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Senza Dio e senza Stato

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Felice Modica

Voi avete commesso crimini a volte  orrendi, ma non ne avete colpa. La colpa  è della società che con la sua ingiustizia,  negandovi i più elementari diritti alla  vita, vi ha fatto diventare ladri, rapinatori, assassini. Io sono venuto a liberarvi: e voi ora promettete di aiutarmi  a liberare i nostri fratelli abbattendo la  società e lo Stato che ci opprimono».  Queste parole le ha pronunciate per la  prima volta, nel 1857, Carlo Pisacane,  rivolgendosi ai detenuti del penitenziario di Ponza. Pisacane è appena sbarcato, con una trentina di uomini assai  male in arnese, dal vaporetto «Cagliari»  (requisito al largo del porto di Genova),  quando fa irruzione nella fortezza borbonica. Gli spalancano le porte senza  resistere e lui subito arringa i prigionieri  radunati nel cortile interno. Sono tutti  reclusi per delitti comuni: furti, rapine,  omicidi. Non lo capiscono, ma ovvia mente accettano d’imbarcarsi alla volta  di Sapri con l’inatteso liberatore. Giunti  in Campania, i più si daranno alla macchia...Comincia così «Gli Angeli Neri.  Storia degli Anarchici Italiani da Pisa cane ai Circoli di Carrara», di Manlio  Cancogni, appena pubblicato da Mursia. A quindici anni dalla prima uscita, il  volume resta attuale. Cancogni disegna  una galleria di vividi ritratti (soffermandosi sulla «sua Lunigiana», terra geograficamente predisposta all’individualismo), anche di figure minori, che fanno parte a buon diritto dell’album di  famiglia della Sinistra, e non solo. Cosa  rende gli anarchici tanto moderni, e perché, anche in un angolino nascosto, tra  le sue pieghe, il pensiero liberale conserva sempre un pizzico di spirito anarcoide? Probabilmente il fatto che i libertari (i primi federalisti, non dimentichiamolo) affrontino - come dice l’autore - «un tema antico ma non vecchio»,  riducendo all’essenziale i grandi interrogativi che presiedono al rapporto tra il  singolo e la società. In pratica, le certezze e le negazioni dell’Anarchia hanno  la stessa presa sulla coscienza di quando  furono enunciate nell’Atene di Socrate e  dai Sofisti. Prendiamo Bakunin, che si  limita ad enunciare: «Se Dio esiste, l’uomo non è libero». E opta per la inesistenza di Dio. Il russo è emissario di  Marx in Italia, ma ne diventa il maggiore  oppositore. Riesce ad infiammare l’Europa, pur essendo un pasticcione cospiratore con la tendenza a spifferare i  segreti al primo venuto. Si pensi che  vorrebbe portare Garibaldi a Mosca, per  cacciare lo zar. Proprio un bel sodalizio...  Fallita la rivoluzione del '74, manifesta il  proposito di uccidersi con un colpo alla  tempia. Poi ci ripensa e fugge da Bologna sbarbato, vestito da parroco e col  breviario in mano. Con la sua mole falstaffiana è perfetto ma, mentre tenta di  salire in carrozza, scivola su un gradino  e rimane disteso a metà tra lo sportello e  il divano, sconvolto da un eccesso irrefrenabile di risa... Lo ritroviamo ad  accudire il giovane ammalato Errico  Malatesta (un nome un programma), in  atteggiamento iperprotettivo di fronte a  questo piccolo napoletano febbricitante, cui assegna al massimo sei mesi di  vita. Cattivo profeta... Malatesta morirà  a settantotto anni, nel luglio del '32, prima alleato di Mussolini e poi sotto sorveglianza fascista al Trionfale. Coi fratelli marxisti gli anarchici diventeranno  subito nemici come solo tra congiunti...  I primi vogliono inserire le masse proletarie nelle istituzioni del potere borghese per conquistarlo dall’interno, i se condi aspirano solo alla distruzione del  potere e all’instaurazione della società  egalitaria. Il romagnolo Andrea Costa -  stimato da Carducci, suo professore a  Bologna, che per lui prospettava una  carriera da studioso - sarà il primo a  ripudiare il comunismo, anarchico o autoritario, per un collettivismo socialista  riformista. Entra in Parlamento nel  1882, unico fra i socialisti italiani. Come  tutti, giura fedeltà al re. E’ uno scandalo,  per la borghesia, ma soprattutto per i  compagni, che tenteranno di ucciderlo.  Sarà poi l’anarchico Borghi, nel 1920, ad  incontrarsi con Lenin a Pietrogrado:  l’unico, all’indomani della rivoluzione  d’Ottobre, che osa criticare duramente  «l'intoccabile» per le sue tesi dittatoriali. Individualisti fino all’esasperazione, gli anarchici romperanno per sempre col socialismo a Genova, nel '92. Con  gli attentati, i libertari hanno dimestichezza. Il 24 giugno del 1894, a Lione, il  ventunenne lombardo Sante Caserio  pugnala a morte il presidente francese  Sadi Carnet. 
Quando il giudice gli rinfaccia di aver detto che, se fosse stato in  Italia, avrebbe colpito il re e il papa,  risponde: «Oh no, non escono mai insieme»... Diverso il caso di Gaetano Bresci, l’assassino del «re buono» Umberto  I, che la stampa dell’epoca vuol far passare per uno squilibrato ma persegue un  lucido disegno politico: vuole vendicare  le vittime del generale Bava Beccaris  che, nel 1898, ha fatto fuoco sul popolo  di Milano, e le sanguinose repressioni in  Sicilia. Luci e ombre, insomma, tra questi ritratti di famiglia che si sbaglia a  dimenticare, perché il loro DNA non è  scomparso dalla politica italiana. E l’autore, che pure non nasconde, a tratti,  una certa partecipazione affettuosa alle  vicende di alcuni fra i suoi personaggi,  conclude con un insolito appello al ristabilimento del principio di Autorità.  Inusuale e per questo molto opportuno. 
Gli angeli neri - Mursia, pag. 141,  14,00

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