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Dalla Russia con Deineka

Dalla Russia con Deineka
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 di Pier Paolo Mendogni

 

L'anno della cultura russa in Italia si è aperto con una mostra altamente significativa al Palazzo delle Esposizioni di Roma (fino al 1° maggio): quella di «Aleksandr Deineka.  Il maestro sovietico della modernità», curata da Matteo Lafranconi, Irina Vakar e Elena Voronovic come il catalogo Skira. Aleksandr Deineka (1899 - 1969) è stato uno degli artisti più apprezzati durante gli anni del regime comunista in quanto ne ha saputo interpretare lo spirito con la rappresentazione  di una gioventù e di un proletariato vigorosi e ottimisti nel futuro e l’ha fatto con opere di un’eccellente qualità in cui il monumentalismo delle figure si ammorbidisce nella rasserenante luminosità del paesaggio. 
Superata la fase più acuta delle contrapposizioni politiche, oggi si può guardare con un certo distacco storico alle vicende artistiche dell’Urss per un discorso critico approfondito che sappia cogliere differenze e qualità di linguaggio fra chi andava in un’unica direzione in quanto anche l’arte doveva essere al servizio del regime comunista per illustrarlo e propagandarlo.
Il rischio, in queste situazioni, è quello della banalizzazione illustrativa che Aleksandr Deineka ha evitato grazie alla sua forte, spiccata personalità come dimostrano gli ottanta lavori esposti che abbracciano tutto il suo percorso dagli anni Venti agli anni Sessanta e che comprendono dipinti, disegni, sculture e mosaici: una varietà che dimostra la versatilità del personaggio. 
«Deineka - ha scritto il critico Abram Efros, dopo la sua prima mostra a Mosca nel 1935 - è un combattivo, una delle personalità più inquiete dell’arte sovietica. Direi che è il più contemporaneo degli artisti sovietici. I suoi quadri e i suoi disegni non hanno bisogno di date. Le sue forme e i suoi soggetti parlano da soli. Deineka non sa contenersi. E’ un pittore dell’attualità. Le sue impressioni sono acute e durevoli». 
Quindi un artista che sapeva distinguersi per l’originalità del suo linguaggio semplice e dinamico, costituito da grandi piani che dialogano coi volumi, con la «belle forme» e dai vivaci elementi compositivi di una nitida, brillante cromia.
Nelle prime grandi tele degli anni Venti il tema dominante è quello del proletariato operaio celebrato nell’imponenza delle forme, nella pienezza della sua dignità: uomini e donne forti, sicuri di sé, fiduciosi nell’utilità del loro lavoro per il progresso del paese; i minatori chiacchierano in attesa di scendere nelle viscere della terra; due donne di una gioiosa prestanza campeggiano in primo piano «Sul cantiere di un nuovo reparto» e alle loro spalle l’intreccio dei telai di ferro apre una straordinaria spazialità. 
La «Difesa di Pietrogrado» è un’alta sintesi epica con i feriti che passano in alto sul ponte mentre sotto, in un biancore raggelante, sfilano lavoratori col fucile in spalla. 
Lo sport comincia ad apparire negli anni Trenta: ragazze impegnate in una corsa campestre, sciatori colti con una dinamica dall’eco futurista. Splendido per limpida luminosità e felice vitalità «Sul balcone» con una ragazza nuda. 
Alla gioiosità sovietica si contrappone la tristezza dell’Occidente capitalista: «Disoccupazione a Berlino» dove il realismo si accentua espressionisticamente. Il proletariato avanza sicuro nel progresso dell’industria, dell’edilizia («Chi prevale?) e dello sport con ragazze e ragazzi sani e robusti che giocano a pallone, nuotano, fanno ginnastica al mattino.
Un viaggio all’estero nel 1935 porta Deineka negli Stati Uniti, a Parigi e a Roma dove esegue dipinti e disegni. I giovani neri sono i protagonisti dei quadri americani mentre a Parigi lo attirano le donne: una disinvolta signorina seduta al caffé con davanti un bicchiere di vino, una seducente signora che sta truccandosi per uscire («Notte», splendido). A Roma è affascinato dai monumenti e dalla luce, dai palazzi e dallo stadio dei marmi. 
Quando rientra esegue alcuni capolavori di grande respiro come la kolchoziana che, vestita di rosso vermiglio, percorre in bicicletta una verdissima campagna; la «modella» sdraiata nuda di schiena su un divano di caldo velluto rossoviolaceo che contrasta col bianco lucore delle case innevate. 
Con «Futuri aviatori» rientra nella tematica cara al regime ma è un’opera di rara bellezza per il contrasto tra il solare e solido primo piano delle tre figure di schiena, il blu cobalto di un mare courbetiano e l’azzurro del cielo solcato da un aereo leggero. La guerra aleggia nella «Regione di Mosca: Novembre 1941» e coinvolge i cittadini con imprese eroiche (La difesa di Sebastopoli).
Nel dopoguerra la vita riprende. Grandiosi mosaici celebrano la «Mungitrice», il «Soldato dell’armata rossa»; le gesta sportive sono fissate nel bronzo e in dipinti dove ragazze e ragazzi dai capelli biondi corrono sotto cieli azzurrini solcati da nubi leggere. 

 

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