerrieri?
«Chiesero a Italo Calvino se Marcovaldo fosse autobiografico, e lui prima rispose di no, ma poi a poco a poco si accorse che c'era una sorta di immedesimazione indotta da questa riflessione tra lui e il personaggio, e io mi sento di sottoscrivere una lettura di tal genere. Mi sembra una buona pista per definire autore e personaggio che ritorna. Credo che ci siano delle cose in cui lui assomiglia a me, e delle altre in cui ho cercato di assomigliare a lui. Ma non mi chieda quali».

Nel romanzo ambientato a Bari, sono riportati fatti e coincidenze che poi hanno avuto un riflesso nella vita reale. E intendo la protagonista, Nadia, una escort di lusso che non sembrerebbe il tipo di donna che è. Solo coincidenze?
«Avevo finito il romanzo già a marzo dello scorso anno, molto prima dello scandalo a puntate noto alle cronache. Mi ha dato quasi un po' di fastidio tanto che ho ritenuto opportuno segnalare nell’incipit l’estraneità della vicenda reale rispetto ai fatti del romanzo. Credo però che, anche se escludiamo in maniera drastica che il libro sia ispirato a fatti reali, non c'è dubbio che la storia si innesta nella narrazione dello spirito dei tempi, nel momento in cui certi confini appaiono difficili da individuare e consentono punti di contatto con fatti realmente accaduti. Ma sono, come si dice, puramente casuali».

Com'è Bari, questa capitale del Sud che negli ultimi anni è spesso salita agli onori della cronaca?
«E' una città in bilico fra passato e presente, fra modernità e tradizione, fra metropoli e provincia. Ricordo una frase molto dura, detta dal professor Sansone, notissimo storico della letteratura italiana, il quale sosteneva che Bari è "una città senza ironia e senza malinconia". Mi sembra una cosa in parte vera, ma la città negli ultimi anni è cambiata proprio dal punto di vista dell’aria culturale che si respira, ed è una delle città più vitali d’Italia per il clima letterario, cinematografico e musicale. Questo non la libera dai vizi storici che sono vizi legati a tante ragioni. C'è un certo familismo amorale che purtroppo è abbastanza tipico di tanti luoghi del Sud, dove non hanno elaborato quel senso di comunità che invece è presente nel centro e nel Nord Italia».

Da cosa nasce il suo attaccamento al territorio?
Finora ho raccontato storie ambientate a Bari, per varie ragioni, ma anche perché ho scoperto che Bari non è mai stata raccontata prima e offre un sacco di spunti perché è una città ambigua.  Ma tutte le città forse sono un po' ambigue. Bari, per molti aspetti, lo è più di altre. E’ facile imbattersi in confini nascosti tra la città dei lazzaroni e quella delle cosiddette persone per bene, tra cose belle e brutte, fra miseria e povertà, fra cose di buon gusto e di grande eleganza, o terribilmente kitsch. Bari è il luogo perfetto se uno vuol raccontare storie sullo scavo dell’ambiguità».

Le perfezioni provvisorie
Sellerio, pag. 364,  € 14,00

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