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Arte-Cultura

Poesia, marmo e colore

Poesia, marmo e colore
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 di Remo Cutri

Grande evento poetico-artistico a Milano, in corso fino al 29  settembre. L’artista Marco Nereo Rotelli, celebre per installazioni in tutto il mondo e per il suo rapporto con la poesia e i poeti (più volte ha partecipato al ParmaPoesia Festival), fonte d’ispirazione perpetua della sua opera, è presente a Milano con grandi installazioni, che ammantano d’arte e di poesia la città. L'iniziativa si intitola «Poetry-parola d'artista» ed è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano e prodotto da Palazzo Reale, Rotonda di via Besana e dal Centro Italiano per le Arti e la Cultura,  con la collaborazione del poeta Adonis, è un evento dedicato all’opera artistica di Rotelli sui versi dei grandi poeti contemporanei. «Poetry-parola d'artista» coinvolge Milano in diverse sedi: due mostre, alla Rotonda di via Besana e a Palazzo Reale,  installazioni  urbane in Piazzetta Reale, in Corso Buenos Aires e in città per un totale di centinaia di  opere dell’artista Rotelli che presentano una delle realtà più interessanti del mondo artistico contemporaneo. In Piazzetta Reale sorge l'installazione «Le pietre sono parole» (12  grandi massi grezzi in marmo di Carrara scolpiti con i versi di Adonis, Yang Lian, Roberto Mussapi, Andrea Zanzotto, Seamus Heaney, Yves Bonnefoy, Wole Soynka, Charles Wright, Lars Gustafsson, N. Scott Momaday, Derek Walcott e Edoardo Sanguineti). «Manifesto poetico» consiste nell'esposizione di  numerosi poster affissi per tutta Milano con i volti di Maurizio Cucchi, Roberto Mussapi, Franco Loi, Viviane Lamarque e altri undici poeti milanesi. Infine la rassegna «Parola dipinta» (Rotonda della Besana) con opere di Marco Nereo Rotelli su più di 500 poeti contemporanei (tra i tanti, Derek Walcott, Lawrence Ferlinghetti, Mario Luzi, Edoardo Sanguineti, Alda Merini). Due di queste rassegne («Le parole sono pietre» e «Manifesto poetico»)  vedono  la collaborazione di Roberto Mussapi (58 anni, cuneese ma da molti anni residente a  Milano), uno dei più importanti e autorevoli poeti  di oggi, ammirato dalla critica non  solo italiana e noto per il poema «Antartide» e per raccolte di liriche di profondo respiro epico-narrativo e forte spessore etico quali, per  citarne solo alcune, «Luce frontale», «Gita meridiana» (contenente il sublime poemetto «Il cimitero dei partigiani»), «La polvere e il fuoco» e «La stoffa dell'ombra e delle cose». Si tratta di «Manifesto poetico» e «Le pietre sono parole»,  rispettivamente gigantografie di manifesti poetici con la fotografia degli e versi dei poeti milanesi e versi di grandi poeti del mondo scolpiti in blocchi di marmo di Carrara.

Come è nata la sua collaborazione con Rotelli e che cosa l'ha colpita nei suoi progetti?

Conosco Rotelli da anni, e da anni dedica la sua esperienza artistica alla poesia come fonte di ispirazione, come mondo d’origine e di riferimento. Per i poeti, per la poesia stessa, la sua presenza è molto importante. In questo caso, poi, dopo avermi chiesto alcuni versi per la rassegna di manifesti di poeti milanesi, e per l’installazione di blocchi di marmo con versi di poeti di tutto il mondo, mi chiese anche di collaborare alla scelta, e di organizzare un’antologia di poeti mondiali da Bonnefoy a Heaney, da Soyinka a Charles Wright, con cui ho relazioni profonde, spesso affinità elettive. A parte l’importanza intrinseca dell’evento, popolare Milano di poesia, portare i versi dei maggiori poeti del pianeta, mi affascinò subito l’intelligenza e la quintessenza direi artistica, concettuale del progetto: fotografia e pietra. Carta e marmo. Effimero e permanente. La fotografia è la quintessenza dell’immagine fissata nell’istante, a cui sta già sfuggendo. La fissazione del movimento. La vita che dilegua, il brivido del divenire. I volti dei poeti di Milano sono fotografati, inquadrati, fissati nel divenire che tutti ci muove e coinvolge. Ma l’artista ha composto i nostri volti con alcuni versi: i versi sono la prova del perdurare del poeta, quando anche la sua immagine sarà scomparsa. 

E quindi non solo del poeta….

Perfetto. Il poeta non scrive per se stesso. Quel perdurare riguarda tutti, la poesia ne è  prova, il poeta è colui che ritualmente sfida il nulla, fissa, ricorda, fa memoria.

Sul manifesto, in questo caso, se ho ben capito, sulla carta…

Sul manifesto di carta che la pioggia e il  vento a poco a poco scoloriranno fino a dissolvere. Ma la speranza e il desiderio sono che quei versi restino. E alla natura effimera della carta, come della stessa immagine fotografata, Rotelli contrappone la pietra. La pietra è la quintessenza stessa della realtà. E’ dura, scrive Mircea Eliade, il sommo storico delle religioni. Se urti contro la pietra ti fai male. E’ prova dell’indubitabilità del reale. I versi scolpiti nella pietra sono l’espressione archetipica della volontà di permanere, della memoria poetica. Sono molti gli elementi di interesse dell’intera manifestazione curata da Rotelli, ma questo nucleo forte ha colpito subito la mia appercezione elementare. 

Verba volant… 

Sì, ma «scripta», le parole scritte, e poi impresse nel marmo, non si contrappongono alle parole che volano via in un soffio. Nascono per ricordare quel soffio, quel respiro, per renderlo eterno. Rotelli contribuisce da tempo a questa messa in luce della realtà animica e animante della poesia. Al di là della poesia in senso stretto, quella scritta dai poeti, vi è un istinto poetico, che spinge l’uomo alle grandi imprese. A questo mira Marco Rotelli. A una sorta di illusione attinica in cui poesia e arte si fondono, come all’origine. Ritualmente. La sua arte nasce dall’impalpabile carne della poesia. Impalpabile, ma reale e ispirante. 

 

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