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L'estro visionario di Ligabue debutta al Vittoriano

L'estro visionario di Ligabue debutta al Vittoriano
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Circa cento opere raccontano l’arte visionaria di Antonio Ligabue in una grande mostra allestita dall’11 novembre all’8 gennaio a Roma, negli spazi del Complesso del Vittoriano. Un excursus storico e critico sull'attualità dell’opera di questo artista dalla vita tormentata, abbandonato nell’infanzia e autodidatta, eppure dotato di una straordinaria capacità di trasfigurazione, riconosciuto con il tempo e dopo un doloroso riscatto tra le figure più interessanti del '900.

Intitolata «Antonio Ligabue», l’importante rassegna è stata promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri e dal comune di Gualtieri e organizzata da Arthemisia Group e Creare-organizzare-realizzare. La curatela, come nelle celebrazioni del 2015 per i 50 anni dalla scomparsa, è stata invece affidata a Sandro Parmiggiani (direttore della Fondazione stessa) e a Sergio Negri (presidente del comitato scientifico), che insieme hanno ideato un percorso espositivo in grado di ricostruire la vicenda artistica e privata del pittore, oggetto spesso di derisioni crudeli che poi hanno lasciato il passo a grandi apprezzamenti.

Originario della Svizzera tedesca, Ligabue, dopo essere stato espulso dal suo Paese natale nel 1919, visse fino alla morte a Gualtieri, sulle rive del Po. Lì, nel 1929, incontra Renato Marino Mazzacurati, artista della Scuola Romana e poliedrico esponente di correnti artistiche quali il cubismo, l'espressionismo e il realismo, che ne comprende le potenzialità e gli insegna l’uso dei colori a olio, guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento.

Con singolare slancio espressionista e con una purezza di visione tipica dello stupore di chi va scoprendo i segreti del mondo, Ligabue si dedica alla rappresentazione della lotta per la sopravvivenza degli animali della foresta. Si raffigura in centinaia di autoritratti, cogliendo il proprio tormento e amarezza, causati in gran parte dall’ostilità e dall’incomprensione del suo ambiente. Un po' di serenità la trova solo quando immortala sulla tela il lavoro nei campi e ancora gli animali, questa volta domestici, che sente fratelli (in particolare, i cani).

La mostra è articolata in tre sezioni cronologiche, che corrispondono ai tre periodi in cui è suddivisa la produzione artistica di Ligabue. Si comincia con le opere realizzate tra il 1928 e il 1939, connotate da una notevole incertezza grafica e coloristica e dall’impianto formale semplice. Già in questo primo periodo, però, è presente uno dei temi più ricorrenti della sua poetica, ovviamente gli animali (come in «Caccia grossa» del 1929 e «Leopardo con gazzelle» del 1928-1929), delineati in un’ottica primitivistica dai tratti statici e ingenui, ma che lasciano già trasparire una straordinaria sensibilità inventiva.

Nicoletta Castagni

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