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"Stasira parlèm'ma in djalètt"

"Stasira parlèm'ma in djalètt"
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Giuseppe Mezzadri

Da due anni su iniziativa della Famija pramzana,  subito accolta da Parma Nostra, Circolo Guareschi, Circolo Pertini, Parma Musicale e Parmaindialetto è stato dato vita alle manifestazioni «Stasira parlèm'ma in djalètt» e «Spéta ch’a m' mètt in djéta». Gli spettacoli, che hanno avuto il sostegno dell’assessore Luca Sommi, sono stati replicati in 12 quartieri della città. La gente è uscita di casa e si è divertita gustando, in un bel dialetto, poesie, canzoni, battute e spassose scenette. Per chi fosse curioso di conoscere meglio i protagonisti proverò a descriverli seppure in modo anche un po' scherzoso. Anna Dall’Argine, presidente della «Famija pramzana», che recita da tantissimi anni, nemmeno lei sa ormai quanti sono, in dialetto e non, ha avuto il merito di fare collaborare associazioni che solitamente sono impegnate ciascuna sui propri obiettivi. A Renzo Oddi, presidente di «Parma Nostra», associazione in qualche misura «concorrente», il merito di avere accettato con entusiasmo. Discorso che vale anche per le altre associazioni. Il collante è stato l’amore per la nostra parlata, le nostre tradizioni e il desiderio di tenerle vive e di tramandarle.
I protagonisti: Mariangela Bazoni, insegnante di musica alla media Parmigianino, è direttrice del coro «Quator stagión» ed anche di un coro formato da suoi giovani scolari conosciuti come «Maryangel» (gli angeli di Mariangela) che ha in repertorio canzoni in dialetto e in italiano. Mariangela canta, balla e recita benissimo. Recita le poesie a memoria e questo le consente di interpretarle con tutto il corpo mani comprese. Giorgio Capelli, ex insegnante, è un componente del complesso degli «Snakes». Con felice espressione, da Sartorio è stato definito «menestrello parmigiano». Canta e suona che è un piacere ascoltarlo. Adatta testi musicali a rime, che compone con facilità, in dialetto parmigiano. Gigi Frigeri l’ho conosciuto più di cinquant'anni fa quando entrambi cominciammo a recitare con Bruno Lanfranchi. Lui aveva talento e ha continuato diventando una colonna del nostro teatro dialettale. Gigi non si è lasciata sfuggire l’occasione di tornare a recitare, dopo una pausa, seppure declamando soltanto poesie. A lui va l’abbraccio di tutti coloro che hanno goduto in tanti anni delle sue recitazioni. Claudio Cavazzini, detto il «gigante buono», presidente del circolo «Guareschi» è l’unico che non si preoccupa dei microfoni perché con la sua voce non ne ha bisogno. L’ha incorporato. Pur non avendo che poca esperienza di recitazione si è tuffato con entusiasmo e ha nuotato con vigore. Enrico Maletti l’ho conosciuto quando ha iniziato a recitare all’Oratorio del San Benedetto ancora con le braghe corte. Ha un repertorio completo di poesie dialettali che sa recitare in modo ineccepibile con una abilità che tradisce l’esperienza teatrale. Quotato traduttore in dialetto, ha due siti internet «Parma in dialetto» e «Parmaindialetto.blogspot.com». Quando Anna presenta gli attori, alludendo alla statura, lo presenta sempre come il piccolo ma grande Maletti. E' una buona forchetta e compensa quello che manca in altezza sviluppandosi in orizzontale.
Ermes Ghirardi è il presidente del circolo «Pertini» dove porta avanti con capacità l’eredità di Angiolino Melegari, fondatore del circolo e di cui ho goduto l’amicizia. Ermes ha supplito all’inesperienza del non avere mai recitato con l’impegno e la determinazione. Maurizio Landi, grafico, scenografo, attore della compagnia della «Famija Pramzana», caratterista di rango, ha saputo rendere divertenti anche scenette dal testo modesto. Il pubblico si «sbragava» dal ridere grazie alla sua mimica eccellente. Come la Wanda Osiris ama arrivare all’ultimo minuto tenendo i colleghi con il cuore in «spincolone». Oltre agli amici di cui sopra è doveroso citare Cristina Cabassa, maestra di scuola materna in pensione che, non stanca di aver lavorato tanto con i bambini, ama ancora insegnare ad alcuni di loro, particolarmente interessati, poesie e scenette in dialetto. In alcune serate dello spettacolo ha inserito, graditissimi, Giulia, Riccardo e Marco. Seppure con brevissime apparizioni abbiamo avuto il piacere, l’anno scorso, di avere la bravissima Ettorina Cacciani e quest’anno Rosetta Grassi che ha declamato il suo spassoso monologo «La sén'na dal partì». Chi ha tenuto a bada questa armata in tutto ciò che concerne l’organizzazione, i contatti e la logistica è stata la bravissima e paziente Elena Di Dato, detta «O Vesuvio», che unisce la simpatia napoletana ad un’efficienza quasi tedesca. Poi ci sono anch’io che con falsa modestia mi sono messo per ultimo. Il mio ruolo è stato quello di dire una battuta tra un intervento e l’altro. Per meglio riuscire in questo compito ho inventato «Scorsamära», personaggio molto parmigiano che è piaciuto al pubblico.

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