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Ugo e i suoi amati pittori

Ugo e i suoi amati pittori
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In una bella palazzina liberty su uno dei viali della città ha aperto, a Viareggio, il Centro Matteucci per l’Arte Modena con una mostra dedicata ai capolavori della collezione Ojetti.
Questo primo appuntamento è stato considerato il manifesto programmatico dell’attività della nuova associazione culturale, fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura italiana dell’Ottocento. L’idea di base si prefigge di indagare, documentare e presentare nel tempo l’arte moderna, con occhio al periodo che va dall’Unità d’Italia agli inizi del nuovo secolo, valorizzando il collezionismo d’epoca. Un progetto ambizioso che ha trovato interessante conferma in questa proposta inaugurale: «Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti». Due i «momenti» particolari che si possono individuare nell’esposizione. Da un lato la volontà di ricostruire uno spaccato il più possibile rappresentativo di quanto il collezionista aveva riunito nella magnifica villa Il Salviatino, sui colli fiorentini di Settignano e dall’altro un’indagine attraverso le scelte fatte di una nota personalità, quella dello scrittore e critico, per trent'anni responsabile delle pagine culturali del Corriere della Sera. Compito non facile il primo poiché, già all’indomani della morte di Ojetti, avvenuta nel 1946, il patrimonio fu oggetto di una dispersione. La villa stessa, arredi, opere d’arte e il grande archivio, vennero ceduti in momenti e ad acquirenti diversi, rendendo difficile per i posteri risalire all’intero complesso artistico-documentario. Oggi, con un allestimento che riporta all’idea della casa museo, il percorso espositivo si presenta ricco di suggestioni in quanto per la prima volta a distanza di quasi mezzo secolo, si possono vedere riuniti i pezzi più rappresentativi del corpus moderno - e dunque essenziale - della collezione. Inoltre i risultati della lunga ricerca effettuata negli archivi privati consentono di tracciare la fisionomia di un’esperienza collezionistica unica, non solo perché puntuale riflesso di quei principi di un classicismo neo-tradizionalista che guidavano la disposizione critica di Ojetti, ma soprattutto perché proiezione del suo rapporto elettivo con gli artisti prediletti, conseguenza di una nuova concezione del ruolo del critico d’arte. In mostra un buon numero di opere di Fattori, dalle tavolette macchiaiole degli anni Sessanta ai paesaggi più tardi, che contribuiscono a mettere in evidenza una passione per l’Ottocento libero ormai dalle convenzioni dell’Accademia e tutto teso a riconquistare la luce del vero, la modernità dei temi e la libertà d’espressione del sentimento attraverso una pittura rivolta sì all’ordine nella forma ma senza discapito per la natura e la forza comunicativa dell’immagine. Elementi che ben si delineano anche in alcune altre opere di Boldini, Zandomeneghi, De Nittis, Telemaco Signorini. Accanto «La passeggiata al Muro Torto» di Puccinelli, il «Ritratto della signora Comino» di Domenico Morelli o «Eleonora Tommasi» di Silvestro Lega, «Il Prato dello Strozzino» di Abbati, «Mietitura» di Borrani, «Marina con barche e pescatori», di Cabianca, fino a quel Novecento «classico» che Ojetti sostenne e promosse, e che è testimoniato in mostra con nomi che sono stati protagonisti del tempo: Antonio Donghi, di cui si sono ritrovate due opere che si credevano disperse, «Il Pappagallo» e «La Massaia», Ubaldo Oppi con lo splendido ritratto della moglie, una natura morta inedita di Cipriano Efisio Oppo, fino alle sculture di Libero Andreotti - il gesso raffigurante il ritratto di Fernanda Ojetti (1915), moglie del collezionista, accoglie il visitatore - ed Antonio Berti. Da citare ed ammirare un capolavoro di Felice Casorati quale «Daphne», il primo dipinto che l’artista dedica all’allieva inglese divenuta, poi, sua moglie. Scelte tutte che accompagnano una passione per l’arte destinata a trovare ampi riferimenti nella rappresentazione di Ojetti da parte degli artisti e degli artisti stessi da parte di Ojetti che ne dà immagini «visive» con la sua celebre penna.
Un aspetto quest’ultimo che va ricordato per l’amore che il critico, scrittore, collezionista ed appassionato ideatore di mostre ha impresso al proprio lavoro al di là del nucleo centrale della sua collezione. Un’impronta suggerita dall’allestimento, dalle immagini che offrono gli artisti dell’uomo, in ritratti come Ugo Ojetti nello studio, di Oscar Ghiglia, che svela, oltre al probabile, sapiente indirizzo dato dal critico al giovane autore, anche un piccolo dramma di lagnanze da parte dei committenti destinate a fare del dipinto uno splendido incompiuto. Questo e molto altro svela la mostra visibile fino al 12 settembre, promossa dal Centro Matteucci per l’Arte Moderna con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Viareggio, in coproduzione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, che la ospiterà  presso la Pinacoteca della Fondazione dal 25 settembre al 28 novembre. Accompagna l’esposizione, a cura di Giovanna De Lorenzi, un ampio catalogo.

 

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