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La città alle soglie del Medioevo

La città alle soglie del Medioevo
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Alessia Morigi

Se proviamo a leggere i segni del passato nella città odierna, ci accorgiamo subito del fatto che Parma ha grandi potenzialità. L’archeologia urbana si dispiega, infatti, in numerosi indizi, sparsi nel centro storico con maggiore o minore evidenza. Come spesso accade negli insediamenti dove la vita non si è mai interrotta, la città moderna e contemporanea copre fisicamente quella antica. Sono quindi pochi i resti che, come il ponte romano, sopravvivono concretamente nella loro veste monumentale.
Le tracce più importanti della città antica e medievale sono, di solito, meno grandiose e più deperibili, siccome riguardano la sua forma e quella delle sue strade e piazze. Ciò significa che Parma non appare automaticamente per come era ma che servono professionalità e strumenti adatti a far parlare i segni del passato. Per chi sa leggerlo, il piano regolatore ha lasciato un’impronta molto chiara e, se l'occhio è allenato, si può addirittura arrivare a comprendere la sua evoluzione attraverso i secoli. In età romana la forma della città è geometrica e disegna una scacchiera perfetta: possiamo individuarla facilmente nelle vie che si incrociano ad angolo retto, nella coincidenza tra la piazza attuale e il foro, e, soprattutto, nella possibilità di riconoscere nel catasto di oggi il quadrilatero delle mura antiche. Spingendoci oltre nel tempo, possiamo vedere come mura e porte d’ingresso si modificano attraverso i secoli, seguirne lo spostamento nello spazio e, a volte, verificare se mutano forma edimensioni. Tutto questo ci consente di capire come la città cambia, e, di conseguenza, come si trasformano nel tempo le esigenze di chi la abita. Per farlo, ci basiamo, ad esempio, sulle riprese aeree del centro storico: ad una visione dall’alto a volo d’uccello, il quadrilatero delle mura risulta, infatti, meglio visibile che da terra, siccome vi si sono impostate sopra le case moderne, che disegnano una spina che corre esattamente lungo borgo Riccio, borgo Garimberti, borgo San Silvestro, borgo del Canale. Dopo la fine dell’antichità, questa cinta muraria resta in uso fino al dodicesimo secolo, quando Parma vede la costruzione di altre mura, allargate a comprendere i nuovi quartieri sorti dopo il Mille. Allo stesso modo, si leggono bene le maggiori strade romane, il cardine e il decumano, che corrispondono alle arterie urbane attuali via Farini-Cavour e via Repubblica-Mazzini e costituiscono l’ossatura stradale del centro storico odierno. Nel punto in cui le vie più importanti incrociavano la cinta muraria si aprivano le porte, dalle quali partivano anche le maggiori strade dirette al territorio, visibili dall’alto siccome spesso coincidenti con quelle attuali, 2come avviene, ad esempio, per la via Emilia, la via per Vicofertile, moderna via Imbriani, la strada per Brescello, ovvero borgo del Parmigianino, la via per Luni, ora via Bixio. Mura e strade correvano spesso vicine a canali e il fenomeno diede luogo, nel tempo, alla costruzione di portici, per facilitare le attività artigianali che richiedevano l’uso dell’acqua. Un primo portico si trovava lungo la strada al ponte Caprazzucca, in corrispondenza del tracciato delle mura, a sinistra dell’antica porta. Un secondo portico sorgeva sul lato ovest di un viottolo chiuso tra borgo del Canale e via Nazario Sauro, lungo il lato orientale delle mura, lambite ad est dal Canale Maggiore. Per capire come Parma cambia nel tempo, determinanti sono anche le carte raccolte negli archivi, che tramandano una quantità straordinaria di nomi di luoghi e monumenti, che altrimenti avremmo perduto: sempre in merito alle porte della città, sappiamo, ad esempio, dell’esistenza della chiesa di San Michele de Arcu, sorta nei pressi di un arco romano, che scavalcava la via Emilia all’ingresso orientale di Parma. A sud, in via Farini, ricordata con il nome di via di porta Nova, poi corretto in via dei Genovesi, si apriva una porta detta Peduculosa, localizzata tra le chiese di San Tommaso e San Salvatore.
Un primo documento parla di una Porta Peduculosa, che, in seguito, diventa Pediculosa, Pidoclosa e Pidoliosa. Il significato del nome non è chiaro. Alcuni hanno pensato al pedis, ovvero dall’unità militare bizantina, stanziata presso la vicina chiesa di San Tommaso, oppure al pedes, ovvero un passaggio pedonale, oppure ancora a clausa, cioè chiusa ai pedoni. Altri, facendo riferimento apediculus e ai suoi sinonimi colliculus e monticulus, hanno immaginato una porta proiettata verso i colli. Dalla parte opposta della città, dove le mura correvano, come hanno dimostrato scavi recenti, lungo il lato nord dell’attuale Cattedrale, sorgeva la porta Benedetta, vicino al borgo del Padulo, cioè una zona impaludata. Lungo lo stesso lato nord delle mura si apriva, secondo la tradizione erudita, anche la porta Flumentana. L’ingresso della città da est è testimoniato dalla notizia di una porta situata sotto la Cappella di Santa Cristina. Nel decimo secolo, la cappella era ubicata supra portam civitatis e aveva presumibilmente la fronte rivolta ad est, verso la campagna, mentre l’attuale chiesa barocca si affaccia su via della Repubblica. Infine, si entrava in città da ovest seguendo la strada che scavalcava il torrente all’altezza del ponte romano, che resta in uso fino all’alluvione del 1177, per essere poi sostituito dal nuovo pons Salariorum, o Mocum, costruito poco più a monte. Nel quattordicesimo secolo un sigillo circolare mostra ancora il ponte antico sormontato da edifici della corporazione dei merciai parmigiani.

*Alessia Morigi è responsabile degli insegnamenti di Topografia antica, Metodologia della ricerca archeologica, Topografia dell’Italia antica e Urbanistica del mondo classico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Parma. Tra i suoi maggiori interessi, la definizione della forma e dell’organizzazione della città e del territorio nella loro evoluzione diacronica e nelle loro multiformi espressioni monumentali, dall’età arcaica alla tarda antichità. E’ uno degli autori di «Parma romana» (Mup Editore 2009) e ha curato il capitolo «La città dentro la città. Le trasformazioni di Parma antica».

 

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