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Arte-Cultura

Galileo Chini, raffinatezza e fascino

Galileo Chini, raffinatezza e fascino
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di Stefania Provinciali

Una mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani, al Palazzo delle Muse di Viareggio, dedicata a «Galileo Chini e la Toscana. La Toscana e Galileo Chini», chiude idealmente il percorso delle Celebrazioni del Centenario del Movimento Liberty in Italia, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed avviate nel 2009. Pittore, ceramista, scenografo e grafico, il fiorentino Galileo Chini (1873- 1956) si può considerare una delle figure di maggior rilievo nel panorama italiano e internazionale dell’art nouveau, artista a tutto tondo che ha saputo coniugare una personalità ricca di ingegno e curiosità sperimentale con arte e artigianato, rinnovando la tradizione toscana della bottega rinascimentale, secondo le esigenze del nascente XX secolo. Aspetto di non secondaria importanza nella lettura complessiva della sua opera, per ricostruire il rapporto fra Chini e la tradizione toscana, a cui l’artista deve la sua formazione. In questa visione è stata scelta per la mostra una selezionata campionatura di opere realizzate per il territorio: pitture, ceramiche, disegni preparatori, affiches, arredi e scenografie, in un mix di estremo interesse ma di complessa lettura là dove si vogliono approfondire i rapporti stessi dell’artista con l’arte del tempo. L'esposizione documenta l’ampia attività pittorica a partire dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Quaranta del Novecento, attraverso l’attenzione al paesaggio toscano, nel quale si riflettono stati d’animo differenti secondo i periodi storici. Sono emblematici i luminosi dipinti realizzati durante il soggiorno in Versilia, come «Villette in pineta a Viareggio» del 1930, «La casa che fu di Plinio Novellini» del '31, gli inediti «Darsena a Viareggio» e «Dalla terrazza di Tito» per giungere al paesaggio fiorentino, fra immagini impregnate di sentimenti nostalgici o cupe e cariche di sconforto, nel periodo della seconda guerra mondiale. Lontano dalle avanguardie Chini si dedica alla pittura per puro piacere; emblematico è l’Autoritratto del 1901, realizzato en plein air, carico di una luce e di un colore che sintetizzano il passaggio dell’artista verso una nuova rappresentazione sollecitata dal coinvolgimento psicologico e dal desiderio di cogliere l’attimo fuggente dell’evento atmosferico. L’itinerario espositivo si svolge così in un confronto fra opere che paiono di diversa impostazione ed intenzione ma strettamente legate dal filo rosso di una indagine frenetica nelle espressioni pittoriche del tempo, chiave di lettura da non sottovalutare di fronte al susseguirsi di differenti visioni del paesaggio e della memoria. Accanto si può approfondire la corposa produzione ceramica di vasi, piatti e oggetti di arredamento, a testimonianza della versatilità creativa di Galileo, precursore di una modalità artistica che troverà proseliti in Italia e in Europa e che avrà nella Manifattura Fornaci San Lorenzo, fondata dallo stesso Chini con il cugino Chino Chini, un importante riferimento.

L’attività di Galileo Chini nel settore della ceramica è forse il momento più importante e significativo del processo di nascita e affermazione del modernismo internazionale in Italia, negli anni tra Otto e Novecento. Ed è proprio nel rapporto tra i dipinti e le ceramiche, che emerge chiaramente l’uso dei linguaggi stilistici: il primo aderisce ad un’intima percezione di sé e del rapporto con il mondo circostante, il secondo percorre un progetto innovativo e sperimentale che aderisce alle istanze internazionali dell’art nouveau, attraverso un linguaggio raffinato, capace di cogliere le variazioni del gusto, tenendo ben presente anche i valori di base della tradizione. Ne sono esempio i motivi floreali o i volti neobotticelliani che caratterizzano i primi esemplari de L’Arte della Ceramica, fondata a Firenze nel 1896, ma anche gli schemi decorativi dai moduli più stilizzati che escono dalle Fornaci San Lorenzo. Un altro aspetto importante, per comprendere a pieno la poliedrica personalità di Galileo Chini, è la produzione di ceramiche per l’architettura e l’attività grafica presente con alcune affiches, realizzate appositamente per eventi toscani, dove è evidente l’adozione del medesimo disegno, sia per la decorazione murale che per la produzione ceramica.  Completa il percorso espositivo una selezionata raccolta di bozzetti per le scenografie di Turandot di Giacomo Puccini, con il quale intrattiene un fitto scambio artistico-culturale, negli anni in cui la Versilia è crocevia della cultura italiana. La figura di Galileo Chini trova così elementi di lettura che permettono di approfondire aspetti del suo operato, quello stesso che lo ha visto porsi anche come architetto ed urbanista, nel sodalizio con l’ingegner Alfredo Belluomini ma non solo. Idee e progetti lo accompagneranno fino alla fine dei suoi giorni. «I rifiuti del mare» e «Natura morta con conchiglie» fra le sue ultime opere in mostra, diventano espressione della dignitosa rassegnazione alla caducità di una vita dedicata completamente all’arte. La mostra a cura di Alessandra Belluomini Pucci e Glauco Borella è visibile fino al 5 dicembre. E’ accompagnata da catalogo Silvana Editoriale.

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