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Belledi, l'uomo che dava vita ai libri. E pittore da riscoprire

Belledi, l'uomo che dava vita ai libri. E pittore da riscoprire
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Ha fatto il libraio per oltre mezzo secolo, con continuità e passione. Ma è forse la stagione del Belledi pittore, quella ancora compiutamente da indagare: un'attività che ha visto una spaccatura a metà degli anni Sessanta. Quando Giorgio ha chiuso la porta inaspettatamente ai barattoli di colore, riponendo le tele bianche (e le altre, realizzate) in uno scantinato. Per poi riaprila, decenni dopo, riportando alla luce quei dipinti che sembravano sepolti. Me li aveva mostrati con pudore, quei grandi quadri appoggiati come stele nel caotico ripostiglio. Ed era stata una rivelazione. Laddove i colori stranianti del post impressionismo europeo di Latino prima (e poi quello padano dei figli) delineavano i confini tra il mondo interiore e quello esterno, le sue tele scure, imponenti di gelsi in ombra e esistenziali tracce di un'umanità deprivata di senso, si stagliavano tragicamente in via Fonderie come un'allusione che l'idillio stava concludendosi.

Con Belledi, l'informale e l'arte della modernità, radicale e tassativa, enigmatica e violenta, era entrata quasi clandestinamente nella vecchia casa dei pittori. Sulla moquette del suo studio, un'enorme macchia che si dirama come una ragnatela acquatica – quasi come una replica delle sue opere - annuncia la sua autentica e segreta grande passione, la pittura. Un artista importante, ancora da scoprire completamente dopo le mostre ospitate nel corso degli anni alla Galleria Mazzocchi e all'Associazione Remo Gaibazzi. Giorgio era un uomo divertente e divertito, serio e inflessibile, entomologo di una città perduta nei meandri di una memoria formidabile (la sua), sobrio e contemporaneamente cultore di prelibatezze gastronomiche. Crollate le ideologie, restava rassicurato dalla genialità artistica. Che fosse la musica classica - negli ultimi tempi, nella tromba delle scale, si sentivano provenire dal suo appartamento le note a tutto volume di Brahms o Prokofiev - o il talento vero delle parole, quelle dei libri. Già, la lettura. Il lavoro, quello di libraio, svolto con lo scrupolo dell'antico maestro, di chi crede alle cose che fa. Leggere, borgesianamente, era diventato per lui una sfida: a cui era rimasto fedele, quando ormai la vista lo stava abbandonando del tutto, grazie agli audiolibri o alle letture della figlia Silvia. Per tutti, Belledi è stato il padrone di casa della Feltrinelli, la storica libreria piazzata proprio di fronte al Municipio, un luogo di cultura, non solo un negozio in cui si vendevano romanzi, saggi, poesie, guide turistiche, ecc. Lì dentro, in quegli angusti spazi foderati di libri, Giorgio ha discusso di politica, ha cementato amicizie, contribuendo a sviluppare un'anticonformistica attenzione a tutto ciò che (di là da venire internet) proveniva dall'Inghilterra o dalla Francia, dagli States o (parafrasando Arbasino) da Chiasso. Nella sua libreria incontravi, gomito a gomito, operai e capitani d'industria, signore della Parma bene e contestatori in eskimo, poeti veri e poeti fasulli, ribellismo e aristocrazia, professori universitari e attori di passaggio (da Bene a Fo). I ricordi sono tanti. Dall'incendio - a fine anni '70 - causato da una lancia termica che i ladri usarono per entrare dall'orefice Longinotti, ai tavoli imbanditi sotto i portici del Grano per la riapertura del '95 dopo il restyling. E poi il ladro di romanzi, quel tizio che entrava con una borsa piena di vecchi volumi e li sostituiva rubando i libri nuovi e sistemando negli spazi vuoti degli scaffali quelli ormai logori (perché forse riletti di continuo) che si era portato da casa. In mezzo ci sono state centinaia di presentazioni, incontri con scrittori e saggisti, clienti fedelissimi con i loro tic e manie, pettegolezzi, neofiti, un via vai continuo, mentre i tempi cambiavano, le ideologie crollavano e i libri si vendevano con sempre più fatica. Ma sempre, gli intellettuali che passavano da Parma non potevano - oltre alla canonica visita al Battistero, al teatro Farnese (e a una trattoria per un buon piatto di tortelli d'erbetta) - esimersi dal fare un salto da Belledi. Già, perché va detto che per molti la Feltrinelli è stata un tutt'uno con lo storico direttore che la fondò e diresse per oltre trent'anni. Nonostante tutto era pur sempre una «piccola città», abituata a identificare i negozi con i nomi dei titolari. E così, per abitudine, molti dicevano «faccio un salto da Belledi», anziché vado alla Feltrinelli.

Nell'Enciclopedia di Parma di Fmr si parla di Belledi come di un «colto patriarca dei librai di Parma che si muove con discrezione e padronanza, ora informando il giovane e l'anziano utente, ora intrattenendosi cordialmente con gli abituali frequentatori, ora chiamando i suoi collaboratori, veri professionisti del commercio librario». Generazioni di parmigiani si erano abituate alla presenza di Belledi accanto agli scaffali, il libraio miope cui si rivolgevano per un consiglio di lettura e di gusto, sapendo di trovare un interlocutore informatissimo ed entusiasticamente desideroso di condividere con il cliente la «scoperta» di un nuovo autore o la riscoperta di uno scrittore ingiustamente dimenticato. Un'esperienza di uomo di cultura che gli era valsa il premio Sant'Ilario. Belledi era divenuto direttore dopo aver lasciato la storica libreria «Universitaria» di via D'Azeglio. Nell'immediato secondo dopoguerra il padre Arturo, a pochi metri dalle Torri dei Paolotti, aveva aperto la Libreria Universitaria. Un piccolo nido di libri che ha costituito per tanti giovani una finestra spalancata sulla letteratura. Un negozietto ingombro di volumi accatastati che, grazie a Giorgio, era diventato un punto di riferimento per il mondo letterario. Un clima culturale ricco e certamente non provinciale che ha certamente influito sulle sue scelte future, mai banali o conformiste. Scrittori, critici e poeti, da Attilio Bertolucci ad Alberto Bevilacqua, da Roberto Tassi a Giorgio Cusatelli, da Giancarlo Artoni a Mario Lavagetto, gli intellettuali (ai tempi di «Palatina», ideata e nata proprio lì e poi del «Raccoglitore») avevano come luogo d'incontro la minuscola libreria di Belledi. Poi nel '71 tutti si trasferirono in via Repubblica, dove aprì una delle prime Feltrinelli in Italia. In libreria, con Belledi, c'erano Aldo Zanettini, un fattorino e una commessa. Dopo poco arrivò Roberto Ceresini, l'attuale direttore con cui è ricominciata l'avventura in via Farini: con quasi mezzo secolo di storia dietro alle spalle, nel segno dei libri e di Giorgio Belledi.

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