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Arte-Cultura

Inchiesta - L'arte "ferita": per intervenire mancano all'appello almeno 20 milioni

Inchiesta - L'arte "ferita": per intervenire mancano all'appello almeno 20 milioni
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di Andrea Violi

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Edifici che crollano, crepe in mura secolari, piante rampicanti che avanzano, rifiuti e scritte a pennarello... Sono numerose le ferite ancora aperte nel patrimonio artistico di Parma e provincia. Ferite da curare con i restauri. Facile a dirsi, ma c'è un problema di fondo: in questi tempi di vacche magre, lo Stato latita nei finanziamenti diretti e i bilanci degli enti locali boccheggiano anche a causa di (altri) tagli decisi a Roma. All'appello mancano almeno 20 milioni di euro nel Parmense. Una cifra approssimata per difetto: la mappa si riferisce per ora solo ai problemi principali.
Gazzettadiparma.it inizia a fare il punto attraverso una serie di interviste: parlano Gualtiero Savazzini (Fabbriceria del Duomo), Sabina Delnevo, sindaco di Compiano, don Alfredo Bianchi (Diocesi di Parma), Luigi Lucchi, sindaco di Berceto, Manuel Ferrari (Diocesi di Fidenza) e Alessandro Borri, presidente della sezione di Parma di "Italia Nostra".
Quello che proponiamo qui non è un articolo «chiuso», ma dinamico: i lettori possono segnalare problematiche di loro conoscenza nello spazio commenti e mandare foto e video a sito@gazzettadiparma.net.

Perché il nostro patrimonio culturale è «ferito»? Il tempo che passa, la natura che si “ribella”, l'incuria delle persone: da tutto questo nascono le numerose «ferite». L'Angiol d'Or sul campanile del Duomo di Parma colpito da un fulmine e i crolli nei castelli di Compiano e di Berceto rappresentano gli esempi più recenti. Allo stesso modo, gli atti vandalici ai danni del Battistero e i rifiuti che si trovano sotto il ponte romano (via Mazzini)... Ma la casistica delle ferite ancora aperte è alquanto ricca.
I lavori sulla cuspide del campanile del Duomo sono stati bloccati dall'inverno. In aprile/maggio ripartiranno, per terminare entro settembre. A quel punto si continuerà a lavorare sul resto del campanile... sperando di trovare i 500-600mila euro necessari.
Il castello di Compiano aspetta i finanziamenti, così come altri manieri. Il Comune di Berceto ha un progetto per trasformare i ruderi del suo castello in anfiteatro, in base all'idea «restauro = recupero funzionale» dei beni.
Sono tante anche le chiese «ferite», perlopiù dal terremoto del 23 dicembre 2008. Per i luoghi di culto di tutta la provincia di Parma sono arrivati 4,5 milioni dalla Protezione civile regionale (oltre a qualche finanziamento dall'Otto per mille). Ma per centrare tutti gli obiettivi, non basta.
Alla Diocesi di Parma servirebbero 10 milioni di euro per intervenire in una sessantina di chiese danneggiate ma escluse dai lavori urgenti già finanziati. 
Stesso discorso per la Diocesi di Fidenza: i problemi più gravi sono in 5 o 6 edifici, ma altre 30 chiese restano indietro per mancanza di fondi (ipotizzando 200-300mila euro in media per ogni intervento, mancano fra 6 e 9 milioni).
Certo, sono numerosi i casi di edifici curati, per restare nella metafora medica: la chiesa di Mamiano (Traversetolo), il castello di Torrechiara, il recupero dell'Ospedale Vecchio che partirà con un project financing... Ma tanto resta da fare. Dalle nostre interviste emerge una mancanza di almeno 20 milioni di euro; probabilmente anche di più.

