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 Christian Stocchi

La Cina è da tempo diventata protagonista dell’economia globale, oltre che degli assetti geopolitici scaturiti dalla fine del mondo bipolare. Ora, perciò, si affaccia sul futuro con la consapevolezza di chi sa di poter giocare un ruolo sempre più rilevante negli equilibri mondiali. 
Giancarlo Elia Valori coglie questi elementi e prosegue la sua attenta riflessione sugli equilibri che regolano il pianeta; consegna così al lettore un altro saggio ricco di stimoli importanti, dal titolo significativo: «La via della Cina. Passato, presente e futuro di un gigante della storia» (Rizzoli). 
Va ricordato che il suo osservatorio è certamente privilegiato: tra i suoi incarichi, Valori non solo ha consulenze per i colossi cinesi Huawei Italia e HNA Group, ma detiene anche una cattedra alla Peking University.
Come sottolinea nella prefazione Antonio Maccanico, «questo corposo saggio è in certo modo lo svolgimento e il completamento delle tesi avanzate nel volume "Il futuro è già qui", concentrato [...] nell’analisi della dinamica geopolitica della Cina che si proietta nell’area mediterranea». 
La riflessione di Valori è svolta a trecentosessanta gradi e offre un approfondimento non soltanto della storia della Cina e delle sue peculiarità culturali, ma anche dell’evoluzione economica più recente, degli assetti politici interni ed esterni, delle prospettive di medio e di lungo periodo, che riguardano anche il futuro dell’Europa e dell’Italia.
Tra passato e presente 
 Legata inscindibilmente alla sua millenaria storia, la Cina è un grande Paese da sempre orgoglioso dell’originalità del suo profilo culturale, che ha visto, ad esempio, un forte influsso del confucianesimo persino nella prospettiva di Mao. 
Peraltro, non va dimenticato il peso demografico di una realtà dove è concentrato circa un quinto della popolazione mondiale. Questi elementi consentono di comprendere meglio il contesto nel quale «il sistema politico ed economico cinese si sta definendo come il principale driver dello sviluppo economico mondiale». 
I numeri parlano chiaro: basti pensare che la Cina detiene oltre 763 miliardi di dollari di titoli di debito pubblico statunitense. Valori non tralascia di analizzare il complesso rapporto tra Pechino e Mosca fin dai tempi dell’Urss e ricorda come la strategia cinese abbia tra le sue caratteristiche decisive il fatto di una visione integrata di politica, economia, finanza, strategia globale, diplomazia. 
Il problema geopolitico principale per la Cina di oggi, che punta sul multilateralismo, si chiama Stati Uniti.
La Cina e l’area del Mediterraneo 
 le più rilevanti linee di sviluppo economico e geopolitico, appare significativa la questione del Mediterraneo, che per la Cina, sempre più impegnata a investire nel continente africano e a stringere rapporti con l’Europa, rappresenta la porta d’accesso a mercati fondamentali. 
Del resto, è noto che i cinesi si stanno da tempo espandendo nel Mare Nostrum con un articolato programma di interventi, con lo scopo di acquisire terreni agricoli, trasferire filiere produttive, creare punti di collegamento e mettere in sicurezza le fonti energetiche africane e mediorientali. 
«Pechino - nota l’autore - legge il Mediterraneo come il punto di contatto con l’Europa, ed è quindi interessata alla stabilizzazione e alla pacificazione dell’area». Dando spessore storico all’analisi politica, l’autore ricorda anche i rapporti che legano, fin dall’antichità, l’Europa alla Cina. Il Mediterraneo, secondo Valori, sarà un’area decisiva anche dal punto di vista culturale e potrà favorire un’evoluzione dell’islamismo nella direzione del dialogo con le grandi tradizioni spirituali che hanno segnato la storia mondiale. 
L’autore svolge alcune riflessioni anche riguardo all’Italia, che ha ora la possibilità di ridefinire il proprio ruolo e di diventare così un tassello strategico nell’ambito di un mosaico in via di rapido cambiamento. 
Insomma, occorre saper cogliere le occasioni offerte dalla storia.
Le prospettive
 Oggi la Cina sembra tendere alla costruzione di un asse preferenziale con l’Unione Europea, anche per contrastare gli Stati Uniti. 
Ma ha, allo stesso tempo, l’obiettivo di «esaltare le singolarità dei vari Paesi membri della Ue, per massimizzare i vantaggi comparativi del commercio bilaterale e per evitare la costituzione di un blocco euro mediterraneo». 
Il futuro? Secondo l’analisi dei cinesi, «nei prossimi cinquant'anni il Paese leader del mondo sarà la Cina seguita dall’India e poi dagli Usa, con il Giappone» (la Ue rimarrà comunque una grande potenza economica). 
Sul piano geopolitico, dopo l’espansione ormai di fatto acquisita nel Sudest asiatico, sarà la volta della Via della Seta, delle aree tra Pakistan, Asia centrale e Golfo Persico, del Medio Oriente per giungere quindi a rapporti sempre più stretti con la Ue; così si tenderà a estromettere «il sistema del dollaro». 
Anche l’Europa in questa fase storica è chiamata a scelte decisive per il suo (per il nostro) futuro.  
La via della Cina. Passato, presente 
e futuro di un gigante della storia 
 Rizzoli, pag. 267,  19
 

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