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Arte-Cultura

Seduzione del legno e del colore

Seduzione del legno e del colore
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di Pier Paolo Mendogni

Si è vestita a nuovo la Mostra dell’antiquariato di Forte dei Marmi che in questa ventunesima edizione (fino al 24 agosto), sotto la brillante regia del parmigiano Orlando Tanzi, ha visto il Palazzetto dello sport trasformato da un rinnovato allestimento, razionale e luminoso, che valorizza maggiormente la splendida parata di mobili, sculture, dipinti, gioielli, reperti archeologici, arredi. Alla difficoltà dell’attuale congiuntura economica gli antiquari hanno risposto presentando dei pezzi di assoluto valore, che costituiscono dei sicuri investimenti per la loro qualità e unicità. Tra i mobili di grande pregio, ad esempio, spicca uno strepitoso bamboccio genovese ('500) con ben sei ordini di sculture, due cavalieri che calpestano il nemico scolpiti nel cassetto più alto e le maniglie formate da altrettante sculture: un gioiello di abilità e fantasia decorativa. Numerose le presenze seicentesche tra cui una credenza emiliana in noce, un comò parmigiano, uno stipo in pioppo con patina scura, un cassettone lombardo, un tavolo ovale in noce, un alto cantonale; col Settecento i mobili acquistano linee più mosse e colori più brillanti come la radica di un imponente trumeau veneto, il bois de rose di una scrivania lombarda Luigi XVI, poltrone genovesi Luigi XIV; di fattura parmigiana è un bel tavolo Luigi XV.

Dall’Europa giungono una singolare scrivania inglese in mogano e un mobiletto tedesco Luigi XIV. La «Sacra Famiglia con San Giovannino e Santa Elisabetta» di Raffaellino del Colle - un autore che sa unire la grazia all’aneddotica - è tra i dipinti di maggiore pregio. Si fanno pure notare un tondo con la Madonna in adorazione del Bambino, una scena biblica dalle caratteristiche veronesiane, due notevoli tele che hanno per soggetto San Sebastiano. Fra i temi profani un «Baccanale» fiammingo ci porta sulla scia di Jordaens con l’aggiunta di una pregevole natura morta mentre una Battaglia tra cristiani e turchi è del napoletano Carlo Coppola. Dell’elegante pittura settecentesca fornisce un brillante saggio Jean Marc Nattier con un fascinoso «Ritratto di gentildonna». Tra i dipinti ottocenteschi si segnala il gustosissimo «Mandorli in fiore» di Beppe Ciardi: un’idilliaca scena con pastorella e caprette tra i festosi bianchi ricami degli alberi primaverili.

Di singolare interesse per qualità e freschezza una collezione di 35 bozzetti di abiti d’alta moda degli anni Sessanta. Ricca la presenza di sculture, iniziando dalla ragguardevole «Madonna col Bambino» in stucco policromo della bottega di Antonio Rossellino, uno dei più noti artisti quattrocenteschi, e da un dolente «Compianto» ligneo sempre dello stesso secolo; al '500 appartiene un raro ciborio di Santi Buglioni con angeli e santi. Splendido il seicentesco busto ligneo di Santa Teodora con la veste dorata e una ciocca di capelli che le scende sulla spalla. Efficacemente realistico il «Busto di una nobildonna» di Giovanni Lanzirotto (1830) mentre la mirabile «Beatrice adolescente» di Francesco Messina (1983) è una suprema sintesi di grazia acerba in procinto di sbocciare. Curiosando tra gli stand si colgono straordinarie sorprese: ad esempio, un enorme, splendido vaso giapponese Suzuma in ceramica del '700 con leoni e samurai, proveniente dal palazzo imperiale di Tokio; una dea rosa in avorio realizzata a Pechino nell’800; una dama di compagnia dell’imperatrice, sempre ottocentesca, in giada birmana; un rarissimo bufalo settecentesco in rubino naturale da 4500 carati. E poi scintillanti servizi in argento e dorati provenienti dalle grandi navi; un enorme lampadario di Murano dei primi del Novecento; la prima edizione italiana del «Trattato della pittura» di Leonardo da Vinci e il diario manoscritto di un cittadino del lombardo veneto che racconta la sua esperienza sotto Napoleone; fastosi arazzi fiamminghi del Cinque e Seicento; una stupefacente tenda veneziana neoclassica con alcune raffigurazioni, una tovaglia veneziana fine '800, corsie con strumenti musicali.

Per gli appassionati di archeologia e arti etniche si trovano vasi apuli a figure rosse, crateri dauni, cavalieri in terracotta cinesi, oggetti d’oro precolombiani, uno straordinario «messaggero» in bronzo del Benin (fine '700), una testa in terracotta della civiltà Noc (Nigeria, 500 d.C.).I gioielli costituiscono sempre un accattivante richiamo e la scelta è amplissima da quelli antichi ai contemporanei fino ai bijoux di Chanel degli anni Ottanta, oggi richiestissimi e qui esposti in una ricchissima collezione. Tra gli storici, una lunga collana ottocentesca in cammei di lava vulcanica, un bracciale con miniatura (1760); più vicini nel tempo le grandi firme: collana in smeraldi (30 carati) e rubini con orecchini di Van Cleef, bracciale di Tiffany in oro giallo con brillanti applicati (anni Quaranta), una splendida collana in frange di brillanti con pietre varie. Ci sono pure gioielli di Alberto Zorzi, orafo e scultore contemporaneo di successo. Come già lo scorso anno si è dato spazio all’arte attuale con le presenza del parmigiano Stefano Spagnoli, pittore di geniale estrosità e colta ironia, e della romagnola Anna Baraldi che, usando l’alluminio, chiodini e rame, disegna oggetti geometrici (specchiere, orologi, tavolini, cornici) di gusto raffinato.

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