Arte-Cultura

Torna a casa la bimba di Cecrope

Torna a casa la bimba di Cecrope
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di Serena Faganello

Cecrope Barilli, di cui nel 2011 ricorrerà il centenario della morte (1839-1911), rimpatria in provincia di Parma dopo una lunga permanenza in terra austriaca. Infatti lo splendido dipinto intitolato «A young roman girl with a bunch of flowers» («Giovane fanciulla romana con mazzo di fiori») del celebre pittore parmigiano battuto, il 22 marzo scorso, a 21.040 euro come lotto n.1 nella sezione «Dipinti a olio del XIX secolo» all’asta a Palais Dorotheum – prestigiosa istituzione antiquaria viennese - è recentemente entrato in pieno possesso dell’acquirente, un collezionista privato parmense. La notevole somma è stata raggiunta attraverso una serrata lotta per la contesa dell’opera barilliana nell’asta all’incanto, a offerta stabilita fissa di 500 euro, tra una quindicina di concorrenti sia direttamente presenti in sala sia indirettamente attraverso collegamento telefonico, perlopiù di nazionalità italiana, tra cui diversi parmigiani. Certo «è un risultato assolutamente eccellente e del tutto inaspettato» - come rivela Doris Krumpl, responsabile dell’ufficio stampa della casa d’aste – vagliando anche la risibile e ingiustificata stima di partenza, compresa tra i 2.800 e i 3.500 euro di valutazione. Anche in considerazione del «giallo» relativo all’avventurosa messa all’asta del dipinto: il 4 marzo Dorotheum si affretta misteriosamente ad aggiornare la voce del lotto n. 1 - liberamente fruibile da qualche giorno nella pubblicazione on-line (www.dorotheum.com) dell’asta in programma il 22 - con l’aggiunta di un «attributed» («attribuito») accanto al nome di Cecrope Barilli. In questo modo Dorotheum mette inspiegabilmente in atto una confusa operazione correttiva in corso di comunicazione pubblica del tutto inusuale per una casa d’aste, quindi ovviamente destinata a sbalordire, anche perché il quadro presenta tutte le caratteristiche della classica grammatica barilliana: sobria e insieme sontuosa cifra stilistica, edenica policromia campestre, squisita delicatezza del tratto, tipico soggetto muliebre. Ora - ad asta conclusa, risultato reso pubblico, dipinto venduto e consegnato al nuovo proprietario – Barbara Hagerty, responsabile della pittura ottocentesca di Palais Dorotheum, svela che «il quadro, proveniente da una proprietà privata austriaca, è stato in un secondo tempo attribuito a Cecrope Barilli e non dato per certo solo perché, a una successiva analisi più attenta, la firma era incompleta e quindi dubbia, pur essendo lo stile tipicamente riconducibile a Cecrope Barilli». Il dipinto in questione è un olio su tela di notevoli dimensioni (97 x 72 cm), incorniciato, non datato, non siglato, come sovente, «C.B.» o «C. Barilli» o talvolta del tutto sprovvisto di autografo, bensì semplicemente firmato «Barilli» in stampatello maiuscolo in basso a destra. Quindi questa modalità di firma ha reso insicuri gli esperti di Dorotheum, i quali hanno deciso di rettificare, con un eccesso di zelo prudenziale, la decisione circa l’attribuzione: Cecrope Barilli innegabilmente per tecnica ed espressione, eppure firmato solamente Barilli, pertanto cautamente solo attribuibile all’artista parmigiano. Eppure – assolutamente ignorato da Dorotheum sia prima sia dopo l’asta - esiste un altro olio su tela di Cecrope Barilli, pressoché identico a quello battuto all’asta da cui differisce solamente per qualche marginale particolare: denominato «Contadinella» o «Piccola fioraia», della misura di 44 x 33 cm, siglato «C.B.» in basso a sinistra, datato 1873 circa, come riportato nel catalogo della mostra «Casa Barilli. Una famiglia di artisti tra Ottocento e Novecento» (Parma, Palazzo Pigorini, 1997-98) e custodito in una collezione privata parmigiana. Per non dire di un altro splendido dipinto similare che si trova in America - senza titolo, senza data, ma firmato in basso a destra «C. Barilli», di proprietà di una collezione privata di Chicago, mai esposto e mai pubblicato - dove riappare la stessa figura puerile effigiata con stessa silhouette, stessa mise, stessa toilette: cambiano sensibilmente solo la tinta e la foggia di collana gonna corpetto. Ecco, quindi, attraverso una scrupolosa disamina della «Giovane fanciulla romana con mazzo di fiori», avvalorata l’ipotesi di un diuturno e reiterato utilizzo da parte di Cecrope dello stesso soggetto pittorico ripetuto e reinterpretato con difformi varianti più volte in varie opere: abbozzato, ripensato, riaggiustato, riprodotto, completato. La lirica pennellata barilliana sorprende, nella soave grazia dell’innocenza, una bimba dall’arruffata espressione pensosa assisa su un masso pietroso e intenta a rabberciare, con flebili filamenti erbosi, sfumati ciuffi di fiori a ciocche con boccioli e corolle, affrescati con impressionistici sbuffi di colore, miniando così l’armoniosa placidità agreste di una silente campagna romana. Dunque il pittore parmigiano - ferace perlustratore d’anime ammaliato sia dal verismo sia dal realismo della tradizione paesaggistica domestica pauperistica fin de siècle – cesella, attraverso la pastosa consistenza della pittura ad olio, la minuta quisquilia puerile garbatamente ornata di floridi tralci di frastagliata verzura avviticchiata nella polverosa fratta di proda e soffici palpiti di nubi guizzanti tra gli zufolanti refoli del vaporoso ponentino: i lievissimi anellini d’oro alle orecchie, il femmineo nastrino turchese ad assediare i capelli appena scapigliati, la maliziosa collanina a minuscoli vaghi vermigli, gli abitini tradizionali rabbuffati dal gioco en plein air, il paffuto piedino ignudo acchiocciolato sotto l’affollato orlo della lunga veste. L’intero corredo stilistico s’abbarbica come un manifesto artistico alla fibra pittorica di Cecrope, la cui nomea s’intaglia indubbiamente nella ritrattistica bucolica e intimistica dell’Ottocento ove, però, nella personale attività pittorica, la rappresentazione della ludica vitalità infantile sprilla nell’estro creativo della magistrale lezione dei putti di Correggio e lo sfavillio delle cromie suggella il vivido fulgore del rosso e del blu della virginale purezza dei manti mariani dell’iconografia rinascimentale. Indubbiamente oggi la doviziosa vendita all’incanto di Dorotheum fissa il valore di un dipinto di Cecrope Barilli, con caratteristiche simili per tecnica e dimensione a «Giovane fanciulla romana con mazzo di fiori», ad almeno il doppio della cifra battuta per un quadro prudentemente aggiudicato come «attribuito» a Cecrope Barilli: insomma, sia per la legge del mercato antiquario sia per il pubblico precedente storico dell’asta, un olio su tela di Cecrope firmato e in ottimo stato di conservazione vale ora tra i 40.000,00 e i 50.000,00 euro. Grazie alla lungimirante tenacia e al sagace interesse culturale di un collezionista parmense, rincasa così in patria natia un pregiato dipinto di Cecrope Barilli.
 

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