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Bellano, miti sardi lungo il lago

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 di Francesco Mannoni
L'esistenza della mamma del sole è una delle scoperte che ho fatto andando per la prima volta in Sardegna con mio figlio per farlo conoscere alla lunga fila di zie e zii che mia moglie, sarda, conserva là. Questa leggenda mi ha incuriosito molto, perché mentre da noi usiamo metafore nere, buie, non dico per spaventare i bambini, ma per convincerli all’ubbidienza, in Sardegna, grazie alla natura solare, la mamma del sole è diventata l’alter ego di queste nostre figure scure». Andrea Vitali, il romanziere di Bellano, giustifica così il titolo del suo diciottesimo romanzo «La mamma del sole» (Garzanti, pagine 288, euro 18,60), e la sua incursione nel mondo dei miti sardi dove il fantastico spesso sposa l’orrido e aizza la balentia dei giovani alle sfide supreme.
«Mi piaceva la sua immagine di luce immensa, quasi cattiva - spiega ancora Vitali finalista con questo romanzo al Premio Pen Club -, contrapposta invece al buio, alle ombre e alle atmosfere con cui venni condizionato da bambino. Questa mamma del sole mi ha talmente suggestionato che non sono riuscito più a dimenticarla». 
A evocare ''la mamma del sole'' è il brigadiere sardo Mannu, in servizio a Bellano. In un flash all’inizio del romanzo, in un luglio umido e caldo, rammenta i suoi spauracchi di ragazzo, come se anche in Lombardia, sul lago, fosse arrivata la luminosa figura a picchiare duramente sulle teste. Personaggio già noto ai lettori di Vitali come l’appuntato siciliano Misfatti, il maresciallo Maccadò e il carabiniere Milagra, Mannu è impegnato a seguire un caso molto ingarbugliato: la scomparsa nel nulla della sessantottenne Maria Domenici, che aveva lasciato il Pio Albergo San Generoso di Gravedona il giorno della festa della benefattrice dell’Istituto, e s'era imbarcata sulla motonave Nibbio sulle tracce del figlio Aurelio, attorno al quale s'infittisce un mistero di cui un sacerdote conosce la verità, ma è indeciso se dirla o meno. Ma per Maria, scoprire che gli «ossicini del figlio non sono nella bara come aveva creduto per cinquant'anni, equivale ad uno shock tremendo, tanto da morirne». Indagando su Maria, Mannu si ritroverà anche ad assumere informazioni su Velia Berilli, donna nota in tutto il circondario per aver partorito 14 figli tra legittimi e illegittimi. E saranno altri misteri. Anche in questo romanzo che si svolge nel 1933, Vitali riporta parecchi richiami all’era fascista sfondo della vicenda, a cominciare dalla motonave «Patria»  che sta facendo l’ultimo viaggio sul Lago di Como, le imprese di Italo Balbo, una flotta di idrovolanti che sta attraversando l’Oceano Atlantico e altri avvenimenti che a Bellano vedono coinvolte autorità politiche ed ecclesiastiche. 
Vitali, c'è una ragione particolare per cui ha chiamato Maria la protagonista del romanzo?
«Il nome questa volta è volutamente canonico. Maria è il riassunto del mio mondo che sta scomparendo. Non vorrei dire una cosa troppo intellettuale o troppo malinconica, ma con il passare degli anni i miei personaggi di riferimento purtroppo, se ne stanno andando, il mondo stesso sta cambiando a una velocità esagerata e questo mi mette un po' di malinconia. Maria Domenici, non solo va alla ricerca di un figlio che ha avuto e che non ha mai conosciuto, ma è come se andasse a ricreare un mondo che non esiste assolutamente più».
 Il mistero che aleggia intorno alle due donne, Maria e Velia, dà alla storia un andante giallo, ma visto il procedere del romanzo, non mi sembra che la sua intenzione fosse di scrivere un noir, e il libro ha fini ben più alti e profondi.
«La mia intenzione non è mai stata quella di scrivere un giallo classico o un noir: non è nelle mie corde e non ci tengo neanche. Mi piaceva molto di più l’idea di rendere l’impressione del mondo che pian piano va componendosi e omologandosi. Non più quello a cui finora ho fatto riferimento, e spero di continuare a farlo negli scritti futuri, ma il mondo della mia infanzia, della mia gioventù. Un mondo un pochino più chiuso, ma più compiuto, autosufficiente». 
Come possiamo valutare una pena immensa come quella di Maria? 
«La pena delle madri non è valutabile, e Maria ne muore, delusa della vita, straziata dal dolore. Ma questo fa parte anche della mia realtà, perché dopo quasi trent'anni di professione medica, ho visto tanta gente morire delusa. E’ un discorso che ho meditato a lungo perché nei romanzi precedenti preferivo dare spazio più al divertimento e al grottesco, ma di fronte alla figura di Maria non me la sono sentita, perché rappresenta l’addio alla vita senza averla compresa del tutto».
Che cosa differenzia questo suo romanzo dai precedenti?
«La differenza è che qui ho affrontato il tema della sofferenza e del dolore nella vita, e confesso che chiuso ''La mamma del sole'', sono entrato in un blocco di scrittura e non riesco a rientrare nella dimensione ludica che ha caratterizzato altri miei libri».

La mamma del sole - Garzanti, pag. 288,  18,60

 

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