Chi deve pagare? In teoria lo Stato, almeno per una fetta del patrimonio, ma i tagli sono abbondanti. E vengono da lontano. Per dirla con Manuel Ferrari, architetto consulente della Diocesi fidentina: «È dal 2004-2005 che non arrivano fondi dallo Stato. Prima c'erano anche altre strade, ad esempio i fondi del Lotto... ora nemmeno questo. Sembra che sui Beni culturali le politiche vadano in una direzione: assenza di interesse».
In alcuni casi la Regione entra in campo (come a Compiano o nel progetto dell'ex opificio di Ghiare di Berceto) o i Comuni (come per l'Ospedale Vecchio in città e nel primo stanziamento per il campanile del Duomo).
In ogni caso, gli enti locali hanno meno di quanto servirebbe. Si può battere la via dei privati: a parte le donazioni estemporanee, la Fondazione Cariparma è il classico destinatario di richieste del genere. Richieste che in vari casi non rimangono inascoltate: ad esempio, nel 2010 la Fondazione ha destinato al settore «Arte, attività e beni culturali» 3.711.000 euro (su un totale di 22 milioni erogati). Le domande di finanziamento presentate entro il 28 febbraio scorso sono ancora al vaglio: nessun dato per ora, ma c'è da scommettere che sono tante.
Come emerge dalle interviste, non rimangono vere alternative: senza soldi pubblici o di fondazioni, di fatto si tralasciano (più o meno obtorto collo) tanti interventi, per limitarsi a mettere un tampone alle emergenze.


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  • rebelde

    31 Marzo @ 08.42

    20milioni (calcolo approssimato x difetto).... uhmmm 20milioni, 20,mili..... aspetta aspetta! dove ho già sentito questa cifra!!! eheheeheheh gazzetta gazzetta, io non ci casco sai?

    Rispondi

  • Mauro

    29 Marzo @ 19.30

    Per recuperare 20 milioni è un gioco da ragazzi, basta mandare a casa tutti quei mangiapane a tradimento che siedono sugli scranni del governo e non pagare più le pensioni (che non si meritano) e trasferire il Vaticano da un'altra parte. Tra l'altro questa chiesa così degradata è anche un pericolo per le persone che transitano nei paraggi.

    Rispondi

  • pier luigi

    29 Marzo @ 00.26

    X Daniele è giusto quanto dici, i 'barbari' non hanno ancora capito che il 90% dei visitatori vengono per vedere le opere contenute nelle chiese! Il patrimonio italiano in fatto di opere d'arte si è sviluppato grazie alla volontà popolare di volere certe costruzioni, vedi Duomo. Erano altri tempi? forse i parmigiani di allora seguirono troppo gli 'ordini' della Chiesa e crearono il duomo e qualche o parecchi 'talebani' metterebbero oggi bombe per distruggerlo. Ignoranti! Giusto quanto dice Roberto, siamo pronti a non riconoscere i danni causati dalle nutrie però per quanto riguarda il ponte dell'EFSA, tenga presente che toglierà traffico, comunque, da quello che oggi si chiama ponte delle Nazioni e tornerà col vecchio nome 'ponte Bottego'

    Rispondi

  • Giorgio Ossimprandi

    29 Marzo @ 00.02

    Dopo tutto, il degrado è una manna per parecchi!!!!!!!

    Rispondi

  • robeerto

    28 Marzo @ 20.33

    è certo bel problema sì , ma dai tanto è lostesso ,meglio buttare via un po' di soldi in un ponte d iferro obbrioso e schifoso sopra al torrente parma in via europa per arrivare alle sede esfa , dove abbiamo i cervelloni del mondo gli espertoni ...... per il nostro territorio niente per chi viene da fuori e con delle cose assurde , va' bene tutto !!! se pensiamo che quando qualcuno ha detto di fare un seria azione di disinfestazione dal ponte caprazzucca per il problema nutrie , si sono scatenati gli ambientalisti e animalisti , una guerra quasi , ma adesso che anno deturpato un alveo stupendo della parma , in via europa nessuno dice nulla , ma come signori ???????a scusate in quel tratto non ci sono animali , è vero che ignorante che sono , e poi come impatto di paesaggio e di salvaguardia è propio il massimo complimenti davvero !!!!!!! povera italia .......................................................

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