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Seme del riscatto italiano

Seme del riscatto italiano
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 di Sergio Caroli
Niccolò Machiavelli, il culmine del pensiero rinascimentale italiano, fu il primo a considerare la politica non come un’astrazione, ma come una realtà, desumendone i principi e le applicazioni dalla storia antica e dagli avvenimenti di cui fu testimone e talora parte. Apparendogli la storia come un complesso di fatti e atteggiamenti non casuali ma aventi un loro intimo ordine che può essere analizzato con criteri naturalistici, egli schiude le porte alla moderna storiografia.  Evento culturale di prima grandezza è quindi la pubblicazione delle «Opere storiche» in due tomi facenti parte dell’Edizione Nazionale delle «Opere» (Editrice Salerno, pagine 1052, euro 120). Mirabilmente curate da Alessandro Montevecchi e Carlo Varotti - coordinatore Gian Mario Anselmi - esse comprendono «Vita di Castruccio Castracani da Lucca», «Nature di uomini fiorentini», «Istorie fiorentine», «Abbozzo delle Istorie fiorentine». Al professor Anselmi chiedo quali le difficoltà incontrate nel ristabilire la forma originale del testo.    
«La principale - mi risponde - è stata di dotare il testo di un commento atto a delucidarlo e a dar conto della grande complessità di
notizie, temi, questioni, fonti che l’opera solleva e delle novità di alcune nostre scoperte. Da un punto di vista strettamente filologico la principale difficoltà è stata la lunga e paziente disamina di tutta la tradizione manoscritta e a stampa per cercare di fornire un’Edizione critica coerente con i moderni criteri ecdotici e filologici, tenendo ferma la peculiarità di testi storiografici e stando sempre attenti a segnalare il ''metodo di lavoro'' precipuo di Machiavelli».
Machiavelli visse in una età in cui violenza, tradimento e frode furono mezzi comuni di successo. Ma egli fu una coscienza ben superiore alla sua età. Perché?
Perché seppe coniugare il meglio della tradizione umanistica attenta alla «lezione» del passato, specie romano antico, con l’acutissima «esperienza» del presente: da questa ineludibile miscela egli trasse la forza morale per indicare una grande proposta di rinascita politica e civile degli Stati italiani nella convinzione che essi fossero ormai (come poi di fatto accadde) alla vigilia di una crisi irreversibile.
Machiavelli afferma che il politico deve perseguire la «verità effettuale delle cose».  Per molti commentatori «effettuale» è sinonimo di «effettiva». Ma «effettuale» non è la realtà vista nei suoi effetti, essendo facile individuare il da farsi, ma difficile prevedere gli effetti che la scelta produrrà?
E' entrambe le cose: a Machiavelli interessa sia la soluzione ad alto livello politico dei problemi ovvero gli effetti che le azioni producono secondo determinate regole di comportamento individuale e collettivo sia l’ancoraggio della riflessione ai dati di una realtà colta con duro realismo, effettiva, senza ipocriti velami, unica condizione per poterla affrontare con successo da chi pensa di poter cambiare davvero le cose e di avere i «saperi» atti a farle.
Le «Istorie fiorentine» postulano una storia che sia lezione perenne di vita. Vale l’esperienza degli antichi se si vuole governare gli stati, istruire la milizia, giudicare i sudditi. Non è un avvio del concetto moderno, affermato da Vico, della storia come scienza idealmente vera, e non tritamente certa?
In un certo senso sì. Machiavelli non pensa a certezze assolute ma al nucleo di verità che la storia contiene e che lo storico-politico deve saper individuare per capire il suo stesso presente.
Nell’episodio della congiura dei Pazzi, narrato nelle «Istorie», è presente ad ogni passo la tesi, cara a Machiavelli, che nessuna impresa è più pericolosa delle congiure, le quali finiscono per fortificare il tiranno, annaffiano la pianta, come dice altrove lo scrittore, invece di soffocarla. Pensiero moderno, vero?
Modernissimo: a Machiavelli infatti non interessano soluzioni velleitarie ed isolate (oggi potremmo persino dire quelle proprie di gruppi terroristici) ma azioni politiche di respiro coniugate all’esercizio di buone leggi in grado di preparare una vera dialettica tra governanti e governati che porti alla sconfitta vera di ogni tentazione tirannica.
Machiavelli sognava per l’Italia un principe che ponesse fine al barbaro dominio degli invasori e formasse uno Stato simile alle grandi monarchie di Francia, di Spagna e d’Inghilterra. Non c'è già lo spirito del Risorgimento?
Diciamo che è stato il Risorgimento a trovare nell’appassionato desiderio di riscatto di Machiavelli un elemento fondativo della propria identità. Egli aveva colto la debolezza degli Stati italiani di fronte alle grandi potenze imperiali europee, intuendo il mortale pericolo per l’Italia di questi mutamenti se non fosse intervenuto un forte sussulto di reazione politica e militare adeguata. Il nesso con le istanze di riscatto risorgimentali è quindi non meccanico ma certamente netto e indiscutibile.
Con quale spirito Machiavelli investiga le fonti storiche dell’antichità classica?
Inserendovi la sua interpretazione del passato di Firenze, dell’Italia, dell’Europa. Le sue celebri riflessioni sulle migrazioni dei popoli, su certo Medioevo italiano, sul potere papale e sulla storia, sulle dinamiche interne alla città di Firenze, sulle anomalie della storia italiana - ad esempio, la fragilità dell’apparato militare mercenario - sono ancora imprescindibili per capire l’Italia di oggi. Leggendo le opere storiche e politiche di Machiavelli e Guicciardini, come ad esempio, fece Leopardi, si è davvero in grado di capire come da sempre irrisolto proceda «Lo stato presente dei costumi degli italiani». 

Opere storiche -Salerno, pag. 1052, 120,00

 

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