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Vernizzi, il sentire domestico

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di Mariagrazia Villa

Una nostalgia inestinguibile, che scorre nell’alveo della vita, anche le più felici. Quel desiderio di tornare alla casa di ogni desiderio, quell'origine di unità, perfezione e amore da cui tutti arriviamo. Quella commovente fitta di altrove e di bellezza che lascia indifesi e magnifici d’umanità, mentre un giorno segue l’altro.
È questa l’eredità del pittore parmigiano Renato Vernizzi. Alla sua opera, spesso tralasciata da una critica inconsapevole della grandezza custodita in un introverso sentire domestico, incline ai turbamenti dell’essere più che alle turbolenze dell’apparire, è dedicata un’imponente opera editoriale in tre volumi: «Renato Vernizzi. Catalogazione generale del percorso pittorico».
Edita da Mup Editore in collaborazione con Fondazione Monte di Parma, sarà presentata domani, alle 10.30, nella Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale. All’incontro, aperto dai saluti di Gilberto Greci, Presidente di Fondazione Monte di Parma, e Maurizio Dodi, Presidente di Mup Editore, interverranno i curatori del volume, Elena Pontiggia e Luca Vernizzi, e i critici d’arte Alberto Agazzani e Gianni Cavazzini.
Al termine, si terrà l’inaugurazione e la visita guidata della mostra «Renato Vernizzi. Gli esordi negli anni Venti e l’esplosione della luce e del colore con le ricerche del chiarismo», allestita nella Sala Polifunzionale del Museo Amedeo Bocchi in Palazzo Sanvitale.
Il catalogo generale racconta, in oltre milleduecento pagine, il percorso umano e artistico dell’artista, lungo quasi mezzo secolo d’attività, dal 1923 al 1972, raccogliendo e documentando la sua vastissima produzione in dipinti, disegni, opere grafiche e stampe, in maniera cronologica e con grande attenzione filologica. I tre volumi, stampati con perizia tipografica, rappresentano la prima opera di catalogazione completa del lavoro di Vernizzi sulla base di un’accurata e aggiornata ricognizione bibliografica ed espositiva. L’autorevolezza e l’esperienza dei curatori ha permesso di acquisire la documentazione di 2.836 opere, che rendono la pubblicazione uno strumento essenziale di conoscenza per critici e storici dell’arte, collezionisti e appassionati.
Nato a Parma nell’Oltretorrente nel 1904, Vernizzi ha lavorato molti anni a Milano e meditato con tutta l’ampiezza della dedizione sulle ragioni della pittura: attento sismografo delle correnti più d’avanguardia del Novecento, dagli echi novecentisti alle diafane atmosfere chiariste, dalle influenze fauviste ed ensoriane a un naturalismo padano che sarà poi l’ultimo per Arcangeli, non ha mai tradito la propria vocazione ad afferrare l’impressione che lascia il profumo della vita, sempre screziato dalla malinconia di un rimpianto sottile e spesso inconsapevole, attraverso il disegno, il colore e la luce. Con una commozione che fiorisce prima del sapere e una singolare libertà di pensiero e d’espressione, come risulta evidente nel secondo Dopoguerra, quando, in un clima ormai dichiaratamente antifigurativo, Vernizzi continua con i suoi abituali ritratti a famigliari e amici, d’acutissimo scandaglio psicologico, e riannoda addirittura i fili con l’Olimpo, ripensando a divinità come Velasquez, Goya o Manet.
L'esposizione che affianca il progetto editoriale, aperta fino al 24 aprile (orari: dal martedì alla domenica, 10.30-13.00; ingresso gratuito), è la prima del ciclo «Aspettando il Museo Renato Vernizzi», in programma da marzo a giugno nella Sala Polifunzionale del Museo Amedeo Bocchi («Renato Vernizzi. Il Dopoguerra: una stagione di rinnovata energia espressiva», dal 30 aprile al 22 maggio 2011; «Renato Vernizzi. Gli anni Sessanta: l’approfondimento interiore dell’immagine e della geometria compositiva», dal 28 maggio al 26 giugno 2011).
Esposte alcune delle opere descritte nel primo volume del catalogo generale, dalla magistrale eleganza cromatica di «Donna che legge» (1928) alla fragile geometria esistenziale di «Giardino in primavera» (1932), dalla fresca infanzia luminosa de «I fratellini» (1945) all’entusiasmo un po' in bilico dell’adolescenza in «Ragazzo in bicicletta» (1933).
Il Museo intitolato al pittore, che troverà la sua collocazione definiva nelle sale di Palazzo Sanvitale, ora in fase di restauro, nasce dalla generosa donazione di duecento delle sue più belle opere da parte dei figli Luca e Isabella alla Fondazione Monte di Parma nell’ottobre 2009.
Una casa per Vernizzi, dunque. Ma anche per ciascuno di noi, a ricordo dell’eterna, lancinante, universale nostalgia di casa.

Renato Vernizzi.  Catalogazione
generale del percorso pittorico
(a cura di Elena Pontiggia e Luca Vernizzi)
Mup Editore, pag. 1.238, euro 380,00
 

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