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Arte-Cultura

Guido Picelli: prima del monumento scopriamo cosa ha fatto in Russia

Guido Picelli: prima del monumento scopriamo cosa ha fatto in Russia
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Fiorenzo Sicuri
Nonostante i tempi non siano particolarmente propizi per i monumenti, stante la crisi economica e finanziaria che colpisce anche l’Italia e la conseguente stretta che arriva sui bilanci degli enti locali e in particolare della cultura, l’assessore Sommi ha ritenuto di dedicarsi con particolare impegno ai monumenti cittadini stessi (che in fin dei conti non costituiscono una priorità immediata per una comunità, se non raramente), sia costituendo qualche tempo fa una commissione che dovrebbe indicare ove spostare monumenti che sono da taluni ritenuti essere ubicati in siti e contesti inadatti, sia annunciando la costruzione di almeno un monumento nuovo, dedicato a Guido Picelli. 
 La soluzione indicata (una stele sovrastata dal busto di Picelli, il cui volto dovrebbe riprodurre all’incirca il calco in gesso effettuato alla morte di Picelli stesso, calco ubicato nell’archivio della federazione comunista di Parma, oggi depositato presso l’Istituto Storico della Resistenza) sembra migliore di quelle sinora circolanti e forse anche di minore impegno economico. Per mio conto, avrei preferito la nuda e cruda riproposizione della copia bronzea del calco in gesso, senza aggiungere il busto, sovrastante un supporto o addirittura incastonata nel supporto stesso: il calco ha infatti un particolare impatto su chi lo guarda e temo, fra l’altro, che aggiungervi un busto, le cui dimensioni e fattura non possono che essere piuttosto approssimativi, tolga ad esso qualcosa nella potente forza espressiva che possiede.
Ma non è qui il punto che intendo sollevare. Nei mesi passati ho segnalato più volte a diversi responsabili dell’attuale amministrazione comunale la necessità che, prima di procedere al monumento, si facessero gli sforzi possibili per appurare, oltre ogni dubbio, aspetti poco chiari e forse sgradevoli della permanenza di Picelli in URSS e dei suoi legami e rapporti con questo paese, in particolare con lo stalinismo e con la polizia politica segreta (la Ghepeu, poi NKVD). Giacché, in fin dei conti, un monumento (piccolo o grande) permarrà con ogni probabilità nei secoli e la costruzione di un monumento assomiglia ad un processo di beatificazione (laico, in questo caso). E qualsiasi monumento dedicato ad una persona deve essere fondato sulla conoscenza completa e trasparente della vita della persona stessa, senza che questa abbia macchie (politiche o di altra natura) tali da mettere in discussione l’opportunità di erigere un monumento ad essa dedicato. Sicché, se posso avanzare una proposta (ironica, ma sino ad un certo punto…), si potrebbe costituire anche a Parma una commissione costituita da un relatore, che raccoglie gli elementi per iniziare il processo che porterà all’edificazione di un monumento, e dalla figura contrapposta di un pubblico ministero (popolarmente denominato «l’ avvocato del diavolo»), che cerca le prove contro la santità del candidato.
 Mi era stato assicurato che vi sarebbe stata una pausa di riflessione al riguardo e che la decisione sarebbe stata rinviata. Evidentemente, i fatti sono stati nel frattempo appurati e la pausa di riflessione è finita, se l’assessore ha annunciato lunedì che il monumento sarà fatto entro l’anno e ne ha presentati i bozzetti al pubblico e alla stampa. Per mio conto, continuo a nutrire dubbi sull’opportunità di tale monumento, sino a quando non saranno altrettanto pubblicamente chiariti da qualcuno taluni aspetti della vita di Picelli, che (per il momento) lasciano spazio a congetture quantomeno spiacevoli.
Secondariamente, come cittadino, mi viene da chiedere se non sia opportuno affiancare al monumento in onore di un comunista rivoluzionario (che si è contraddistinto, nei quattro anni di sua piena operatività a Parma, dal 1919 al 1923, nella costituzione di formazioni armate – guardie rosse, arditi del popolo, soldati del popolo – pienamente inserite nella guerra civile di cui erano in parte promotrici) anche monumenti a più miti e bonari ed altrettanto eminenti rappresentanti della vita cittadina, che certo non si dedicavano all’arte della guerra, ai combattimenti e alle sparatorie, ma attraverso vie pacifiche e di riforma hanno delineato incisivamente e durevolmente il volto di questa città negli ultimi centocinquanta anni. Alludo a personalità come il radicale Giovanni Mariotti, deputato per breve periodo e poi a lungo senatore, sindaco quasi ventennale e protagonista di un’accentuata e decisiva fase di modernizzazione (checché se ne dica) della città; ad Agostino Berenini, deputato socialista e poi senatore, ministro della pubblica istruzione, rettore dell’Università di Parma ed educatore di generazioni di avvocati (e assessore alla pubblica istruzione in una giunta Mariotti, che mise in opera - prima in Italia -  le mense scolastiche, di cui usufruirono per decenni i figli delle classi disagiate dei quartieri popolari cittadini: e soltanto per tale modesto fatto, a mio avviso, meriterebbe un monumento…); al cattolico Giuseppe Micheli, deputato e anch’egli ministro, i cui meriti oltrepassano la sua vigorosa opera a favore delle classi rurali e in particolare della montagna. E l’elenco potrebbe, naturalmente, continuare, ma mi fermo qui.
Di nuovo come cittadino, che intende rispettare tutte le culture e le sensibilità di ogni tipo (religiose, artistiche e così via) e tutte le tradizioni politiche, mi sia consentito rilevare che, nell’equilibrio generale dei monumenti cittadini, scelte casuali e occasionali non portano a rappresentare adeguatamente le sfaccettature dell’intera città e della sua storia. E al riguardo, stavolta come uomo di parte politica sebbene non iscritto ad alcun partito, mi preme sottolineare (altri sottolineeranno altre carenze…) che manca in città un qualsiasi monumento a personalità del socialismo riformista parmense. Personalità che pure hanno avuto una forte rilevanza nella nostra storia locale (e il riformismo socialista l’ha avuta sino ad anni recenti), e che hanno fatto per la città, sia pure in altra forma e con altri mezzi, almeno tanto quanto Guido Picelli.
 

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