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Arte-Cultura

Serenissima, matite miracolose

Serenissima, matite miracolose
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Pier Paolo Mendogni

La luce, il mare, i palazzi fioriti sull'acqua: Venezia è uno scenario unico, come unico è il suo rapporto con l’arte che dal rinascimento ha trovato nella città lagunare un’affascinante fonte di ispirazione, e ha avuto una elevatissima concentrazione di artisti che hanno prodotto opere straordinarie. Tiepolo, Bellotto, i Guardi, Veronese, Marco e Sebastiano Ricci  sono tra i protagonisti delle stagioni più felici e alcuni dei loro disegni costituiscono l’accattivante richiamo della mostra «Riflessi Veneziani, dipinti, disegni, poesie...» in corso alla Galleria d’arte Farnese di Borgo Scacchini (fino al 30 gennaio), che presenta pure opere di artisti contemporanei e raffinata oggettistica. Due rari disegni di Paolo Caliari, il Veronese, aprono l’itinerario cronologico: una deliziosa «Testa di giovinetta», ripresa dal dietro per evidenziarne la sofisticata acconciatura con una corona di roselline che ne valorizza il luminoso collo sottile, e il «San Sebastiano di fronte all’imperatore Diocleziano» di notevole importanza in quanto è preparatorio ad un quadro, andato distrutto in un incendio, che si trovava nella chiesa di San Sebastiano a Venezia. Preparatoria ad un affresco, invece, è la sanguigna di Giambattista Tiepolo con la descrizione dell’incontro tra Antonio e Cleopatra, realizzato tra il 1747 - 50 nel salone di Palazzo Labia: le differenze fra le due opere sono minime. Un sintetico studio a matita con al centro un angelo con la spada sguainata mentre altri precipitano verso la terra potrebbe essere una prima idea per la «Caduta degli angeli ribelli» affrescata tra il 1726 - 28 nel soffitto dello scalone d’onore dell’Arcivescovado di Udine, dove però non c'è la presenza della Madonna col Bambino. In un altro disegno a matita viene delineata efficacemente la tragica scena della Deposizione, dipinta a olio verso il 1766-70 e ora nella collezione Hausammann di Zurigo così come il volto femminile dallo sguardo estatico di misticismo conduce alla Santa Francesca Romana dei «Quattro santi olivetani» del Museo di Verona un tempo assegnato a Giambattista ed ora trasferito al figlio Gian Domenico.  Solido l’impianto del foglio acquerellato con al centro Cristo al quale alcune donne portano i loro figli da benedire. I Tiepolo hanno interpretato lo spirito veneziano brillante e ironico in una serie di disegni di personaggi tipici dell’ambiente. Giambattista in due disegni acquerellati descrive due protagonisti della commedia dell’arte, di cui uno fa scaramanticamente le corna, proseguendo una tradizione che parte da Carlevaris e da Marco Ricci di cui vengono presentati alcuni caratteristici personaggi disegnati su pergamena. I lavori esposti sono accompagnati dalle oniriche poesie marine di Giovanni Pizzigoni che arricchiscono l’approfondimento culturale. Un altro tema largamente diffuso è quello dei capricci in cui i paesaggi si abbelliscono di antiche rovine per ricordare un passato glorioso che si perpetua nelle fastosità celebrative della Serenissima. Bernardo Bellotto dopo l’apprendistato nella bottega dello zio, il Canaletto, è andato a Roma nel 1742 e a questo periodo risale il disegno col Colosseo e l’arco di Costantino e subito dopo quel «Capriccio veneto con fiume e arco romano». Anche Francesco Guardi, cognato del Tiepolo e ultimo rappresentante del vedutismo, ha eseguito molti disegni in cui la realtà si intreccia con la fantasia inventiva: ecco il solare paesaggio in cui elementi classicheggianti si affiancano a una ricercata fontana e la suggestiva visione di un sottoportego con lanterna che porta verso un campiello. Suo figlio Giacomo, invece, con rapidi tratti sintetici ha ripreso un vivace momento della vita cittadina sullo sfondo della chiesa del Redentore. La pittura religiosa trova un’eco nello splendido foglio acquerellato di Sebastiano Ricci che rappresenta la grandiosa scena del trasporto dell’Arca sacra preceduta da re David: è stato tradotto in un’enorme tela che si trova nella chiesa di Somaglia. A far da ponte tra Sette e Ottocento è Gian Domenico Tiepolo con un dipinto che riprende le spettacolari architettura veronesiane mentre più tardi è Mosè Bianchi che in un piacevole acquerello riproduce il dinamico e luminoso affresco del Tiepolo per la chiesa dei Gesuati rappresentante l’Istituzione del Rosario. C'è anche la Venezia contemporanea con alcuni dei suoi più significativi cantori: Virgilio Guidi, romano trapiantato in laguna, ha saputo cristallizzare con pochi tratti la memoria onirica della città; Remo Brindisi, altro romano rifugiatosi a Venezia dopo essere fuggito dai tedeschi, ha fatto fiorire la chiesa della Salute in un mare di smeraldo; Armando Pizzinato, friulano allievo di Guidi, ne ha colto le tenere architetture di luce. Da segnalare pure, come sorprendente conclusione del percorso, un raro dipinto figurativo di Alfonso Borghi degli anni Sessanta con un gruppo di donne in un interno dove entra una calda luce di sapore veneziano e lo spettacolare e festoso gruppo di ballerine di Renato Bertoloni, protagoniste del celebre Carnevale.

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