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Letteratura come lente della realtà

Letteratura come lente della realtà
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Enzo Golino, presentandoci il suo mastodontico volume «Madame Storia & Lady Scrittura» edito da Le Lettere, ci invita a entrare «Insieme nel labirinto» di una attraversata intensa e incredibilmente precisa. Essa raccoglie saggi, cronache e interviste dalla metà del secolo scorso, anno più anno meno, sino a ieri e ad oggi, in una eccezionale dimensione di tempi, voci, interventi, paragoni, tracce, storicizzazioni, profili e giudizi.
L'enorme mole del materiale qui raccolto si immerge e ci immerge in un ritmo che non solo testimonia di «cinquant'anni di manovalanza culturale», ma è segno inequivocabile di quell'«Io lettore a vita» che Golino impersona con tanto disarmata ma lucida serenità e probità. Le quali doti sfilano via in più di mille pagine trascinando seco gran parte di quel Novecento che - breve o lungo che sia stato, non importa - rappresenta una straordinaria ricchezza culturale dentro la quale siamo stati tutti noi che scriviamo e leggiamo, i primi e più importanti protagonisti.
Golino, giornalista e scrittore, lettore e verificatore della militanza critica, ha raccolto quindi un materiale che sia pure in apparente «disordine», reca invece alla base una curiosa e vorrei dire indomita e rigorosa unicità; il gesto di un solo lettore, i giudizi di un uomo che s'affida anima e corpo alla Letteratura e, infine, l'arte di una memoria degli autori e delle opere che è già storia, una singolarissima storia.
Per descriverla, riassumendola brevemente, ci affidiamo a semplici partizioni che indicano due parti dedicate a bilanci e prospettive, una terza parte riservata ai critici letterari, una quarta a narratori e poeti, una quinta ai temi della società in cui viviamo, e una sesta a Napoli e dintorni, essendo il Golino non solo nato in quella città ma persona vivente e operosissima di quel centro culturale tra i maggiori d'Europa sino dal XVI secolo. Da questo viaggio - che si avverte condotto con grande passione e con un'abilità di ricerca molto fine e provata - risaltano principalmente i motivi di quella cronaca quotidiana dei fatti e dei  personaggi letterari che Golino ha incontrato, descritto, intervistato e commentato per grazia e ostinazione di un «mestiere» che rimane sempre la più sicura e forse l'unica via d'avvicinamento ai problemi di fondo dell'uomo di ogni tempo schiacciato fra Madame Storia e orgoglio di Lady Scrittura, cioè le azioni e gli eventi, le occasioni e le parole.
Perché questo gran libro è davvero un gran libro di parole scritte, di bilanci e di prospettive, di voci colte sul nascere e di certezze comprovate. Se ne trova, tra i tanti altri, un esempio nelle molte pagine che Golino riserva ad Attilio Bertolucci nell'80 per l'intervista di Sara Cherin «Attilio Bertolucci.  I giorni di un poeta», nell'84 per l'uscita de «La camera da letto», e nel Duemila in occasione della tavola rotonda dedicata al poeta al Gabinetto Viesseux a Firenze. Tre occasioni diverse, ma anche  intimamente complementari, dove il critico analizza «la grazia impalpabile» del poeta e il suo creare per «miniature incise nell'album di famiglia», oppure la «morbosa sensibilità» di uno scrittore che «ha resistito a tutte le lusinghe» della modernità in nome della «militanza particolare» quale «veicolo di cultura» che coinvolge vari esempi di maestri (i «maestri cercando» di Vittorini) Longhi, Cecchi, il metafisico De Chirico,  Katherine Mansfield.
Molte pagine di Golino sono come queste: pagine d'eccezionale apertura riservate a un popolo eletto: Ungaretti, Svevo, Zanzotto, Siciliano, Sanguineti, Saba, Pirandello, Proust, Pasolini, Sapegno, Montale, Citati, Contini, Anceschi, Garboli, Gadda, Bilenchi, Baldacci, Debenedetti, Gramsci, Kafka, e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Pagine che avanzano illuminando con la vivacità della critica militante l'infinito cammino delle informazioni e delle discussioni. Poiché - scrive Golino - «Per quanto banale, l'immagine del critico letterario moderno che agisce in laboratorio, dotato di complessi strumenti, è ancora la più attendibile che si possa oggi formulare». E il suo compito, spesso misconosciuto o addirittura deriso («la critica letteraria è finita» scrivevano poco tempo fa un saccente con la voluttà di autodemolirsi!) è ancora quello di indicare il potere di trasformazione delle pagine in pensiero, la «paideia pasoliniana» come scrisse Golino stesso in uno dei suoi saggi più avvincenti e completi sullo scrittore friulano-romano. Del resto, Madame Storia da una parte e Lady Scrittura dall'altra compendiano davvero anche oggi i termini più propri dell'autonomia della Letteratura giustamente tanto cara a Golino, quando come adesso la storia si avverte lontana e la scrittura declassata a chiacchiericcio fangoso e povero di idee e di rilevanze stilistiche.
«Con un paradosso letterario  - osserva il nostro autore - si può lecitamente affermare che la Scrittura è anche la Storia»: insieme superano il perimetro del quotidiano, creano dei «casi» (Contini, Garboli, Debenedetti) formano opinioni e danno un senso «all'agire letterario mentre si fa», che è una delle poche rivoluzioni per le quali il sacrificio e l'affermazione non sono vuote e solo pretestuose istanze di potere.
Madame Storia &  Lady Scrittura
  Le Lettere ed., pag. 110648,00

 

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