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Officina parmigiana 2000 - L'avvocato poeta: Gian Carlo Artoni

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Officina Parmigiana è il termine che indica il gruppo di intellettuali di Parma negli anni '50-'60, così felicemente battezzato da Pasolini, che riconobbe in loro uno dei più vivaci movimenti poetici del secolo scorso. E da oggi gazzettadiparma.it inizia il suo viaggio nella "Officina parmigiana" del terzo millennio, ovvero nella produzione letteraria contemporanea che nasce a Parma. Un altro tassello, insieme alle recensioni che potete mandare a Yes we book  e ad altre iniziative che seguiranno, per costruire un nostro virtuale "Scaffale Parma", perchè il web - il nostro web - non vuole essere solo qualcosa di rapido e superficiale, ma ha l'ambizione di essere anche un mezzo per promuovere la cultura, e a maggior ragione quella che si lega alle nostre radici.

GIAN CARLO ARTONI

“Santo era sapere / con occhio innamorato”

Incontro con l'avvocato poeta - di Cristina Pedretti

La strada dell’avvocatura l’ha scelta per senso del dovere, Gian Carlo Artoni (classe 1923): dopo aver frequentato il liceo classico Maria Luigia, con professori quali Attilio Bertolucci, Aldo Borlenghi, Tito De Stefano e Cecropino Barilli, sentiva forte il desiderio di darsi alla poesia e alla scrittura, e l’amicizia con Mario Colombi Guidotti aveva ulteriormente sollecitato quell’inclinazione letteraria presente in lui. Tuttavia, figlio di un avvocato scomparso prematuramente, il giovane Artoni decise di seguire le orme paterne, convinto di interpretare così la volontà della famiglia, e avviò una – per altro assai brillante – carriera legale.

Non cessò mai di scrivere, comunque: vinse il premio “Libera Stampa” nel 1958 con la raccolta di poesie <Lo stesso dolore>, che fu pubblicata da Mondadori nella collana “Lo Specchio” nel 1963; inoltre collaborò alle esperienze parmigiane del “Raccoglitore” (innovativa pagina culturale della Gazzetta di Parma) e di “Palatina”, rivista letteraria che ereditò le caratteristiche del “Raccoglitore”. Un ancora sconosciuto Pier Paolo Pasolini inviava ad Artoni i primi scritti, per chiedere consigli e pareri; fu poi Pasolini a vincere la prima edizione del “Premio Mario Colombi Guidotti”, istituito da Artoni in memoria del caro amico scomparso nel 1955. Nel 1956 l’editore Mantovani di Milano pubblicò <La villa e altre poesie>, raccolta di liriche apparse sul “Raccoglitore”.

Nel suo studio d’avvocato, oggi Gian Carlo Artoni continua a leggere e a coltivare quella passione mai abbandonata: è un uomo concreto, deciso, istintivo e diretto, che sfata il mito del poeta “con la testa tra le nuvole” o isolato dalla realtà; Artoni analizza nel profondo la realtà, e proprio per questo vi legge le verità universali. (GUARDA: video prima parte) In molte sue liriche, egli si rivolge all’uomo “comune”, a colui che passa il tempo immerso nella quotidianità e, preso da problemi o faccende mondane, non alza mai lo sguardo dal marciapiede, non si accorge del risveglio delle stagioni, non coglie il volo del merlo o la luce del sole che indora le case. Le parole stesse, che ognuno usa quotidianamente, diventano <squallide> se si perde la capacità di assaporarle, di cantarle nella loro originaria bellezza: così nella poesia “Quell’uomo tra le case”, Artoni parla dell’importanza del saper guardare con amore alla realtà; una consapevolezza profonda della propria vita, dell’essere presenti oggi, qui, e dell’avere soltanto un breve percorso terreno da compiere: con tale coscienza l’occhio umano scorge la poesia del mondo, il significato nascosto oltre la superficie.

Nella lirica “A Parma”, oltre all’affettuosa descrizione della città natale, il poeta sostiene che, osservando tutto con <occhio innamorato>, si arriva ad una conoscenza <santa>: di nuovo Artoni si riferisce alla capacità di avvicinarsi consapevolmente alla realtà quotidiana, di vivere col cuore e con la mente quel che accade intorno al nostro corpo. (GUARDA: video seconda parte)

Nella poetica artoniana è fortissimo il sentimento dell’urgenza di vivere: l’autore stesso rivela di aver cercato di sperimentare tutto quello che lo interessava nel corso della vita, perché incalzato dal senso dello scorrere del tempo. Il testo di “L’ombra si perde” è costruito sul gioco delle due ombre che ogni uomo porta con sé: l’ombra “fisica”, prodotta dalla luce e proiettata sui muri e sulle strade, e l’ombra “metafisica”, <un’altr’ombra impaziente>, ossia l’idea della morte e della vanità della vita che perennemente ci accompagna. È proprio la caducità del vivere a renderci così innamorati della vita: per questo occorre portare in cuore l’ombra, e non stancarsi mai <di cercare quell’ombra silenziosa che dà il senso alla vita> (in “Tu che cammini”).

Avvocato, poeta, scrittore, critico d’arte: Gian Carlo Artoni ha tanto da raccontare e da insegnare, ma il consiglio che ripete più spesso e volentieri è quello di fare ciò che piace, senza perdere tempo prezioso in cose che non interessano veramente, senza dimenticare mai qual è la nostra ricchezza: <d’essere uomini e vivi> (da “Racconto”). (GUARDA: video terza parte)

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  • Stefano

    23 Settembre @ 20.39

    Io che sono poeta posso tranquillamente dire che Artoni ha scritto tra le migliori poesie che abbia mai letto.

    Rispondi

  • teresita

    15 Marzo @ 01.57

    Ammirati per le Sue bellissime poesie,la Sua culura,il Suo gusto e la capacita' di essere sempre Giovane.Complimenti Avvocato. Maria Teresa Nereo Camisa.

    Rispondi

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