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Baglione, raffinata leggerezza

Un maestro dell'affresco che ha abbellito gli interni del Castello di Torrechiara

Baglione, raffinata leggerezza
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Artista versatile, estroso, paesaggista visionario, autore di raffinate figure longilinee e di fantasie decorative di suprema elegante leggerezza, Cesare Baglione per svariati motivi – compresa la scarsità di documenti – ha messo spesso in difficoltà gli storici dell’arte nell’individuarne l’autonoma e spiccata personalità e sottolinearne l’autentico ragguardevole valore. Così a quattro secoli dalla scomparsa (2 settembre 1615) dell’artista, che ha lavorato nel Bolognese e nel Parmense per i duchi Ottavio e Ranuccio Farnese, è giunto quanto mai opportuno il convegno intelligentemente organizzato su di lui dalla Pro Loco di Sala Baganza, con il coordinamento di Patrizia Ronchini Melegari, al quale hanno partecipato illustri studiosi del settore, le cui relazioni sono state raccolte ora in un volume di Atti, che verrà presentato sabato 18 marzo alle 10,30 nella Rocca Sanvitale, dove lui ha dipinto il camerino adiacente la Sala di Venere ed Enea sulla quale invece si sta ancora discutendo, come su quelle della Fama e di Ercole per le quali si ipotizzano gli interventi di Ercole Procaccini, Bernardino Campi, Orazio Samacchini. Sull’opera del Baglione hanno svolto lucidi approfondimenti Roberto Tarasconi (Grottesche non solo: per una rivalutazione della pittura di Cesare Baglione), Lucia Fornari Schianchi (Cesare Baglione «d’ogni cosa pittor»), Luciano Serchia (Baglione e le quadrature delle sale della Vittoria e degli Acrobati nel castello di Torrechiara), Michele Danieli (Baglione tra Prospero Fontana e i Carracci: un catalogo in espansione), Martina Nunes (Baglione in Palazzo Barbazzi a Bologna), Alessandra Talignani e Fabrizio Tonelli (Bertoia, Paganino, Baglione alla Corte di Ottavio Farnese 1571-74). Il primo grande interrogativo sull’artista riguarda il luogo di nascita (Cremona o Bologna) e la data (tra il 1545-50). Nel 1565 il «bolognese» è a Firenze a dipingere le pareti del primo cortile di Palazzo Vecchio in occasione del matrimonio tra Francesco de Medici e Giovanna d’Austria, come aiuto dei maestri Vini e Lombardi. Il Malvasia ne dà un giudizio approssimativo e sbrigativo forse perché non lo conosce a fondo, avendo lavorato prevalentemente nel Parmense dove hanno operato molti altri bolognesi tra cui Ercole Procaccini, Giovanni Antonio Paganino, Ercole Pio, Gerolamo Mirola, Orazio Samacchini, Agostino Carracci (morto a Parma e sepolto in Duomo). La attività per il duca Ottavio Farnese inizia il 1 gennaio 1574, come risulta dal contratto pubblicato dalla Talignani e da Tonelli: prevede un salario di 15 scudi d’oro al mese e l’uso di una casa in Capo di Ponte. L’assunzione del Baglione era stata accreditata dal luogotenente ducale Paolo Vitelli per il quale il pittore aveva lavorato a Città di Castello insieme al Paganino. E a Parma il Baglione collabora subito col bolognese negli affreschi del casino ex Sanvitale. Da escludere, invece, la presenza del Baglione nella decorazione delle volte di tre stanze al pianoterra dell’ala orientale dell’attuale Palazzo del Giardino perché nel ‘74 non esistevano. Alla fine dell’anno il Baglione lasciava la Corte. Lo troviamo a Bologna nel ‘78 poi a Urbino e di nuovo a Parma nell’83 a dipingere nel Palazzo del Giardino e per altri incarichi occasionali. Tra il 1584-85 opera nel castello di Torrechiara di Francesco Sforza, poi nella rocca dei Rossi a San Secondo e in quella dei Meli Lupi a Soragna. Nel luglio del 1600 il duca Ranuccio I, appena sposato con Margherita Aldobrandini, lo assume come pittore di Corte: incarico che, salvo un breve periodo nel 1611, lo mantiene fino alla morte. E in questi anni per i cappuccini di Fontevivo, ai quali il duca Ranuccio era molto legato, ha affrescato nella retrofacciata della chiesa la Madonna incoronata con Santa Margherita. Essendo principalmente un pittore specializzato negli affreschi – osserva Michele Danieli nella introduzione – Baglione non è entrato nel circuito delle mostre per cui per conoscerlo bisogna recarsi nei luoghi specifici. Inoltre molti affreschi non hanno una paternità certa, mancando la documentazione, ma solo un legame col suo modo di dipingere, per il quale è stato coniato il termine «baglionesco»: così serve ancora approfondire gli studi per determinare i criteri che consentano di individuare la mano, l’intelligenza, la cultura e la fantasia dell’artista. Elementi che con molta lucidità ha messo a fuoco Lucia Fornari Schianchi e che nel panorama italiano rendono unico questo artista le cui figure «testimoniano un bisogno di esilarante leggerezza come risposta alla solenne pittura religiosa precedente e come reazione alla illustrazione mitologica e letteraria». La sua poliedricità emerge nella Sala della Vittoria a Torrechiara in cui oltre ai riferimenti a Bertoia e Mirola nelle figure, si avverte una particolare attenzione naturalistica nella decorazione di farfalle e uccelli cui si aggiungono maschere e festoni. E in alcune scene Baglione si rivela pure «fecondo pittore di figure». Nelle vedute «si spinge a trovare soluzioni sempre nuove» con echi nordici e con una inesauribile vena creativa come si vede anche a San Secondo e Soragna. «Quello che interessa qui – scrive la Fornari – è la regia globale in una miscela sempre leggera che ne determina l’unicità». Unicità ancora più evidente a Soragna nella Sala delle Fontane dipinte sulle pareti, ognuna con una sua individualità, ma che insieme formano un dinamico sistema visivo che va oltre il puro decorativismo, dove stabilizza e destabilizza decine di figure longilinee parmigianinesche, inserisce ingranaggi che ricordano le macchine leonardesche, incornicia nicchie con conchiglie, aragoste e granseole, fa danzare satiri e satiresse: «un’opera di tale impegno - sottolinea la studiosa – non ha paragoni per lo smisurato polimorfismo presentato in chiave gioiosa ma anche come sintesi visiva di tutta la pittura precedente classica e anticlassica».

Appuntamento

La pubblicazione

verrà presentata

sabato alle 10,30

a Sala Baganza

nella Rocca Sanivtale

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