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Siena, la magia del Palio

Pedraneschi, parmigiano "naturalizzato" senese, racconta segreti e liturgie della grande sfida

Siena, la magia del Palio

Conto alla rovescia per il Palio dell’Assunta di mercoledì 16 agosto

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Riccardo Pedraneschi è nato nel 1968 a Parma, dove risiede e vive. Si è avvicinato al Palio nell’agosto del 1987 e da allora ha scelto Siena come sua città adottiva. Ha pubblicato due romanzi polizieschi ambientati all’ombra della Torre del Mangia e con protagonista il commissario Luigi de Pedris: «Il Mistero della Pallacorda» (Edizioni Il Leccio, marzo 2016) e «Finimondo» (Edizioni Il Leccio, marzo 2017).

E’ Tempo di Palio! La posa della Terra in Piazza con il suo il magico e inconfondibile profumo, perché sempre uguale nei secoli, è il segno che tutto sta per avere di nuovo inizio.

La Sorte, la vera e incontrastata regina di Siena, ha già iniziato a tessere le sue misteriose trame, poiché alle sette contrade assenti nell’agosto del 2016, cioè Chiocciola, Selva, Oca, Valdimontone, Torre, Istrice e Onda, ha aggiunto le tre estratte: Lupa, Aquila e Bruco. Presto sarà ancora protagonista, quando abbinerà ad ogni singola contrada uno dei dieci cavalli scelti dai capitani. L’Assegnazione, oltre a dare il via ufficiale alla Festa, è uno dei momenti più importanti e decisivi della futura carriera poiché, come intuibile che sia, non tutti i cavalli hanno lo stesso valore per cui portare nella stalla un «bombolone» è sicuramente più appetibile che ricevere una «brenna». E se i cavalli vengono estratti, i fantini al contrario vengono assoldati dai capitani. Solitamente i più quotati seguono i cavalli favoriti e così si formano accoppiate più o meno vincenti. Sì, più o meno, poiché nel Palio contano poi le rivalità, le alleanze, la sete di vittoria sia delle contrade sia dei singoli fantini… Esistono talmente tante variabili che spesso vale il detto popolare citato prima di ogni conclave: «chi entra papa esce cardinale…».

In questa carriera è presente l’Aquila, la contrada «nonna» cioè quella, tra le 17 fiammelle di Siena, che non vince da più tempo: per la precisione da ben 25 anni; da quando il 3 luglio 1992 il mitico Aceto, al secolo Andrea Degortes, trionfò su Galleggiante. Le avversarie presenti in Piazza sono Istrice e Lupa, mentre la Torre dovrà fronteggiare Oca e Onda. Poi naturalmente, anche se da lontano, la Tartuca e il Nicchio cercheranno con ogni mezzo di ostacolare rispettivamente la Chiocciola e il Valdimontone, mentre la Pantera tramerà per fermare ancora una volta l’Aquila.

Quest’anno, a differenza di quanto è avvenuto nel 2016 con la Lupa, non ci sarà la possibilità di assistere al «Cappotto», la vittoria della stessa contrada sia a luglio sia ad agosto, poiché la Giraffa, la vincitrice del Palio dedicato alla Madonna di Provenzano, non sarà presente in Piazza.

Il ritmo di questi quattro giorni, o meglio «96 ore» come li definiscono i senesi è cadenzato dalle Prove che hanno luogo alle 9 del mattino e alle 19 della sera. Il 15 agosto tale appuntamento prende il nome di Prova Generale ed è il preludio alle Cene propiziatorie in cui si esplicita il segreto delle contrade: una grande famiglia dove non contano le differenze di sesso, età, cultura e ricchezza, poiché ognuno ha per diritto di nascita il suo posto ed è legato a tutti gli altri da ideali e obiettivi comuni. Naturalmente poi, in base alle proprie specifiche attitudini o qualità, ogni contradaiolo ottiene cariche di maggiore o minore prestigio ma, anche chi non sa fare nulla, è accolto, considerato e circondato da amicizia e affetto.

La mattina del Palio prima si corre la «Provaccia» quindi viene celebrata la Messa e avviene la segnatura ufficiale dei fantini, con tanto di attribuzione del nome di battaglia per i debuttanti. Nel primo pomeriggio poi si unisce il sacro al profano, quando ogni accoppiata viene benedetta dal cappellano di contrada, che indica la strada da perseguire pronunciando la celebre frase «Va e torna vincitore!». Alle 17 circa inizia il Corteo storico che è scandito dal suono solenne e perentorio di «Sunto» la grande campana collocata in cima alla Torre del Mangia, che così imponente ed elegante, leggiadra e maestosa è, come sempre, la serafica testimone di questo nuovo Palio; un’altra carriera che si unirà a tutte le precedenti: il Presente che prima lentamente attualizza il Passato e quindi in un lampo diventa Storia. Tutto è pronto: con l’Alzata finale degli Alfieri si conclude il tempo magico dell’attesa, in cui l’energia prima si concentra lentamente per ore, per poi venire sprigionata in un lampo durante i tre giri della corsa.

I cavalli escono dall’entrone e si aspetta, in un turbinio di emozioni dove si alternano speranza, paura, coraggio e timore, di sapere come Sorte ha completato il suo decisivo compito, assegnando l’ordine di ingresso delle contrade tra i canapi.

Il silenzio è fragoroso poiché il cuore di tutti i presenti sta pulsando all’impazzata…

Quindi va in scena uno spettacolo sempre avvincente, imprevedibile, uguale ma inedito, dove si genera un’antitesi evidente tra la percezione della straordinaria velocità dei cavalli e la sensazione che il Palio non finisca mai; l’incertezza che caratterizza la corsa, dove i sorpassi si susseguono senza soluzione di continuità, generando una considerevole dilatazione del tempo.

Non appena il cavallo vincente supera per la terza volta il bandierino il mondo si divide in due: da una parte la stragrande maggioranza dei senesi per cui, a dispetto del calendario che si ostina a indicare il 16 agosto, è appena iniziato l’inverno; dall’altra il popolo della contrada che ha vinto che corre in Duomo per ringraziare la Madonna Assunta intonando il Maria Mater Gratiae.

E qui si manifesta in tutta la sua forza la Magia del Palio che sta nell’unire ogni volta il successo del presente con le vittorie del passato. Le lacrime che sgorgano copiose dai visi di tutti i contradaioli nascono proprio da questo: la gioia del momento unita alla commozione per i propri cari che non ci sono più. Bellissimo e struggente al tempo stesso.

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