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Bodoni eleganza oltre i secoli

Bodoni eleganza oltre i secoli
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Perdere la notte per la grazia piatta e sottile di una «elle». Inseguire per giorni l’equilibrata apertura di una «pi» sul suo stelo. Incaponirsi per mesi pur di avere delle maiuscole limpidamente degne di questo nome. Il grande incisore, tipografo e stampatore Giambattista Bodoni era un perfetto neoclassico: come consigliava Winckelmann, cercava di fermare la superficie dell’acqua, increspata dall’eccitazione, per gustarsi l’immobile profondità del mare. I suoi caratteri tipografici, nero sangue raffreddato sull'oceano latteo della pagina, avevano l’espressione delle figure greche: per quanto agitate da passioni, mostravano un’anima posata. È davvero appassionante e rasserenante a un tempo, ripercorrere «La fucina dei caratteri di Giambattista Bodoni». L’importante volume, edito da Mup in collaborazione con Fondazione Monte di Parma e Biblioteca Palatina e realizzato con il contributo di CePIM e di Organizzazione Stampa, è stato pensato in vista del bicentenario dalla morte di Bodoni, avvenuta a Parma nel 1813 (nato a Saluzzo nel 1740 da famiglia di stampatori, fu chiamato a Parma nel 1768 dal Duca Ferdinando di Borbone per impiantarvi la governativa Stamperia Reale, che dirigerà sino alla fine della sua vita e con una tale fama che letterati, bibliofili e viaggiatori del Grand Tour faranno sosta in città, non solo per ammirare la cupola del Correggio, ma anche per visitare la sua tipografia). Terzo titolo della collana «Mirabilia Palatina», l’opera è stata scritta da Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano di Parma (terzo museo della stampa in Europa e primo nel suo genere in Italia), e sarà presentata in anteprima nazionale domani a Bologna, in occasione di «Arte Libro 2010 - Festival del libro d’arte». L’incontro si svolgerà a mezzogiorno, nella Sala del Risorgimento del Museo Civico Archeologico della città emiliana (Via dell’Archiginnasio, 2), alla presenza dell’autore e di Guido Conti, direttore editoriale di Mup (De Pasquale e Conti presenteranno il libro anche a Parma domenica 3 ottobre, alle 18, nel Salone Maria Luigia della Biblioteca Palatina).
L'appuntamento bolognese, quest’anno dedicato a «L'arte di fare il libro d’arte», è la cornice ideale per illustrare l’opera di un tipografo come Bodoni noto in tutto il mondo, non solo per il raffinato e rigoroso fascino dei font da lui creati, ma anche per la ricerca estetica e l’armonia compositiva dei suoi lavori a stampa. Un genio della grafica, come si direbbe oggi, dotato di cultura, inventiva e abilità tecnica. Capace di pensare a ciò di cui aveva bisogno per dar corpo alla rivelazione di un’idea e di realizzare da sé i propri strumenti di lavoro. Ancora una volta, con questo volume la Biblioteca Palatina estrae dal suo scrigno una risorsa favolosa: la straordinaria raccolta di punzoni, matrici, forme e attrezzi di vario tipo utilizzati da Bodoni e conservati nel Museo Bodoniano, per un totale di circa 80 mila pezzi. Affresco mirabile e unico delle diverse fasi di produzione dell’ultima grande tipografia e fonderia dell’Ancien Régime, avvicina il lettore a una tecnica che, pochi anni dopo la morte di Bodoni, il re dei tipografi e il tipografo dei re come venne chiamato, sarà dispersa dal vento di nuovi procedimenti tecnologici. Il volume costituisce la prima scientifica ricognizione di questa preziosa raccolta, presentandola in maniera organica ed esplicativa e chiarendone, anche grazie al confronto con l’«Encyclopédie» di Diderot e D’Alembert, il «Manuel typographique» di Pierre-Simon Fournier e il «Dizionario delle arti e dè mestieri» di Francesco Griselini, sia le caratteristiche che le funzionalità. L'attività di Bodoni come disegnatore e fonditore di caratteri, che il saluzzese inizia già dal 1771, è un aspetto poco conosciuto della sua fortunata carriera. E di forte seduzione per noi contemporanei che, davanti allo schermo di un computer, abbiamo a portata di click un’impressionante scelta di caratteri, ma non ne percepiamo più la fatica dell’unicità: scriviamo e-mail con un volgare Arial, navighiamo in siti semplificati dal Verdana e prepariamo documenti in un comune Times New Roman. Noi che la domanda sulla forma della lettera di un alfabeto, nel suo alternarsi di pieni e di vuoti, nel suo necessario dialogare con altre lettere, nel suo costante occhieggiare allo spazio, non ce la poniamo più. Forse ci manca l’ultimo dei quattro principi che, come spiega Bodoni nella prefazione al suo «Manuale tipografico», costituiscono la bellezza di una famiglia di caratteri. Dopo l’uniformità o regolarità del disegno, dopo l’eleganza unita alla nitidezza e dopo il buon gusto, c'è l’incanto, quell'impressione che danno le lettere di essere state scritte non con svogliatezza né con rapidità, ma con somma calma come in un atto d’amore. Per questo Bodoni ha parlato la lingua di Winckelmann: classico come Fidia nella resa risolutamente pacata, moderno come Jacques-Louis David, nella tensione desiderante e umana da cui tutto origina.
La fucina dei caratteri di Giambattista Bodoni - Mup, pag. 130,35,00

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