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Guareschi e la Messa di Natale

Guareschi e la Messa di Natale
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di Egidio Bandini

Che l’archivio di Giovannino Guareschi rappresenti qualcosa che si avvicina molto ad una fonte inesauribile di sorprese ed inediti interessantissimi, probabilmente non è più una novità; lo è però che anche la biblioteca del papà di Peppone e don Camillo continui ad offrire spunti straordinari, che aiutano a capire meglio, non solo le opere, ma anche la vita dello scrittore. Così è accaduto, in queste ultime settimane, di trovare, infilate all’interno di volumi che Giovannino ha letto, lettere davvero singolari. Fra tutte ce n’è una profondamente commovente, scritta da Padre Paolino Beltrame Quattrocchi, per il Natale del 1963, alla vigilia del suo ingresso nella Trappa di Frattocchie in quel di Roma. Padre Paolino, con la lettera, accompagna un suo libro, stampato dal Monastero di San Paolo a Sorrento, dal titolo emblematico: «Questo sconcertante evangelo…».
«Caro Guareschi, – scrive Padre Paolino – un anno, per Natale, Guareschi era in clausura e Padre Paolino, ch’era a piede libero, fece in modo di poter venire a celebrare la Messa e a parlare in S. Francesco, proprio per poter “restituire” a Guareschi una parola buona. Dico proprio restituire: riferendomi alle tante parole buone che Guareschi gli aveva donato su Candido attraverso le prime (e le migliori) puntate di Don Camillo. Specialmente quella del Presepio. E nel parlare, al Vangelo, ai “claustrali”, in quella fredda mattina di Natale, P. Paolino alluse intenzionalmente a quella puntata, in modo che solo “Giovannino” potesse capire. E Giovannino capì e si commosse (non so se oggi ricorda ancora). Oggi le parti sono – per così dire – cambiate: Padre Paolino è in clausura (volontaria, amorevole, feconda, oh! quanto diversa!) e Giovannino è libero. Tuttavia, è Natale, e come allora, vengo ancora a trovarla, con la stessa simpatia, sperando che come in quel giorno mi ascoltò volentieri, questa volta mi legga, anche Lei con la stessa simpatia di quel giorno».
Il riferimento è ad un episodio che aveva segnato profondamente la vita di Guareschi durante il periodo di carcerazione in San Francesco a Parma. Giovannino scontava 405 giorni di prigione, a seguito della condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi. Era il Natale del 1954: Padre Paolino convinse il Cappellano del carcere a darsi malato, così poté celebrare lui la Messa natalizia per i carcerati. Scrive Guareschi da San Francesco: «A proposito di don Camillo, bisogna che ne parli: anche perché non si chiama don Camillo bensì padre Paolino. E io lo conobbi nel settembre del 1945 a Pescantina perché egli era là, con la Pontificia Opera d’Assistenza, ad accogliere noi reduci dai Lager. Ha celebrato lui la Messa, questa mattina, perché il Cappellano era malato, e, quando io riudii la sua voce, sussultai perché era la voce del mio don Camillo. E quando iniziò il sermone io ancora sussultai perché, se il mio don Camillo fosse non un povero prete di campagna, ma uno smagliante oratore come padre Paolino, così parlerebbe ai suoi fedeli». Dopo la Messa, Giovannino potè incontrare Padre Paolino e, come scrive lo stesso frate, commuoversi fino alle lacrime in un abbraccio fraterno. Avrà risposto Guareschi a Padre Paolino, gli avrà ribadito ciò che aveva scritto a proposito di don Camillo?
Forse l’archivio di Roncole nasconde ancora questa lettera. Ma, indirettamente, Giovannino aveva già risposto, in anticipo di nove anni sulla missiva di Padre Paolino, con quelle righe dalla prigione, e anche Padre Quattrocchi gli rispose idealmente, dall’introduzione del libro: «Accordiamo gli strumenti per quello che poi sarà il lavoro della sinfonia, che cercheremo di elaborare insieme da domani in poi».
Con la stessa simpatia e la stessa commozione di quel Natale in San Francesco, Padre Paolino in clausura e Guareschi a piede libero.

 

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