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Leggi razziali, orrori anche a Parma

Leggi razziali, orrori anche a Parma
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 Lisa Oppici

A pochi mesi dall’uscita del suo ultimo volume (dedicato ai «quarantacinque giorni» nel Parmense) Fiorenzo Sicuri torna in libreria con una nuova pubblicazione: sempre di storiografia locale, sempre «grosso modo» su quel torno d’anni. Lo studioso parmigiano punta l’attenzione sul periodo compreso tra il 1938, l’anno delle leggi razziali, e il 1943, l’anno della caduta del fascismo: e si occupa in particolare della discriminazione degli ebrei nel nostro territorio, provando a mettere nero su bianco nomi e cifre e a delineare un quadro il più possibile analitico di un fenomeno tragico che ha interessato anche il Parmense. «L'ebreo nella soffitta. La discriminazione degli ebrei parmensi 1938-1943», pubblicato da Mattioli 1885, sarà presentato domani  alle 18 alla Libreria Feltrinelli di strada della Repubblica. Con l’autore ci saranno Ercole Camurani, curatore della collana di Mattioli 1885 «Strumenti per il lavoro storico», il direttore del Museo ebraico di Bologna Franco Bonilauri e la ricercatrice Brunella Manotti. Si comincia nell’agosto del 1938 con i primi provvedimenti (il ritiro di alcune tessere del Pnf) e poi si va avanti, privazione dopo privazione. Il tutto, almeno nei primi mesi, in una sostanziale indifferenza della popolazione, come Sicuri sottolinea in diversi passaggi. «Nel complesso, l’indifferenza quasi totale sembrava regnare nella provincia: non si colgono, nei rapporti dei questori, elementi di critica, di sdegno o di dissenso da parte della popolazione. Una collettività ebraica integrata, con robuste propensioni verso il fascismo, entrava così nella soffitta della provincia: ''l'elemento ebraico si è appartato'', come scriveva il questore e come scriverà negli anni successivi, compiendo un curioso lapsus nel declinare il verbo ''appartare'' nella forma riflessiva invece che passiva». La destituzione dal servizio di alcuni professori dell’Università, l’esclusione da circoli e associazioni, il cambio di denominazione del Teatro Reinach (che «portando un nome ebraico» dal febbraio del 1939 fu intitolato a Niccolò Paganini), le ripercussioni delle leggi razziali sulla scuola, e tanto altro ancora. Privazione dopo privazione, passo dopo passo, sempre più giù. Fino allo scoppio della guerra e ai campi di concentramento nel Parmense. In un progressivo inasprirsi della situazione, anche nelle relazioni dei questori: «Otto mesi dopo l’ingresso dell’Italia nella guerra mondiale, col febbraio 1941, le relazioni dei questori assumeranno altri toni e gli ebrei cominceranno a essere visti come ''acerrimi nemici del Regime'' e ''accaniti antifascisti''». Poi la presenza degli «internati liberi» nel Parmense e, dopo l’8 settembre, con l’occupazione tedesca, l’avvio della fase estrema della persecuzione degli ebrei: «Fra il settembre 1943 e l’aprile 1945, sappiamo che almeno settanta ebrei furono deportati dalla provincia nei campi di sterminio. [...] Fra i deportati all’estero e i carcerati in Italia che perirono, quattordici avevano fatto parte degli iscritti alla comunità ebraica parmense nell’estate del 1938: circa il dieci per cento dell’intera comunità, così com'era nell’anno delle leggi antisemite, perse la vita fra il 1943 e il 1945». Articoli usciti su quotidiani e periodici (tra questi anche quelli delle diocesi di Parma e Fidenza, in un interessante capitolo dedicato alla posizione della chiesa cattolica parmense di fronte alle leggi antiebraiche), fonti di polizia (in particolare i rapporti dei questori al Ministero dell’interno) e altri documenti: tanti. Come al solito l’attenzione alle fonti e la cura documentaria sono i tratti distintivi dell’opera di Sicuri, che proprio in questa ricchezza ha senz'altro il suo primo pregio (pregio metodologico e sostanziale) e che anche in questo caso si pone come mattone di rilievo in un percorso di ricostruzione storica che per il Parmense in alcuni tratti è ancora lacunoso. 
L'ebreo nella soffitta - Mattioli 1885, pag. 9012,00

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  • bongo

    05 Maggio @ 13.55

    Un altro libro sulle ingiustizie e sofferenze patite dagli israeliti nella II guerra, anche a Parma! Il tema comincia francamente a stufare: sembra che abbiano sofferto solo loro. Una sofferenza speciale, unica, superiore, a cui bisogna dedicare sempre nuovi libri. E le sofferenze degli altri popoli, vincitori e vinti? E le sofferenze e ingiustizie subite dalle altre minoranze? Hanno meno valore? Ecco l'ennesimo tomo sulle sofferenze degli ebrei , proprio quelli che in Palestina stanno umiliando e segregando quei poveracci dei palestinesi (a casa loro!), rubando loro la terra e costruendo muri divisori alti nove metri. Altro che leggi razziali!! Ad ogni modo,visto che il libro presentato è di 9012 pagine e peserà un quintale - e dunque servirà una carretta per portarselo a casa - ne farò a meno!

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