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Yes we book - “La Cotogna di Istanbul”

Yes we book - “La Cotogna di Istanbul”
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Un frutto di autunni antichi e il nome della città che evoca tutti gli esotismi d’Oriente sono riuniti per l’ultimo romanzo del triestino errante Paolo Rumiz. Ancor prima dell’uscita in libreria la “Cotogna di Istanbul” è stata raccontata di notte, in una baita, tra pascoli e boschi, a lume di candela, per uno dei suggestivi appuntamenti de “I suoni delle Dolomiti”.
Appena ospite a Sarzana, dove lo incontriamo, arriva sotto una tenda bianca: dentro in ottocento si aspettano i racconti che nascono dal viaggio. Svelto dice “Anche l’ultimo libro è stato scritto coi piedi”. Bisogna rassicurare i numerosi seguaci perché questo nuovo Rumiz conserva vezzi e andazzi peculiari, ma è anche un libro imprevisto. Non saggio, non quotidiana traccia di viaggiatore, ma parola che esplora il legame tra metrica e andatura, che segue il cammino della sua storia con una ballata dolente color zafferano.
Con un ritmo turco racconta di “tre uomini e una donna”, soprattutto di un ingegnere austriaco che si abbandona alla pancia del continente balcanico. Prima cedendo al fascino di Sarajevo e poi a quello di Masa, figlia di una capo partigiano e celebre bellezza della città.
Sarajevo e il loro amore hanno una nostalgia Andalusa, portata fin lì dagli ebrei spagnoli arrivati al tempo di Isabella la Cattolica. Sarajevo, “serraglio per le carovane”, è la città dove lei gli canta la canzone della magica cotogna di Istanbul, una sevdalinka, canzone d’amore di Bosnia e lo lega per sempre. Solo endecasillabi, righe corte, per questa ballata che si snoda tra particolari olfattivi e sonori tutti orientali.
 “Non sono così lontano dai miei precedenti letterari. Anche questa è una storia che nasce dal viaggio, germinata sotto un cielo lettone, grazie all’incontro straordinario con un’anziana coppia nel loro rifugio un tempo sinagoga, poi trasformata in stalla dai nazisti. Dopo molti racconti, fotografie, bicchieri e canzoni accompagnate dalla fisarmonica la donna mi chiese – ma cosa ne sai, tu, dell’amore? Lo sai quanti chilometri faceva lui, a cavallo, per venire da me? - Per questo ho voluto il ritmo del verso, con un lavoro bestiale, ho svolto la storia pensando al suono della voce prima che alla parola scritta, per provare a restituire il fascino delle storie ascoltate intorno ad un fuoco, che prendono, così, vita propria, non vengono intrappolate. La storia di Masa passata di bocca in bocca ha portato pellegrini sulla sua tomba da tutta Europa. ” dice Rumiz. E nell’ultima pagina quasi comanda di recitare la storia, senza zavorra, senza più leggerla, a memoria per chi la vorrà ascoltare.

La cotogna è canto, ma possibile salvazione. In oriente, tutte le cose hanno molti significati.
La cotogna non salva Masa, l’amore sospende il tempo in un bovindo affacciato sui vigneti, e Max prenderà a camminare con un ombra scura, dal profilo di regina egizia dietro di qualche passo.
Numeri improvvisi: gli anni d’attesa, le date, i figli, il numero del lager di nonna Ljuba, endecasillabi come “Millenovecentonovantadue”, l’anno di inizio delle malebolge jugoslave, insieme alle voci del mercato, ai profumi di cucina, ai gesti della donna, e il pellegrinaggio sconvolto di Max sono la cornice per il racconto della vita e della morte in un cerchio di storie personali.
Al centro un pomo dorato simbolo di resurrezione, frutto che il tempo non invecchia anzi rende più lucido, e che, agli  ebrei, dopo il Capodanno augura un futuro più dolce, un frutto capace di legare molte vite, come le storie ascoltate davanti al fuoco.

Chiara Cabassi

PAOLO RUMIZ - LA COTOGNA DI ISTANBUL                                                  

Feltrinelli – 2010
                                                   Pag. 184
                                                   Euro 16

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  • Diego

    13 Ottobre @ 02.44

    Questo romanzo spezza la ripetitività seriale - a volte anche stilistica - dei più o meno recenti ma comunque ficcanti reportages di Rumiz. Come pochi che ne sanno scrivere, ma come molti che sono capaci di farlo, lo scrittore triestino conosce la Persuasione del Viaggio. Riesce sempre a carpire e intrecciare il profondo di storie e di persone che costituiscono la memoria dei luoghi attraversati. Romanzo affascinante e musicale (voce di donna balcanica su violino).

    Rispondi

  • cecilia

    12 Ottobre @ 08.09

    Che libro intrigante….L’ autunno è la stagione adatta alle grandi storie... Ne avevo già sentito parlare di questo nuovo Rumiz, adesso lo leggerò !

    Rispondi

  • Andre79

    11 Ottobre @ 16.04

    SAPEVO DELL'USCITA DEL LIBRO, DOPO AVERE LETTO GLI ALTRI E LETTO LA RECENSIONE, CREDO CHE LO LEGGERO' SICURAMENTE. GRAZIE!"

    Rispondi

  • Maria

    10 Ottobre @ 18.21

    Ero a Sarzana quella mattina di fine estate e mi ha fatto molto piacere sentire Rumiz che ci ha portato attraverso i suoi viaggi. Questo libro è proprio adatto a questa stagione autunnale Che sorpresa leggere una storia d'amore da quello scavezzacollo di Rumiz. Io l'ho già letto in un baleno dopo averlo sentito raccontare da lui.

    Rispondi

  • Paolo

    08 Ottobre @ 15.35

    Rumiz riesce a trasmettere la magia del nostro Oriente come nessuno in Italia. Bello l'articolo, letterario.

    Rispondi

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