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Registi, ombre di marmo

Registi, ombre di marmo
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Manuela Bartolotti

Ci hanno fatto emozionare, trepidare, riflettere, ci hanno fatto viaggiare nel tempo e nello spazio sui binari magici di una pellicola. Siamo stati un po’ tutti come il protagonista di «Nuovo Cinema Paradiso», una volta entrati nel buio della sala e catturati dallo schermo dove scorreva la storia vicina e lontana dell’Italia, dei suoi personaggi veri e inventati, dove si usciva a volte frastornati, ma sempre intimamente più ricchi. Ai «Fabbricanti di sogni», ai grandi registi italiani, Ferdinando Lauretani, anch’egli regista (per la RAI), ma con anche la vocazione di scrittore e scultore, ha dedicato una mostra di 15 opere (13 in marmo e 2 in terracotta) visibili alla Galleria Centro Steccata da sabato al 10 marzo, patrocinata dal Comune di Parma, Assessorato al Welfare e dall’Associazione «Ville Lumière». I suoi non sono freddi ritratti commemorativi, ma, partendo da frasi scelte che sintetizzano la poetica di un regista, le traduce in scultura e immortala l’essenza non solo dell’artista, ma dell’uomo, svelandoci attraverso «fermi immagine» evocativi il personale messaggio sulla vita che è il suono di fondo, il «continuum» caratteristico delle pellicole di ognuno di loro. Ecco dunque in scena l’invisibile, il «motore immobile» normalmente nascosto dietro la macchina da presa o ancor di più dentro una persona volutamente raffigurata senza precisione fisiognomica. Non conta che si riconosca il volto, ma piuttosto si comprenda lo spirito nel gesto, nella posa, nel dettaglio senza parola. Così queste figure appaiono in bilico tra ombra e luce, in una sospensione quasi dechirichiana tra realtà e finzione, perché è proprio su quella soglia che è nata la magia del loro lavoro. Lauretani ha colto la dimensione privilegiata dell’indeterminatezza, dell’indefinita possibilità. E questo soprattutto nelle figure di Rossellini, teorico dell’attesa, di Visconti, quasi un vate, una sfinge, di Antonioni, obliquo dinnanzi alla rivelazione, di Fellini, poeta della luce. Anche se l’opera artisticamente più efficace e intensa è il «Regista anonimo», grave e malinconica visione. Una sorta di musa inquietante e, soprattutto, un’autentica dichiarazione d’amore al cinema, come spiega l’artista: «Ci sono un nugolo di registi che sono passati nella galassia del cinema italiano come meteore: una o due opere e poi scomparsi per sempre. E le loro opere non sempre erano inguardabili o mostruosamente improponibili. A questi signori registi ''anonimi'' ho dedicato un po’ del mio tempo». Dopo l’inaugurazione con il critico Marzio Dall’Acqua (5 febbraio, ore 17) e la performance dell’attore di «Amici miei atto III» Gianni Giannini, al Centro Steccata ogni giovedì alle 17 saranno proiettati documentari in omaggio a Monicelli, Fellini, Pasolini con la partecipazione e l’intervento – fra molti altri - di critici cinematografici quali Filiberto Molossi della «Gazzetta di Parma» e di Roberto Silvestri del «Manifesto», del professor Campari, docente di Storia e critica del cinema all’Università di Parma, di attori e di uno degli ultimi grandi del nostro cinema, Carlo Lizzani (26 febbraio, ore  17). Il ricavato del catalogo (a cura di Dall’Acqua) sarà devoluto in beneficenza ad AMURT, Onlus italiana che aiuta i poveri ed i gruppi sociali più svantaggiati in tutto il mondo. Agli allievi delle scuole medie e superiori che visiteranno la mostra come scolaresche sarà regalata ad ognuno una copia del romanzo di Lauretani "Sinfonia per una quercia condannata". La stessa poesia, la stessa capacità introspettiva, facilità stilistica delle opere scultoree si ritrovano nel libro di quest’artista poliedrico: regista, fotografo (sue le immagini del catalogo), scultore e scrittore. Narrazione a metà tra la favola e un vissuto romanzato, riesce a restituire la visione dell’infanzia, l’amore per la natura, per la musica e – soprattutto – la forza dei sogni. Adatto ai ragazzi, ma raccomandato anche agli adulti, perché non dimentichino le speranze, i desideri della loro giovinezza e li riscoprano. Alla fine ci si trova, proprio come quando si entra nell’oscurità della sala cinematografica, avvinti dalla magia di questi «Fabbricanti di sogni». Perché anche questo è un film. Sulla vita.

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