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Riecco Palazzo Carignano

Riecco Palazzo Carignano
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Pier Paolo Mendogni

L'Italia è nata qui, a Torino, un secolo e mezzo fa, nello storico palazzo Carignano, che conserva gelosamente come un sacrario l’aula bianco-oro con le poltrone di velluto rosso nella quale il 17 marzo Vittorio Emanuele II ha proclamato il Regno d’Italia. E questo luogo simbolo dell’identità nazionale ha recuperato in coincidenza con l’evento celebrativo - grazie all’aiuto della Compagnia di San Paolo - la sua originaria bellezza con il restauro e l’apertura degli stupefacenti appartamenti barocchi, dopo ben sessant'anni di silenzio; contemporaneamente la Soprintendenza Bsae ha allestito una mostra (fino al 26 giugno) dedicata al pittore lombardo Stefano Maria Legnani detto il Legnanino autore dei luminosi affreschi nei soffitti delle stanze, curata da Edith Gabrielli insieme al ricco catalogo edito dalla Giunti.
L'intreccio dei due eventi rende così straordinario un percorso espositivo già di per se stesso ricco di motivi d’interesse all’interno del più spettacolare palazzo barocco costruito in Italia nella seconda metà del Seicento su progetto del teatino Guarino Guarini, che ne ha esaltato la funzione cerimoniale. Già nell’atrio si è sorpresi dall’aprirsi di due rampe che salgono con andamento curvilineo fra pareti in cui colonne e balaustre si alternano a spazi concavi con busti e festoni di frutta: punto d’arrivo comune l’ingresso al grande salone, che verrà trasformato per ospitare il Parlamento Subalpino e poi il primo Parlamento italiano. Attraverso due scale elicoidali si scende nei suggestivi sotterranei per risalire e iniziare la visita degli appartamenti di Mezzanotte e di Mezzogiorno, o dei Principi, in cui è allestita la mostra che vede come protagonista il Legnanino (1661-1713) affiancato da artisti suoi contemporanei tra cui Carlo Maratti e Andrea Pozzo. Milanese, Stefano ha imparato il mestiere dal padre Giovanni Ambrogio di cui è esposta «l'Educazione della Vergine» di un devoto realismo un po' fiacco. Lui, invece, il Legnanino si presenta con un bel autoritratto a 32 anni nella pienezza della sua felicità espressiva raggiunta dopo aver fatto fruttuose esperienze a Bologna (con una visita a Parma per studiare Parmigianino e soprattutto Correggio di cui si avvertono echi) e a Roma, dove ha frequentato la bottega di Carlo Maratti e ha dipinto la «Sacra Famiglia con la Santissima Trinità» in cui i personaggi, di un classicheggiante monumentalismo, esprimono intensi sentimenti umani. E qui c'è il confronto con due tele di Carlo Maratti, in cui emerge l’impostazione classicheggiante dei personaggi coniugata con una grazia leggera debitrice di Raffaello, e con il rivale lombardo Andrea Lanzani che nel «Martirio di Santa Cristina» rivela un realismo tipicamente lombardo nei volti degli aguzzini mentre la morbida sensualità della Santa richiama i Nuvolone. Il Legnanino, invece, nella tenera interpretazione di San Giuseppe con Gesù Bambino si richiama alla lezione bolognese.Un vittorioso «San Michele Arcangelo», sfolgorante nell’azzurro e nel rosso delle vesti, vola con larghe ali piumate sulle anime del purgatorio: una leggerezza che troviamo più snella ed elegante dell’«Annunciazione» del gesuita Andrea Pozzo dai colori festosi e elettrizzanti. Nelle complesse «Nozze di Cana» i personaggi sono molto compressi: i colori accesi e gli abiti alla moda attualizzano la vicenda non priva di echi come quelli correggeschi nel piccolo paggio in primo piano. E il richiamo al Correggio è ancora più palese nel «Riposo durante la fuga in Egitto» sia nel grande angelo alato al centro dell’opera sia per la calda luminosità che avvolge i protagonisti e che sembra irradiata dal Bimbo divino.In queste sale il Legnanino è presenta anche con la decorazione dei soffitti iniziata nel 1695 e proseguita fino al 1703, rappresentante allegorie, scene mitologiche, episodi di storia romana fra ardite quadrature con una straripante esuberanza di motivi ornamentali. Nell’appartamento dei Principi vi sono le sale stupefacenti delle battaglie e di parata, cui si aggiunge la camera da letto, che hanno incantato l’Europa del tempo e ancora incantano per la meravigliosa, sorprendente  decorazione delle pareti «interamente rivestite da una sontuosa boiserie, intagliata, dorata e montata sugli specchi», eseguita dall’intagliatore Giovanni Luigi Bosso e dall’indoratore Giovanni Carlo Monticelli: un tripudio di foglie, trine, intrecci, arabeschi, paraste, cornici, personaggi mitologici che solcano la vasta superficie specchiante, riflettente luci, immagini, in un fantasmagorico gioco di fugaci apparenze, di baluginii inafferrabili. Nella camera da letto, con letto postumo neoclassico, si dice sia nato Vittorio Emanuele II il 14 marzo 1820 e più tardi la stanza ha ospitato Cavour, che dallo studiolo adiacente guardava la piazza e lo storico ristorante il Cambio, dove aveva un tavolo riservato. Nelle ultime opere il Legnanino mostra uno stile maturo come nella pala della «Natività della Vergine» con i sapienti contrasti di luce (e sullo sfondo si erge la cupola guariniana della Sindone); nello splendido, toccante «Sogno di Giuseppe», un capolavoro di sensibilità pittorica su meditazioni correggesche come il coevo «Transito di San Giuseppe», come l’«Estasi di San Filippo Neri», immerso in un deliquio mistico con la luce divina che l’investe dall’alto.

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