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Corteo regale da Parma a Vienna

Corteo regale da Parma a Vienna
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 Nel piccolo quanto interessante museo di Villabassa in val Pusteria c'è per i parmigiani una piacevolissima sorpresa: il ricordo del passaggio e della sosta di Isabella di Borbone, figlia del duca di Parma don Filippo, che stava recandosi a Vienna per sposare l’arciduca Giuseppe d’Asburgo Lorena, futuro imperatore del Sacro Romano Impero.

 Era il 22 settembre 1760 e gli abitanti di Niederdorff (in italiano Villabassa) assistevano stupefatti all’arrivo del regale corteggio, partito da Parma sabato 13 e composto da ben 180 persone. A testimonianza dell’evento sono rimasti tre dipinti: i ritratti della diciannovenne Isabella e del suo sposo coetaneo e un’immagine della sfarzosa carrozza in legno intagliato e dorato nella quale sedevano l’Infanta e la sua Maggiordoma Maggiore, Contessa vedova di Erdodi, scortata da  eleganti paggi con spada e picca. 
Il ritratto della nuova Arciduchessa d’Austria è una copia di quello, ufficiale, eseguito nel 1758 da Jean Marc Nattier, oggi conservato a Vienna.Isabella Maria Luisa Antonietta Giuseppina Giovanna Domenica Ferdinanda Saveria era nata a Madrid il 31 dicembre 1741, figlia del ventunenne principe spagnolo Filippo e della quattordicenne principessa Luisa Elisabetta, primogenita di Luigi XV. La rigidissima etichetta che vigeva nella corte spagnola, dove dominava la regina Elisabetta Farnese moglie di Filippo V, spegneva presto la vivacità di Luisa Elisabetta che riversava tutto il suo affetto sulla figlia Isabella; e il legame tra loro resterà sempre strettissimo, anche perché il rapporto matrimoniale dei genitori era piuttosto faticato e gelido e forse questa situazione influirà sulla concezione negativa che Isabella aveva degli uomini.
 In un libro scritto dopo il matrimonio osserva: «L'uomo è un animale inutile, non sa far altro che il male, spazientirsi, imbrogliare le cose più lineari. Gli uomini sono solo capaci di amare se stessi». Nel 1748 in seguito al Trattato di Aquisgrana il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla veniva assegnato a don Filippo di Borbone, secondogenito di Elisabetta Farnese, che giungeva a Parma con molti artisti e artigiani francesi. La moglie e la figlia lasciavano Madrid per raggiungere Parma e durante il viaggio si fermavano alcuni mesi a Versailles alla Corte di Luigi XV dove si respirava un’atmosfera diversa rispetto a Madrid, più colta e ricercata, che lasciava il segno sulla giovane Isabella. 
La cultura francese avrà un ruolo importante nella corte parmense in quanto come istitutori di don Ferdinando venivano chiamati Condillac e Keralio della cui lezione approfitterà Isabella che a 17 anni scriveva un libro di oltre 500 pagine intitolato «Commentari politici e militari».Alta, sinuosa, con una carnagione bianchissima, gli occhi neri e pungenti, le mani affusolate, la sua bellezza incantava coloro che l’avvicinavano e scoprivano pure le altre sue doti culturali, la profonda conoscenza della filosofia e della teologia, l’amore per la musica (suonava il violino) e la pittura: allieva del Baldrighi, nel 1759 donava all’Accademia il suo dipinto «La carità romana» (oggi nella Galleria Nazionale) e la giovane che aiuta il padre ha i suoi stessi occhi neri e penetranti.
 Nel 1759 moriva la madre, recatasi a Versailles, e questo la prostrava profondamente, acuendo la sua tendenza alla malinconia, che il matrimonio non alleviava nonostante le premurose attenzioni del marito, della suocera e di tutta la corte, colpita dalle sue qualità. Lo sposalizio con l’arciduca Giuseppe, come era usanza, veniva celebrato in due tempi: prima le nozze per procura a Parma e poi la cerimonia ufficiale a Vienna.
 Nella capitale del ducato mercoledì 3 settembre giungeva, accolto coi massimi onori, il Principe di Lichtenstein quale rappresentante dello sposo, e alla sera nel Reale Teatro si rappresentava «Le Feste d’Imeneo», scritta appositamente dal Frugoni e musicata dal Traetta. Domenica 7 nel Duomo riccamente addobbato veniva celebrata la solenne cerimonia. Il sabato seguente, salutata dai colpi di cannone, partiva la «Nostra Reale Arciduchessa» che giungeva a Vienna il 6 ottobre come ci informa la «Relazione» stampata a Parma nella Stamperia di Filippo Carmignani.
 Il serenissimo sposo dava la mano a Sua Altezza Reale l’Arciduchessa quando scendeva dalla carrozza ed entravano insieme nella chiesa dei padri Agostiniani Scalzi accolti dal Nunzio Pontificio che dava la benedizione nuziale. A Palazzo si teneva un sontuoso banchetto con un nuovo vasellame d’oro. Nozze splendide quanto sfortunate. Isabella brillava a corte per bellezza e intelligenza ma dai suoi scritti emerge il suo pessimismo e solo con la cognata Maria Cristina riusciva a sciogliere il suo animo, i suoi sentimenti. Nel 1762 nasceva la prima figlia Maria Teresa (che morirà a 8 anni) seguita nel '63 da Maria Cristina, morta durante il parto; pochi giorni dopo, il 27 novembre, anche Isabella, appena ventiduenne, si spegneva, colpita dal vaiolo. 
Un colpo terribile per il marito che non la dimenticherà mai; visiterà Parma nel giugno del '69 per l’annuncio delle nozze di sua sorella Maria Amalia col duca don Ferdinando. In ricordo della visita in piazza Garibaldi veniva eretta la Colonna dell’amicizia, disegnata dal Petitot.
PIER PAOLO MENDOGNI
 
 
 
 

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