Arte-Cultura

Le donne del Risorgimento

Le donne del Risorgimento
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 Sono iniziate, con la solenne visita del Presidente Napolitano, le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, partendo dalla Sicilia col ricordo della spedizione dei Mille di Garibaldi. 

Parma partecipò col suo contributo di garibaldini e di patrioti al periodo risorgimentale, che iniziò con fervore ben prima del 1860, non solo nelle battaglie ma anche nei salotti dell’alta borghesia e della nobiltà, in cui ebbero un ruolo di primo piano le donne, nell’elaborazione delle idee e col sostegno anche materiale.  Il loro contributo si esplicò persino nei campi di battaglia, ma soprattutto fu fondamentale nei salotti dove si riunivano gli spiriti illuminati: sotto l’apparenza di conversazioni letterarie si cospirava; così le dame dell’alta borghesia accoglievano i grandi protagonisti maschili, ai quali fornivano conforto e appoggio, nonché suggerimenti intelligenti.  
L’elaborazione delle idee al femminile è rimasta tuttavia in ombra, sebbene non siano mancate le dame colte e attive, che manifestarono pubblicamente con lo scrivere le loro tendenze politiche: tra queste ricordiamo Clara Maffei, animatrice di un famoso salotto milanese, frequentato anche da Giuseppe Verdi.
   Anche a Parma vi furono signore che seguirono tale strada; erano per lo più di posizione sociale altolocata e mogli di personaggi a loro volta impegnati nel movimento liberale: facciamo solo un cenno di Antonietta Ferroni Tommasini (1780-1839), consorte del celebre medico, e nota per essere stata amica, con la figlia Adelaide Tommasini Maestri, di Giacomo Leopardi. Antonietta, poligrafa, manifestò varie volte sentimenti patriottici, di cui è testimonianza una lettera scritta a un giovane patriota reggiano.  
Interessante è la figura di Albertina Montenovo Sanvitale (1817-1847), la figlia di Maria Luigia che condivise col marito Luigi Sanvitale gli ideali liberali, accettando sofferenze familiari: sopportò con coraggio persecuzioni politiche, confortò il marito nell’esilio e incoraggiò il figlio Alberto ad impegnarsi per la causa italiana.Anche Albertina ha lasciato diversi scritti .  Alla famiglia Sanvitale appartenne Isabella Sanvitale Simonetta, alla quale dedicò un bel componimento Jacopo Sanvitale (1785-1867), che patì l’esilio per non venir meno alle sue idee; esse furono peraltro condivise dalla moglie Giuseppa Folcheri, piemontese, colta e geniale pittrice, ardente come lui di spirito di italianità, che la portò a subire col marito l’esilio e aspre traversie. Partecipò infatti ai moti del 1831, e la sua scheda segnaletica redatta dalle autorità di polizia ci dice che fu allontanata dallo stato con passaporto intestato al cognome della sua famiglia di origine e un sussidio pecuniario. Morì in esilio, a Marsiglia nel 1848, come la figlia Clementina.  
Tenne un salotto rinomato anche Margherita Moradet Melloni, cognata dell’illustre fisico e liberale Macedonio Melloni (1798-1854): la sua casa era frequentata da eminenti personalità, scienziati, letterati, artisti; la signora non trascurò neppure le opere di carità verso i più deboli, come ricorda lo Janelli che ne tesse ampi elogi. Dai biografi fu confusa con Rita Melloni, figlia di Macedonio, che morì a Genova dopo aver condotto una vita oscura e appartata.  
Di tipo diverso, strettamente umano e sentimentale, è il ruolo giocato da Teresa Trecchi (Cremona, circa 1814 - post 1862), figlia del marchese Manfredo e sorella del colonnello Gaspare, aiutante di campo di Garibaldi. Donna colta, sensibile e aperta alle nuove idee politiche, rimase affascinata da Garibaldi (la cui fama di conquistatore di donne non si smentì certo a Parma...), che ospitò nella sua bella villa di Maiatico, dopo la visita da lui compiuta a Parma in un’atmosfera di entusiasmo. Viveva separata dal marito, per cui non fece nulla per nascondere la sua amicizia col celebre condottiero; arrivò addirittura ad ospitare la giovane e vivacissima figlia di Garibaldi, Anita, con la madre Battistina Ravel, di Nizza. Mentre Garibaldi era a Caprera, gli scrisse moltissimo, inviandogli anche tralci di vite di Maiatico da trapiantare e fusti di castagno.Interessante è la figura di Ada Corbellini Martini (1843-1866), una poetessa «pasionaria» garibaldina, che dedicò ai ragazzi in camicia rossa guidati dall’«eroe dei due mondi» versi che furono popolarissimi non solo in Italia ma anche in America. Le sue infiammate rime in lode dei ragazzi in camicia rossa varcarono addirittura l’Oceano, essendo citati persino in un giornale di Buenos Ayres. Molto celebre è la poesia «Io sono l’italiana giardiniera» che esalta la società segreta femminile (detta appunto la Giardiniera) parallela a quella maschile dei Carbonari. Ada Corbellini morì giovanissima nel 1866, non senza aver visto coronato il suo sogno patriottico, e aver assistito di persona alle prime sedute del nuovo Parlamento.
Visse anche a  Parma Giuditta Sidoli (1804-1871), amica, collaboratrice e amante di Giuseppe Mazzini; fu nella nostra città dal 1837 al 1852, anno in cui la sua villa (che si trovava nella zona della via attualmente a lei intitolata) fu perquisita. La Sidoli venne dapprima portata nel carcere di San Francesco, poi allontanata da Parma e dall’Italia. Trascorse i suoi ultimi anni a Torino, dove tenne un salotto frequentato da spiriti liberali.
ANNA CERUTI BURGIO  
 
 
 
 
 
 

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  • Emma

    17 Dicembre @ 14.45

    Grazie!!!!!! K bll sapere i nomi di qst donne k hanno lavorato x la liberazione del nostro paese.. ne vado fiera!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! W LE DONNE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi

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