Arte-Cultura

Quadri come fotogrammi

Quadri come fotogrammi
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di Lisa Oppici

E' una mostra d’arte, certo, ma dentro c'è tanto cinema. Lo stesso allestimento è pensato in chiave cinematografica. Del resto il cinema e l’arte in tutto quello che ho fatto s'inseguono e s'intrecciano: succede sempre così». Francesco Barilli non nasconde l’emozione: alla vigilia dell’inaugurazione, prevista per oggi alle 18, chiacchiera volentieri della mostra «Francesco Barilli. Tutta una vita», che sarà aperta da oggi  al 31 ottobre alla Galleria Sant'Andrea (via Cavestro). È un vero e proprio vulcano d’idee e di parole, diviso com'è tra l’allestimento dell’esposizione parmigiana, che cura personalmente, il set milanese del nuovo film dei fratelli Vanzina («L'ultima sfilata», thriller ambientato nel mondo della moda a 25 anni da «Sotto il vestito niente») e i progetti cinematografici da regista. Partiamo dalla mostra, 120 opere dalle tecniche più disparate, dall’acquerello all’inchiostro: «Sono quadretti abbastanza piccoli... Quasi fotogrammi, quasi piccoli film suddivisi in settori: c'è la guerra, c'è l’Italia, gli interni, il Po, gli animali... Tutta la mia roba, più o meno. In più ci sono cinque quadri grandi. E c'è un’intera parete, che si chiama ''Cinema'', dove sono esposti lavori sui film che non ho fatto: ho trovato storyboard, materiali di un film che doveva chiamarsi ''Diavoli a Natale'', disegni e altro ancora. E' tutto montato come se fossero fotogrammi: sembreranno sequenze vere e proprie», spiega l’autore, che delle opere in mostra dice: «Luca Sommi è venuto a casa mia a Roma, ha visto tutti questi lavori e mi ha detto che era un peccato non esporli: da lì l’idea della mostra». L’esposizione, realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Ucai - Centro culturale S. Andrea e Fondazione Monte di Parma, sarà accompagnata da un corposo catalogo curato dallo stesso artista e pubblicato da Mup Editore. Per Barilli questo non è che uno dei «lavori in corso». Gli altri sono tutti cinematografici. «C'è il film dei Vanzina, che sto facendo da attore: sono un vice questore. E poi ci sono i progetti da regista, alcuni dei quali in fase già molto avanzata».

Tutti progetti che manifestano la passione di Barilli per il noir, filone per il quale è considerato tra i grandi autori non solo in Italia ma anche all’estero. I suoi «Il profumo della signora in nero» e «Pensione paura» sono cult per gli appassionati del genere, ed è anche grazie a questo che Barilli sarà dal 7 ottobre a Barcellona nella giuria del Sitges Film Festival. Eccoli dunque, i tre progetti cinematografici in cantiere: «Il primo s'intitolerà ''La piccola signora nella grande casa'', e le riprese partiranno a marzo. È la storia di una persona che arriva in una casa e non ne esce più se non alla fine - racconta - dopo che è successo di tutto. Il meccanismo sarà quello delle scatole cinesi, che a me piace molto. Stiamo scrivendo la sceneggiatura con Federico Zampaglione e mio figlio Bernardo, che sarà anche produttore con Buddy Gang. Tra gli interpreti ci sarà Claudia Gerini, e Zampaglione curerà anche le musiche. Vorrei girare gli interni a Roma, ricreando l’appartamento in studio per potermi muovere al meglio con carrelli e macchine, e per gli esterni mi piacerebbe andare a Trieste». Il secondo è un film su cui Barilli sta lavorando da tempo. Mentre parliamo mostra felice un fascicolo: non un copione vero e proprio ma un trattamento già molto avanzato, con tanto di immagini. Lo sta scrivendo con Guido Conti: «S'intitola ''L'uomo dei fiumi profondi'' - spiega - ed è un film curioso, composito. È ambientato sul Po e c'entrano dei mostri, ma è fondamentalmente una storia d’amore, di musica e di sentimenti». Qui non ci sono date d’inizio set, ma Barilli si sta muovendo per arrivarci. Terzo e ultimo progetto: «Sto scrivendo un horror che mi hanno chiesto solo per il video. Sarà un horror a basso costo tutto girato qui. Ma non a Parma città: ai Boschi di Carrega, al Museo Guatelli di Ozzano, sulla frana di Corniglio». Tanta carne al fuoco, dunque, per l’artista parmigiano. «Diciamo che in questi anni non sono rimasto con le mani in mano. In questi momenti di crisi non solo economica ma anche di idee ho continuato a lavorare, a progettare e a pensare: ho preparato quello che sto facendo adesso».
 

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