Arte-Cultura

Eco-mostri: Bel Paese degradato

Eco-mostri: Bel Paese degradato
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Per ora è solo l'abbozzo di una mostra. O meglio: è una mostra destinata a crescere ancora. Perché il bello – o forse dovremmo dire il brutto – deve ancora venire. Per ora ci sono l'idea geniale, il committente, la sede perfetta. Manca però una parte del materiale espositivo. Affinché il progetto si realizzi appieno, servono altre immagini ed è richiesto il contributo di tutti. Di tutti coloro che sanno guardare. Di tutti coloro che non si sono ancora assuefatti al brutto che ci circonda.  «Nuovo paesaggio italiano» è la mostra-denuncia dedicata al degrado dell'Italia, a come il Bel Paese si è trasformato in questi ultimi decenni. A come il territorio raccontato, dipinto, fotografato dai più grandi artisti del mondo dal Rinascimento ad oggi, è stato razziato e deturpato. A come, non curante del senso del bello, ogni Regione e ogni città, più o meno, da Nord a Sud, ha permesso al brutto di farsi largo, lasciando che mostri edilizi - piccoli o grandi - sorgessero anche nei luoghi più magici del pianeta. Un esempio? L'eco-mostro affacciato sulla meravigliosa spiaggia della Marmorata. Un altro esempio? La miriade di palazzacci nelle periferie. Un altro esempio ancora? La marea di coste cementificate senza pietà dall'Adriatico al Tirreno. L'elenco di esempi rischia di essere infinito. Ed è per questo che i promotori dell'iniziativa passano la parola agli italiani attenti. Chiunque, dunque, potrà - quasi dovrà - portare la propria testimonianza, la propria esperienza, la propria sensibilità. «Nuovo paesaggio italiano» è un'idea nata dal sodalizio di Oliviero Toscani, artista-fotografo e Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, con la collaborazione del Fai (Fondo ambiente italiano). Il padrone di casa è Vittorio Moretti, imprenditore edile bresciano, nonché signore del vino di Franciacorta con Bellavista e Contadi Castaldi e ora anche di Toscana. «Nuovo paesaggio italiano» vuole diventare un'esposizione permanente – anche grazie a internet e alle nuove tecnologie – di denuncia costante. «Un'esposizione collettiva in quotidiano aggiornamento. Un nuovo modo di intendere, comunicare, di parlare di paesaggio, un atteggiamento di difesa e di attacco» dicono i promotori.  Per ora a Suvereto, nel cuore della Toscana, nella bellissima cantina Petra, portento della progettazione nel rispetto dell'ambiente realizzato dall'architetto Mario Botta, c'è l'embrione della mostra (aperta fino al 30 ottobre da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19 - ingresso libero - visite guidate su prenotazione). Petra, interamente scavata nella montagna, è la prova che modernità e bellezza possono andare a braccetto. L'edificio, armoniosamente calato tra le dolci colline della Maremma, è sede ideale di una mostra che punta a difendere ambiente, natura e bellezza.  L'appello alla partecipazione arriva da Settis: «Divorato dall’incuria e dal cemento, il paesaggio italiano sta morendo. Quello che fu il Bel Paese è invaso dalle armate nemiche: ecomostri grandi e piccoli, tetre villette, squallidi capannoni, mesti condominii si insediano in valli, colline, dune, scenari naturali di grande bellezza che i nostri avi hanno reso ancor più armoniosi, e li devastano irreparabilmente. Di fronte a questa peste che cresce ogni giorno, istituzioni, addetti ai lavori, politici d’ogni colore tacciono quasi sempre, complici di fatto del brutto che avanza. Molti italiani chiudono gli occhi, non vogliono vedere, o pensano ai paesaggi d’una volta, o si rifugiano nei lembi di territorio (sempre meno) ancora in salvo (per poco). Aiutiamo gli italiani a riaprire gli occhi, a guardarsi intorno. Fotografiamo gli scempi e le sopraffazioni su un patrimonio che è di tutti, che è la nostra memoria e la nostra anima». 
A Toscani tocca la denuncia: «Il paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione, viene ogni giorno violentato» dice Oliviero Toscani. Che porta anche i primi esempi e spunti di riflessione: «Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con tessera di partito, campane computerizzate, centri commerciali che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di artigiani, “spaghetterie” che rimpiazzano le civili trattorie e i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali, sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e condominii osceni invece delle case a misura d’uomo».  Moretti, che ha messo a disposizione la sua cantina per ospitare la mostra, lo ha fatto con la convinzione dell'imprenditore amante del bello e della vita: «Ecco sono qui a parlar di Paesaggio e sono un imprenditore, un costruttore, ma è proprio per questo e soprattutto per questo che ho accettato di appoggiare il progetto Nuovo Paesaggio Italiano, perché si guardi in modo nuovo al nuovo modo di realizzare architettura. La qualità del nostro lavoro dipende molto anche dalla committenza e il progetto Nuovo Paesaggio Italiano ha in sé la forza di risvegliare un senso, e direi quasi una coscienza estetica di cui noi italiani siamo stati sempre orgogliosi. Ben venga allora un’autocritica radicale e l’appuntamento è a Petra, presso la nostra cantina di Suvereto in Toscana, per continuare a ripensare al paesaggio italiano». Per essere protagonisti di «Nuovo paesaggio italiano» inviare immagini e video a info@nuovopaesaggioitaliano.it (skype: nuovopaesaggioitaliano - mms: +39 338 1163674) o visitare il sito www.nuovopaesaggioitaliano.it. E per gli amanti di Facebook esiste già un nutrito numero di amici di «Nuovo paesaggio italiano». Ora la parola passa ai cittadini.

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