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Bruson, voce nobile di Verdi

Bruson, voce nobile di Verdi
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Vincenzo Raffaele Segreto

Grand seigneur   del canto e del teatro in musica, Renato Bruson è un artista che da tempo ha legato la sua storia, di artista e anche di uomo - e non a caso gli è stata conferita la cittadinanza onoraria - alla nostra città, al nostro Teatro Regio. L’occasione per riparlare, di lui e con lui, è la presentazione - alle 18 di domani al Ridotto del Regio - di «Renato Bruson: il volto, il gesto, il passo - 50 anni di ''canto teatrale''», un bellissimo volume realizzato da Tita Tegano e pubblicato da Grafiche Step editrice - ricco di immagini anche inedite e preziosi contributi testuali - che sarà illustrato dall’autrice insieme a Giorgio Gualerzi, Gian Paolo Minardi e Mauro Trombetta;  ospite d’onore il grande baritono.
Ed è con Tita Tegano, ideatrice del libro e del suo originale progetto grafico, abitualmente propensa a evitare le luci del palcoscenico per rimanere in secondo piano, che iniziamo la conversazione intorno a questo volume. «È un libro d’immagini e parole: il mio desiderio era quello di creare un tutt'uno che legasse realtà umana del cantante e realtà virtuale della sua arte scenica e vocale. La caratteristica forse più intensa dell’arte di Renato è infatti la sua capacità di unire canto e recitazione, musica e scena, gesto e nota, utilizzando pienamente il proprio corpo per trasferire il personaggio sulla scena. I risultati conseguiti nella sua carriera, la stima della critica e l’amore del pubblico, credo proprio siano il frutto di questa mimesi artistica ideale che costituisce, alla fine, la vera anima del dramma in musica».
E il fine di ogni artista che sale sul palcoscenico, aggiungiamo noi. E le parole, i testi, cioè che sono compresi in questo libro? «Sono una scelta tra i tantissimi articoli che a Bruson sono stati dedicati nel corso della sua carriera: seguendo la traccia ideale che mi ero data, ho cercato di raccogliere quanto potesse contribuire a creare il ritratto di Bruson e della sua capacità di costruire un personaggio in tutte le sue sfaccettature. Escludendo le recensioni legate a una singola recita, ho selezionato scritti che parlassero della sua capacità di trasferire sul palcoscenico oltre che le sue qualità di puro cantante, anche quelle di cantante-attore, teso a sempre più far comprendere al pubblico il carattere del personaggio». Ed è proprio a dar forza a questa idea di sintesi interpretativa che Bruson aggiunge la sua voce, e che voce!, esprimendo quanto questa costante ricerca sia stata per lui importante: «Fin dall’inizio della mia carriera l’obbiettivo che mi sono prefisso è stato far capire al pubblico il carattere del personaggio nella sua totalità di canto e azione, di musica e dramma. Per far questo ho cercato di documentarmi al massimo per capire quanto c'era intorno al personaggio e al suo mondo e per capire e conoscere i personaggi intorno a lui. Capirlo e conoscerlo io  per farlo conoscere e capire agli altri, rendendo così più credibile il personaggio. Questo lo trovavo importantissimo allora, e tanto più oggi, quando nuove e per me cattive regie per far qualcosa di nuovo - ma senza rispettare quanto l’autore aveva scritto - spesso cambiano i tempi in cui l’azione si svolge, facendo perdere queste fondamentali connotazioni. Una moda che possiamo vedere in molte opere trasmesse in televisione, nelle quali questa attualizzazione della vicenda è fin troppo frequente, e che mi accorgo mette anche in difficoltà i giovani studenti di canto». Sì, quei giovani cui lei sta dedicando sempre più tempo. «Trasmettere la mia esperienza di tanti anni di teatro è per me importantissimo. Guardi, le do una notizia in anteprima: proprio oggi all’Accademia della Scala, con la quale già collaboro, mi hanno chiesto di prendere il posto che per tanti anni è stato della Gencer. Come dicevo, spesso mi accorgo di quanto sia difficile per i giovani cantanti arrivare a colmare il divario tra quanto hanno studiato e quanto poi trovano in palcoscenico. Incontro molti giovani che studiano seriamente, ma che quando arrivano al teatro, trovando allestimenti diversissimi da quanto hanno studiato, spesso si trovano spaesati». Ed eccoci giunti a questo libro, a questo festoso omaggio per i suoi 50 anni di carriera: «Sono più che soddisfatto di essere arrivato a tagliare questo traguardo che auguro a tutti i miei colleghi. Nonostante tutti questi anni di teatro, sono ancora pieno d’entusiasmo, e quando non sono in palcoscenico, lo dico sinceramente, mi manca: mi mancano il palcoscenico, il pubblico, i colleghi. Dopo tanto tempo, posso sinceramente dire che il palcoscenico è la mia vita». Una vita in palcoscenico in cui Parma ha avuto un ruolo importante: «Importantissimo, direi, dal punto di vista artistico e umano. Sono infatti felicissimo di iniziare questi festeggiamenti proprio a Parma, questa città che mi ha dato la cittadinanza onoraria, che ho sempre amato e dove ho tanti amici, in questo Regio che ha segnato fin dall’inizio tante tappe decisive di tutta la mia carriera».

Renato Bruson: il volto, il gesto, il passo
   Grafiche Step, pag. 160, € 60,00

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