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Vescovi di fine Medioevo

Vescovi di fine Medioevo
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 «Parma medievale. Poteri e istituzioni», terzo volume della monumentale opera storica Storia di Parma, edita da Monte Università Parma Editore per volontà della Fondazione Monte di  Parma, Università degli Studi di Parma e Banca Monte Parma, illustra la storia della nostra città dal periodo dell’alto medioevo e analizza le dinamiche del potere laico e temporale, i conflitti e le situazioni belligeranti tra centro urbanizzato e territorio agreste, i profili dei personaggi che hanno contribuito allo sviluppo della città, dai vescovi alle famiglie signorili. Il saggio di  Gianluca Battioni presente nel volume si intitola «Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nei secoli XIV XV».   

Fra i nove vescovi che si susseguono nel governo della diocesi di Parma dal 1323 al 1499 meritano di essere ricordati almeno Ugolino Rossi, fra Bernardo da Carpi, Delfino Della Pergola e Gian Giacomo Schiaffenati.
Ugolino Rossi, vescovo di Parma per ben cinquantaquattro anni, dal 1323 al 1377, è uno degli artefici delle fortune della famiglia che nel secolo successivo darà alla luce il celeberrimo Pier Maria: per questo non c'è vicenda politica, locale o nazionale, che non annoveri Ugolino fra i suoi personaggi. E non solo vicenda strettamente politica: il ricco epistolario di Francesco Petrarca, arcidiacono della cattedrale di Parma in quegli anni, ha tramandato ai posteri le tensioni fra il vescovo ed il poeta, forse anche per gli ottimi rapporti che intercorrevano fra il Petrarca ed i rivali dei Rossi, i da Correggio.
 La cattedrale di Parma deve al vescovo Rossi la fusione della sua campana «nuova», soprannominata appunto «Ugolina» per distinguerla dal «Baione», la campana grossa che il fondatore del battistero, il cardinal Gherardo Bianchi, aveva donato alla cattedrale nel 1291. E grazie ai raffinati codici liturgici che il Rossi donò alla sua diocesi il nome di Parma risuona ancora oggi in tutte le biblioteche del mondo che li conservano.
Il vescovato di fra Bernardo da Carpi, un francescano già docente di teologia nelle Università di Ferrara e di Bologna, è ben più breve, solo tredici anni, dal 1412 al 1425, ma merita di essere ricordato per almeno due motivi. E’ l'ultimo vescovo eletto dal capitolo cattedrale, secondo la prassi medievale, e non imposto dalle autorità civili o nominato d’autorità dal pontefice, come ormai accadeva. E’ l'ispiratore di un testo pubblicato nel 1417 e che ogni parmense che sappia un po' di latino e che voglia conoscere le istituzioni ecclesiastiche e la vita religiosa della sua diocesi nel pieno e tardo medioevo dovrebbe leggere: l’Ordinarium Ecclesie Parmensis, che il suo «moderno» editore, il dottissimo Luigi Barbieri, fornì di note di superba erudizione filologica e storica quando lo editò, per i tipi di Fiaccadori, nel 1866.
Il successore di fra Bernardo è Delfino Della Pergola, un chierico di Gubbio nominato vescovo di Parma per le pressioni del signore della città, Filippo Maria Visconti, e per i meriti del padre, il condottiero ducale Angelo Della Pergola. Nei trentotto anni del suo vescovato (1425-1463), Delfino manifesta una personalità travolgente, forgiata anche dalla sua intensa partecipazione al concilio di Basilea (abbondantemente attestata dagli atti del concilio), determinata nella salvaguardia e nel recupero dei diritti e dei doveri del vescovo nel governo temporale e spirituale della sua diocesi: la convocazione di un sinodo diocesano, prassi assai rara in quegli anni travagliati per la Chiesa, è uno dei meriti che Delfino può vantare.Gian Giacomo Schiaffenati, di nobile famiglia milanese, è il primo della lunga serie di cardinali che siederanno sulla cattedra vescovile di Parma fino alla seconda metà del Cinquecento. Pupillo di Sisto IV, che lo impone a Parma nel 1482, morirà a soli quarantasette anni nel 1497, senza mai aver visto la sua diocesi, secondo la prassi, allora assai diffusa, della non-residenza: ma a Parma aveva inviato a predicare il futuro fondatore del nostro Monte di Pietà, fra Bernardino da Feltre; a Parma aveva promosso la fondazione della Confraternita dell’Annunciazione della Beata Vergine, modellata su quella romana istituita nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, che anni dopo promuoverà la costruzione della chiesa della Steccata; e pochi sanno, malgrado un bell'articolo del 1925 del senatore Giovanni Mariotti, che la via «dell’Arco di Parma», che ancor oggi si trova dirimpetto a Castel Sant'Angelo, deve il suo nome allo splendido palazzo che questo vescovo di Parma abitava a Roma.
GIANLUCA BATTIONI
 

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