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Tra fede e amor di patria

Tra fede e amor di patria
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Pier Paolo Mendogni

 Nell’estate del 1853 il padre cappuccino Francesco Saverio Brunani veniva espulso dal ducato di Parma e di Piacenza.  Mentre si trovava per motivi di salute in casa della madre Veronica a San Quirico di Trecasali un ufficiale dei Dragoni gli intimava di recarsi a Parma davanti al colonnello Luigi Bassetti, comandante della città, che gli notificava l’ordine di espulsione poiché in una predica, tenuta a Piacenza nella chiesa di Santa Margherita, avrebbe fatto delle allusioni politiche non gradite sull'idea nazionale unitaria.
La storia del religioso è emblematica del modo in cui anche molti sacerdoti hanno vissuto la grande stagione dell’Unità d’Italia prima della rottura definitiva fra Santa Sede e governo italiano: anni di sincere speranze e felici entusiasmi, che Ercole Camurani (con le ricerche di Gabriele Brunani) ha raccontato nel volume «Padre Francesco Saverio Brunani da Fiorenzuola, cappuccino» coi sottotitoli esplicativi «Fede e amore di Patria. La via difficile dell’Unità Italiana per un cattolico liberale», edito da Mattioli 1885. Un volume, ricchissimo di documentazione, che si inquadra appropriatamente nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità, in quanto ci racconta una microstoria che contribuisce a cogliere dal basso i sentimenti e i comportamenti di tanti cattolici.
Francesco Saverio è il nome che Brunani ha assunto quando ha preso i voti da cappuccino nel 1841. Aveva vent'anni. Era nato a Fiorenzuola in una famiglia agiata in quanto il padre Stefano era titolare del forno. A sei anni era stato mandato a studiare a Piacenza nel collegio dei gesuiti dove usciva nel '37 al termine delle scuole superiori ed entrava nel noviziato dei cappuccini a Novellara. Nel dicembre del 1841 veniva ordinato sacerdote nel duomo di Reggio Emilia e passava nel centro studi di Scandiano ottenendo nel '49 l’abilitazione alla predicazione. Veniva quindi inviato nel convento di Parma con l’incarico di bibliotecario, che lasciava per assumere l’incarico di lettore e di esaminatore di matematica e fisica nella Scuola di Noviziato dei cappuccini a Piacenza.
La sua fama di predicatore lo faceva chiamare in varie chiese e purtroppo la predica tenuta in Santa Margherita a Piacenza, segnalata alle autorità da qualcuna delle tante spie politiche, gli provocava l’espulsione dal ducato parmense, che il sospettoso Carlo III governava come una caserma. Padre Francesco Saverio si trasferiva nel convento di Reggio Emilia e i suoi quaresimali erano tanto apprezzati da essere richiesto anche a Roma, dove predicava nel 1859 e veniva pure ricevuto dal papa Pio IX.
Poco dopo scoppiava la Guerra d’Indipendenza e il cappuccino iniziava la sua predicazione patriottica. Nella chiesa di Lugagnano commemorava i caduti nella battaglia di Solferino e San Martino con un’ardente orazione «per i martiri della patria», che veniva pubblicata. Anche la Giunta di Reggio lo invitava a parlare durante la messa di ringraziamento per l’Annessione alla Monarchia Costituzionale di Vittorio Emanuele II e padre Francesco Saverio - come scrive la Gazzetta di Modena - «trasse dai patriottici suoi sentimenti a dimostrazione del trionfo che Dio infine consentì agli italiani per la fede in tanti anni serbata pel felice rinascimento della comune Patria». Disse pure «che pregava nostro Signore che convertisse il Santo Padre a cedere il suo regno per quiete e conservazione della Religione cattolica»: su questo si divideva la città.
 Sostenitore di Garibaldi, invocava il «Dio dei prodi, il Dio di Garibaldi». A Parma in Cattedrale veniva celebrata una funzione «per invocare dal Dio degli Eserciti la fortuna delle armi del Generale Garibaldi». Anche il clero si divideva fra conservatori e liberali e questi ultimi cominciavano a trovarsi in difficoltà per l’irrigidimento della Curia Romana, avvenuto dopo la morte di Cavour. Lo scontro in Italia si radicalizzava e il clero patriottico veniva richiamato all’ordine compreso padre Brunani, che faceva atto di sottomissione al Vescovo di Reggio Emilia dichiarando di accettare l’insegnamento dei superiori, compresa la necessità del dominio temporale del Papa. Era il 22 gennaio 1866: poco dopo uscirà la legge sulla soppressione degli ordini religiosi e sull'incameramento dei loro beni da parte dello Stato.
Francesco Saverio ha voluto continuare la sua missione religiosa come cappuccino e per questo ha chiesto di andare in un convento all’estero: nel '67 andava in Inghilterra dove trovava un ambiente ostile; si trasferiva per un breve periodo (dal '74 al '79) in Francia in una Certosa ma tornava fra i cappuccini nel piccolo convento di Lorgues nell’Alta Provenza, paese dove moriva nel 1886, a 65 anni,

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