Arte-Cultura

Giovedì sera a "La storia siamo noi" puntata su Toscanini

Giovedì sera a "La storia siamo noi" puntata su Toscanini
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Comunicato stampa   


 “La Storia siamo noi” presenta “ARTURO TOSCANINI - IL RITMO DELLO SPIRITO” di Massimo Favia in onda giovedì  2 GIUGNO alle ore 23.30 su RaiDue

A La Storia siamo noi il genio di Toscanini, il suo carisma, il suo rigore, in una direzione che è al tempo stesso appassionata e impetuosa. Ma quella di Arturo Toscanini è una storia tutta scoprire. Le sue esecuzioni restano ancora oggi come un punto di riferimento imprescindibile: Beethoven, Mozart, Brahms, Bach, Puccini, ma soprattutto Verdi e Wagner. Una storia da raccontare con documenti e fotografie inedite, ma soprattutto attraverso le parole dei nipoti, di chi ha suonato con lui e dei grandi direttori d’orchestra: Zubin Mehta, direttore d’orchestra: “per noi e’ il più grande rivoluzionario dell’interpretazione della musica classica”; Emanuela di Castelbarco, nipote: “era un personaggio speciale con onestà morale e coraggio delle sue opinioni”; Walfredo Toscanini, nipote: “la musica che nonno eseguiva era riconoscibile per un certo ritmo, impetuosità e cuore”; Salvatore Accardo, violinista e direttore d’orchestra : “lui aveva qualcosa di soprannaturale, ne sono convinto”

Le interpretazioni di Toscanini, le sue incisioni, rimangono dei classici senza tempo. E così il suo amore per le opere di Giuseppe Verdi. Ed infatti, quando viene a sapere che a Milano sta per debuttare in prima assoluta l’Otello decide che lui deve suonare alla Scala. Walfredo Toscanini: “per Verdi aveva una vera venerazione”; Gianluigi Gelmetti, direttore d’orchestra: “Toscanini era Verdi e Verdi, come ci arriva a noi, e’ quello interpretato da Toscanini’- ed aggiunge-  Toscanini ha messo su Verdi un sigillo così forte che e’ molto difficile toccare Verdi”; Salvatore Accardo: ‘il merito maggiore di Toscanini e’ stato quello di far rivivere le partiture di Verdi come lui le pensava”
Toscanini ha iniziato la sua ascesa. A 25 anni, Milano, dirige la prima mondiale dei Pagliacci di Leoncavallo, a 29, a Torino, quella della Bohème di Puccini. Ma che cos’è, allora, lo “stile Toscanini”? Perché rimane ancora oggi un punto di riferimento?
Zubin Mehta: “era l’ interprete più onesto della sua generazione. Lui dice- io faccio quello che ha scritto il compositore”; Antonio Pappano, direttore d’orchestra : “ha creato un approccio disciplinato alla musica. La partitura e’ la Bibbia. Le sue prove erano eventi perche lui era difficile con se stesso e con l’orchestra”; Emanuela di Castelbarco: ‘diceva sempre - beate le arti che non hanno bisogno di interpreti – perché diventava pazzo che i musicisti non rendessero la musica sublime che questi grandi uomini avevano composto”

Burbero, deciso, con una volontà di ferro e uno spirito romantico, alla musica Toscanini dedica tutta la vita. Per lui, stanno per aprirsi le porte di quel teatro che più di ogni altro segnerà la sua carriera di artista e di uomo: La Scala di Milano.
Gianluigi Gelmetti, direttore d’orchestra: “ Toscanini aveva bisogno di potere assoluto, cosa che faceva alla Scala”; Antonio Pappano: “lui ha fatto della Scala un teatro importantissimo”; Emanuela di Castelbarco: “sul suo rapporto con la Scala diceva –e’ l’amante che mi ha fatto più disperare. Un rapporto di amore e odio”
Ma chi è veramente Arturo Toscanini? Un ragazzo talentuoso, un romantico mai felice, un nonno e un marito  affettuoso. Anche se il suo fascino non risparmiava altre donne:   Emanuela di Castelbarco: “Una sola patria, una sola religione, una sola moglie. E il resto sono soltanto giri di walzer”.
Dopo la Scala di Milano, Toscanini decide di lasciare l’Italia per la prova più impegnativa: il Metropolitan di New York. Grandi successi che pero’ riportano Toscanini nella sua amata Patria e nel suo amato teatro della Scala dove si è creato un’orchestra a sua immagine e somiglianza, con la quale si esibisce in tutta Europa.

Ma è un interludio di breve durata. Il suo irriducibile spirito di libertà, infatti, deve fare i conti con l’arrivo al potere di Benito Mussolini.
In questi anni, Toscanini è impegnato soprattutto per proteggere la Scala e la sua musica dall’ombra lunga del fascismo. Dopo il pestaggio di Bologna da parte di un gruppo di squadristi, dopo il “No” a Hitler, dopo aver suonato gratis con quella che diventerà la Filarmonica di Israele, Toscanini ormai è un esempio di dignità civile. Nel 1937, l’America lo chiama di nuovo e tornera’ in Italia solo con la caduta del fascismo.
Ma soprattutto, è la Scala, la sua casa adottiva, il tempio della musica, che per rinascere dalle macerie vuole lui, il suo maestro.
Gelmetti Gianluigi, direttore d’orchestra: “ha lasciato un senso etico come uomo e artista, rigore, umiltà, abnegazione, rispetto. Parole difficili oggi”

Importante, naturalmente, il capitolo parmigiano: parte del documentario è stata infatti girata all’interno del Museo Casa natale Arturo Toscanini, e molti dei documenti, delle immagini e delle fotografie in esso trasmessi sono conservati all’interno del Museo, gestito dalla Casa della Musica: tra gli intervistati, anche Gustavo Marchesi e Mauro Balestrazzi.

 

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