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Lager e olocausto: orrore dietro casa

Lager e olocausto: orrore dietro casa
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Lisa Oppici

Mentre purtroppo vengono meno i testimoni diretti (la partigiana Mirka se n'è andata pochi giorni fa) di una stagione d’orrore da non dimenticare mai, le voci vive di anni duri di dolore, di sopraffazione, di inumanità e di morte, per fortuna la ricerca storiografica «mette nero su bianco», fissando su carta quel tempo e i suoi drammi e dando un contributo forte al mantenimento e alla trasmissione della memoria. E spesso colma, la storiografia, lacune che potrebbero anche diventare voragini, se trascurate. Va letto in questa chiave il nuovo volume di Marco Minardi, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isrec) di Parma, che con «Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma 1940-1945» riempie di fatto un vuoto storiografico contribuendo (con questa come con diverse altre sue pubblicazioni) a recuperare un tassello - importante, di peso - della vicenda di quegli anni. Il volume, pubblicato da Clueb nella collana «Parma contemporanea» dell’Isrec e realizzato con il contributo della Fondazione Cariparma e dell’Assessorato al Benessere alla Creatività giovanile del Comune, sarà presentato oggi alle 17 nella Sala Conferenze dell’Isrec (vicolo delle Asse, 5) da Lorenzo Bertucelli dell’Università di Modena e Reggio Emilia. L’iniziativa, organizzata da Isrec, Comune e Provincia, rientra nel programma della Giornata della memoria 2011. «A fine luglio del 1940, poco più di sei settimane dopo la dichiarazione di guerra alla Francia e al Regno Unito, i primi prigionieri varcarono i cancelli dei due campi di concentramento per civili aperti nel Parmense, i castelli di Montechiarugolo e di Scipione di Salsomaggiore. Erano stati allestiti in tutta fretta dalla Prefettura nel corso dei mesi precedenti per accogliere, al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, civili di nazionalità nemica e ''apolidi''». Anche il Parmense ospitò dunque campi di concentramento e luoghi d’internamento: appunto i castelli di Montechiarugolo e Scipione e, tra 1943 e 1944, una struttura all’interno del complesso termale di Monticelli, posti da cui molti partirono - spediti nei campi di sterminio e di lavoro del Reich - per non tornare più. Lì stavano uomini, donne, bambini, ebrei, cattolici, protestanti, jugoslavi e francesi, britannici e tedeschi, polacchi e italiani: persone ritenute «pericolose», forti di un antifascismo più o meno militante, ma anche cittadini stranieri confinati là solo perché «sudditi di paesi nemici», tutta gente che «anziché accoglienza, rifugio, possibilità di studiare, di lavorare, di vivere, di salvarsi dalle persecuzioni», nel nostro Paese ha trovato «un destino ingiusto di prigionia e persecuzione». Nel complesso furono almeno 1362.Minardi li cerca tutti. Li cerca e riporta quello che trova (talvolta lacerti di storie, talvolta solo nomi) provando così a far riaffiorare una porzione a dir poco dimenticata della nostra storia, mai emersa davvero dopo la fine della guerra (soppiantata da altri ricordi e da altri argomenti) e per certi versi oggetto di un’autentica rimozione. Ecco dunque una delle motivazioni forti di «Invisibili», che «mira a ricostruire un tessuto, a ripercorrere itinerari, a restituire qualche frammentaria traccia che permetta di riportare alla luce, se non nella loro originaria chiarezza, almeno nei nomi, nelle voci, nei destini, più di mille persone». Persone, gli internati civili, che «rappresentano l’invisibile sociale, la non appartenenza». Quattro anni di ricerche, molte fonti consultate: dai fascicoli personali della Questura alle lettere e alle testimonianze orali; tessere di un mosaico composito che Minardi si è fatto carico di ricostituire in primis per dare corpo a «una memoria collettiva più giusta», per gettar luce su un pezzo di storia del Parmense pressoché sconosciuto ai più. Sette capitoli densi più due elenchi preziosi, che d’ora in poi saranno punto di riferimento sul tema («Elenco degli internati civili nei campi di concentramento e degli internati liberi nella provincia di Parma, 1940-1945» e «Elenco degli ebrei italiani e stranieri arrestati nel Parmense e deportati nei campi del Reich»), in un libro che, come sempre in Minardi, parla tanto di persone, e guarda (ricostruisce) la storia attraverso le vite di uomini e donne. È una scelta precisa, che ancora una volta risulta perfetta: la scelta di una «storiografia umana». A quegli uomini e a quelle donne non solo privati della libertà ma dimenticati, cancellati, sepolti, Minardi ridà fiato e voce: accoglienza, quasi.

Invisibili. Internati civili nella provincia di Parma
Clueb/Isrec, pag. 310, € 30,00

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