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Savoia, le note come espressione di patriottismo

Savoia, le note come espressione di patriottismo
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di Giuseppe Martini

Fra un Canto degli Italiani di qua e un Va' pensiero di là ad alimentare blande scaramucce e fastosi riassunti celebrativi che in questi giorni accompagnano il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia,   non si può sottovalutare il ruolo che ebbero nel nostro Ottocento le bande, uno dei più clamorosi simboli legati alle fortune della nuova Italia. Non bisogna perdere di vista infatti il ruolo primario della vita militare nell’immaginario risorgimentale, con i suoi simboli legati sia alla rivoluzione sia al mantenimento dell’Unità così faticosamente raggiunta, siano marce e inni da una parte o rielaborazioni del grande repertorio operistico dall’altra.
Anzi, si può dire che le bande siano stati proprio uno dei veicoli principali di costruzione a posteriori del mito risorgimentale verdiano, accreditato a lungo, con molte mistificazioni, come uno dei fattori primari del processo risorgimentale. Nella pletora di bande, militari e civiche, che pullulavano in Italia all’indomani della proclamazione del Regno (e stiamo parlando di più di mille), quelle del Regio Esercito rappresentano una storia a sé.
Fu proprio a partire dall’opportunità di uniformazione delle bande militari locali che si affacciarono tutti i problemi legati alla cultura musicale italiana, dalla didattica alla riconsiderazione della figura del direttore di banda nella gerarchia militare, legati a doppio filo con quelli della riforma dell’insegnamento musicale, scacchiera di querelles eloquenti sulle idee unificatrici della nuova Italia, e non senza significato culminati nell’istituzione di una cattedra di composizione per banda al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma nel 1896. Con la consueta acribia di ricerca e piacevolezza di esposizione che i lettori dei suoi libri conoscono - massime l’ultimo preziosissimo e badiale sulla cronologia del Teatro Ducale di Parma dal 1687 al 1829 - Gaspare Nello Vetro si è misurato con la storia delle compagini musicali del Regio Esercito in un volume di 280 pagine da poco edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito («Le bande musicali del Regio esercito - Dalla proclamazione del Regno d’Italia alla Prima Guerra Mondiale. 1861-1915»), che, tenuto conto delle pagine tutte patinate e delle illustrazioni tutte a colori, ha un prezzo al pubblico irrisorio, 17,50 euro: un’occasione d’oro per accedere a una notevole quantità d’informazioni sulla formazione delle bande militari e sulle vicende delle bande dell’esercito regio, una storia di grande momento che raccoglie alcuni passaggi capitali fra cui l’introduzione per la prima volta in Italia, e per la prima volta grazie alle bande dell’Esercito, di quel diapason unico (sib3 di 456 vibrazioni doppie), tanto auspicato anche da Verdi, che finalmente poneva l’Italia al pari delle culture strumentali europee più avanzate. Come fa spesso Vetro, non manca al volume un apparato completo, frutto di ricerca minuziosa e appassionata, con i regesti di tutti i capibanda dei 94 reggimenti di Fanteria e degli 8 di Granatieri, di cui fornisce anche brevi e assolutamente inedite schede biografiche, in molti casi con foto dei singoli capi delle bande, piccoli eroi di un’avventura che prima di essere militare è incontestabilmente culturale.

Le bande musicali del Regio esercito
Stato Maggiore dell'Esercito, pag. 280, euro 17,50
 

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