Arte-Cultura

Scuola italiana e degrado culturale: grido d'allarme

Scuola italiana e degrado culturale: grido d'allarme
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Lisa Oppici
Non è solo una sorta di diario di viaggio: il viaggio di Antonella Cilento nelle scuole italiane, in qualità di «esperto esterno di scrittura creativa».
Il suo libro «Asino chi legge. I giovani, i libri, la scrittura», pubblicato da Guanda, non è solo questo: è anche molto altro.
È anche la «prova materiale» di una passione senza confini, una dichiarazione d’amore incondizionato per la letteratura, la lettura e la scrittura: per ciò che i libri e la parola scritta possono fare.
Più forte, l’amore, delle avversità, dello stato di salute oggettivamente critico in cui si trova oggi la scuola italiana, del «chi me lo fa fare» che ogni tanto la Cilento pensa (paga modesta, condizioni di lavoro difficili, tanta tanta fatica), di una società sempre meno attenta al valore della parola e al suo peso formativo, educativo, perché convinta che ciò che conta sia altro («Da qualche anno leggere è considerato un errore, una perdita di tempo, un insignificante vizio. [...] Abitiamo un mondo che si è arenato nella stupidità collettiva, nell’abbandono di ogni memoria, nella replica indistinta di un finto e ripetitivo sentito dire. Siamo tutti addormentati nel bosco: svegliamoci, please»).
Lo si avverte molto bene che questo amore c'è ed è forte. In tutto il volume, certo, ma soprattutto nel finale, che tira le fila del viaggio: «In un Paese che ha deciso di disinvestire sulla cultura, che non considera, a ragion veduta, la cultura come un valore, che preferisce addomesticare le nuove generazioni a un analfabetismo mentale e globalizzato, non so bene a cosa serva ancora essere scrittori senza essere il giallista del mese o il profeta dell’anno. Al momento, in quest’istante, non lo so. So che servirà passata l’onda, come è sempre stato e sempre sarà, finché la nostra specie sarà capace di leggere e di scrivere e dunque di sentire e pensare [...] Una sola pagina in più letta in una scuola, un altro libro, un altro sentimento espresso, un nuovo pensiero: per tutte queste cose, anche le più piccole, vale la pena di continuare a scrivere. Vale la pena di scrivere anche a scuola».
Poi naturalmente nel libro (che sarà presentato domani  alle 18 all’Hub Cafè di piazzale Bertozzi nell’ambito di «Inchiostri d’autore», con l’autrice intervistata da Mariangela Guandalini) c'è tutto il resto, che è tanto.
Perché quello della Cilento è davvero un bel viaggio.
Diciassette anni tra scuole, ragazzi e insegnanti, in zone anche (soprattutto?) non facili, dove la letteratura, la passione per la pagina scritta, non è esattamente la prima cosa («Signorì, ma che v'applicate affà? V'avisseva credere c' 'a cultura serve a coccosa? La scuola non è importante, passate avanti»), e dove ti può capitare di avere in classe i figli del capoclan della zona. Da Napoli a Bolzano, dall’Irpinia alla Sicilia e a mille altri luoghi, il diario di un lavoro sul campo, per certi versi «di frontiera», ma anche, al tempo stesso, la fotografia - vera, intensa, forte: viva - delle giovani generazioni, della nostra scuola e di chi l’abita, di ciò che sta attorno a loro, a quei ragazzi, e a noi (molto belle le pagine sullo squallore dei contesti, sul brutto imperante), di un paese sgangherato e in debito d’ossigeno. 
Ecco, quello della Cilento è un libro da leggere anche per questo: per guardarci dentro e intorno, anche.
Asino chi legge - Guanda, pag. 184, 16,00

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  • Davide

    12 Novembre @ 11.37

    bellissima esperienza... ora però che si pensi che nella scuola si guadagna poco... io da ingegnere sogno lo stipendio da prof delle medie che ha mia moglie insegnante e sto pensando seriamente di andare ad insegnare... si guadagna molto bene.

    Rispondi

  • Davide

    12 Novembre @ 10.53

    bellissima esperienza... ora però che si pensi che nella scuola si guadagna poco... io da ingegnere sogno lo stipendio da prof delle medie che ha mia moglie insegnante e sto pensando seriamente di andare ad insegnare... si guadagna molto bene.

    Rispondi

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