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Entusiasma il genio irregolare di Tony "al matt"

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 Margherita Portelli

Con  occhi storti, dietro la cornice, guarda di tre quarti quella fiumana di persone che gli si riversa intorno e che così poco ha a che fare con il suo, di fiume. Come il lambrusco in una flute. O la zampata di una tigre coperta dalla ruota elegante di un pavone. Lui era vita, non forma. Antonio Ligabue, «al matt» di Gualtieri, che ieri è stato celebrato in grande stile alla Magnani Rocca, pare astrarsi dall’esaltazione del suo folle genio: «Questo luogo è quanto di più lontano da lui possiamo immaginare», parola di Vittorio Sgarbi. Una contraddizione, però, che è soprattutto una sfida: vinta forse in partenza con la mostra che il curatore Augusto Agosta Tota definisce, senza paura di sembrare ampolloso, «la più bella antologica mai realizzata su Ligabue». «Antonio Ligabue. La follia del genio», l’esposizione inaugurata ieri nella rinomata cornice dello scrigno d’arte di Mamiano, racconta, suddividendola in tre periodi, la vita, e l’opera, di colui che semplicisticamente è stato a lungo definito «il buon selvaggio» della pittura italiana. Circa 150 opere - lui, le sue tigri, i suoi insetti -, un esemplare excursus di tutte le diverse anime d’artista: un’ampia selezione dei suoi celebri oli, un nucleo di disegni e di incisioni, e alcune delle sue intense sculture realizzate dall’originale in argilla del Po, che lui stesso masticava a lungo perché fosse duttile.

«Ligabue è un grande artista che occupa una posizione eccentrica in una visione dell’arte in cui l’Italia è quasi totalmente assente - dichiara Vittorio Sgarbi, intervenuto all’inaugurazione -. Un pittore senza tempo, fuori dalla storia. Una verità superiore a qualsiasi regola. In lui gli animali, la foresta e il Po, una giungla popolata di tigri che sono la proiezione della sua ricerca. È il felliniano "voglio una donna" di Amarcord». Marzio Dall’Acqua ama definirlo un «dilettante di genio»: «Nella sua opera ritroviamo l’elemento fondamentale della lontananza, il paesaggio che va all’infinito e che comunica sensazioni», in quel suo ambiente di fiume, che al morire del giorno qualcuno definirebbe scarlatto. «E poi i colori intensi della sua pittura - continua Dall’Acqua -, e quella mosca che ritroviamo, spesso, a vitalizzare l’opera». Tre i periodi del pittore che rivivono nella mostra: «La produzione dal '27 al '28, disegno grafica e scultura dal '39 al '52, e l’ultima fase, dal '52 al '62» spiega Tota. «Un’antologica ricca per numero di opere e per valore artistico - le parole del presidente della Fondazione Magnani Rocca Manfredo Manfredi -. Contiamo su una straordinaria affluenza: speriamo di raggiungere le 35 mila visite». «Un altro grande regalo alla cultura parmense, che sarà di grande richiamo per il pubblico» secondo il prefetto di Parma Luigi Viana. «È entusiasmante pensare di avere, a Parma, e in contemporanea, due mostre come questa e quella di Claudio Parmiggiani al Palazzo del Governatore - accenna l’assessore comunale alla Cultura Luca Sommi -, due artisti così diversi, ma che così intensamente si sono resi protagonisti del Novecento». Presente all’inaugurazione anche Franco Maria Ricci, fra i primi a riconoscere il grande valore di Ligabue. Un valore oggi universalmente riconosciuto, anche da chi passeggia tra i suoi capolavori e candidamente ammette: «Me lo ricordo a Gualtieri, "al matt". Ero ragazza e quando lo incrociavo cambiavo marciapiede». Occhi storti, appunto. 

In edicola con la Gazzetta il catalogo della mostra, a 17,80 euro più il prezzo del quotidiano
 

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  • pattrizia 71

    13 Marzo @ 13.13

    .....chissà perchè cambiare marciapiede......mah!!!!! io queste cose non le comprendo e non le concepisco!!!!!PERCHE' NON COMPRENDERE IL VALORE DI UN ARTISTA QUANDO E' IN VITA!!!!!!!......non ha senso tutto questo.....poi magari ieri si era in prima fila con un bicchiere di pregiato proseccho servito alla giusta temperatura tutti impellettati ad ascoltare i professoroni che tanto hanno studiato....nell'arte non c'è nulla da studiare.....RICORDATEVELO.......se è studio non è più arte........lo studio, nell'arte significa limitare......l'arte si ha dentro lo studio no.......tutti possono studiare ma nessuno può diventare artista se non lo è!!!!!.....RICORDATEVELO SIGNORI RICORDATEVELO.......MARADONA ERA MARADONA PERCHE' NATO COSI' non perchè ha studiato da calciatore.......riconoscere oggi il vero e giusto valore all'arte di ligabue, che io non definirei folle, bensì privilegiato del mondo dell'arte, è un pò come non capire se si sta mangiando cioccolata o qualcos'altro.........una domanda: anche oggi se incontrasse l'artista si cambierebbe marciapiede?......e allora .....

    Rispondi

  • oberto

    12 Marzo @ 18.37

    Un mito, è veramente il caso di dire genio e sregolatezza.

    Rispondi

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