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Van Gogh, quel genio rude e solitario

Van Gogh, quel genio rude e solitario
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 «Sedeva in un cantuccio col piatto sulle ginocchia, assorto nella tela che aveva appena dipinto, appoggiata su una sedia davanti a sé. Con una mano prendeva le misure strizzando gli occhi, con l’altra si portava il cibo alla bocca». Elisabeth Van Gogh, sorella del pittore, quarta di sei figli, nata nel 1859, più giovane di Vincent di sei anni, usa le parole come pennellate per descrivere  gli anni  della giovinezza dell’artista.  Sulla presunta follia di Van Gogh  sono state riempite pagine e pagine; tra psicanalisti e psichiatri c'e chi lo ritiene epilettico, chi affetto da schizofrenia o altro. «Vincent, mio fratello» edito da Skira, mai pubblicato in Italia, stampato in Olanda nel 1910, fa conoscere il ragazzo introverso, gli ambienti nei quali è cresciuto, i lavori poco durevoli: commesso dal mercante d’arte Goupil, prima all’Aja, a Bruxelles e a Londra, o l’insegnamento di francese in un collegio nel quale si deve occupare anche di recupero crediti dalle famiglie più povere. Ricordi, episodi, impressioni trasmettono ai lettori l’immagine di un van Gogh, oltre che malato, immensamente fragile, ingenuo e sincero. Elisabeth descrive il fratello «allampanato, le spalle larghe, la schiena leggermente ricurva, i capelli rossicci, una faccia strana, non giovane, le sopracciglia corrugate dai pensieri»  e con molta tenerezza l’autrice sottolinea che, nonostante l’aspetto sgraziato, si intuiva in lui una grandezza, si percepivano i segni inconfondibili di una profonda vita interiore. E’ raccontata la passione dell’artista per i coleotteri che colleziona e di cui conosce a memoria i nomi. E' descritta la sua continua ricerca di solitudine, l’amore per la natura, e in particolare per i fiori, che lo accompagnerà sempre, tanto da spingerlo a lasciare la bellezza del paesaggio di Brabante per il sud, per i colori e i fiori del sud che esplodono nei suoi dipinti. Sono belle le pagine che mettono in evidenza lo sguardo sempre amorevole e spesso accorato che i genitori hanno per lui. Le descrizioni degli episodi vissuti confermano il  grande affetto tra Vincent e il fratello Theo. Dalla famiglia il pittore riceve gli stimoli più importanti: un’interpretazione della religione (il padre Theodorus è il pastore del paese) intesa come pietà verso i più deboli, l’interesse per l’arte. Vincent non completa gli studi, ma le molte letture lo rendono un uomo colto; è timido nella conversazione, ma le lettere, e sono tante, sono ben scritte e ricche di particolari. Elisabeth, condizionata forse da una certa educazione borghese, nel libro parla di Sien, compagna per un certo tempo del fratello, come di una donna povera che Vincent vuole aiutare e non di una prostituta. Evita di raccontare del taglio dell’orecchio e della causa vera della morte dell’artista. Una biografia, questa, che aiuta a capire un uomo rude e solitario, ma sensibile, buono, generoso, amante della natura. 

 
Vincent, mio fratello
Skira, pag. 96,  15,00
 

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